FalceMartello n° 129 * 3-2-1999

Elezioni Rsu del pubblico impiego

Perché vince la Cgil?

Secondo i dati forniti il 7/12 dall’Aran (l’agenzia del governo) la Cgil con il 34,02% dei voti validi sarebbe diventata il primo sindacato nell’impiego pubblico, superando la Cisl, che avrebbe solo il 27,3%. La Uil prende il 17,6%, mentre sindacati extraconfederali e autonomi si attestano tutti al di sotto del 5% dei voti complessivi.

Il test ha una sua validità perchè ha visto coinvolti oltre un milione e mezzo di lavoratori, di cui circa due terzi si sono presentati alle urne.

di Alessandro Giardiello

I dati non sono di facile lettura e si prestano a varie considerazioni, purtuttavia anche nel pubblico impiego, dove la degenerazione sindacale si è spinta ben al di là del settore privato e dove in molti casi i vertici sindacali più che concertare, dirigono sfruttando le posizioni di potere acquisite in questi anni con il benestare dei governi, i confederali mantengono il consenso della grande maggioranza dei lavoratori.

I "sindacati di base" extraconfederali che pur generosamente hanno tentato di contrastare la cappa burocratica imposta dal governo e da Cgil-Cisl-Uil contro ogni tipo di mobilitazione, hanno ottenuto nelle elezioni, risultati a macchia di leopardo e globalmente inferiori alle aspettative anche se in certe realtà molto significativi.

Si pensi alle Rdb che nei ministeri vanno oltre il 10%, il Patto federativo di base (SdB, Unicobas, Sincobas, Usi, altri) che al Comune di Milano raccoglie quasi il 20% dei voti (2.122 su 12.780) o dello Slai Cobas che in Regione Lombardia raccoglie 565 voti, restando dietro la Cgil, ma superando Cisl e Uil.

I sindacati autonomi di destra e corporativi escono sconfitti, l’Ugl (ex Cisnal) raccoglie il 2%, la Cisal e il Confsal si attestano sugli stessi livelli.

Solo merito dei "governi amici"?

Ma perchè, come ammette lo stesso Leonardi, leader delle RdB, in un intervista a Liberazione del 28 novembre, Cgil e Cisl (più che la Uil) tengono nel pubblico impiego?

Secondo Leonardi: "La tenuta di Cgil e Cisl e la flessione della Uil sono da imputare alle relazioni privilegiate con i governi amici per le prime e alla mancanza di sponde politiche per la Uil".

Se ne deduce di conseguenza che quello che conta per i lavoratori del pubblico impiego, non è la politica che attua il sindacato in difesa degli interessi generali dei lavoratori, ma i canali che questo può offrire per ottenere favori dalla controparte governativa.

Questa chiave di ragionamento spiegherebbe perchè la Cgil irrompe nella roccaforte della Cisl, quando il Pds arriva al governo dopo 50 anni di governi democristiani. L’alto livello di partecipazione al voto, sarebbe dettato dalla logica dello scambio, o magari dalla paura di subire rappresaglie se non si va a votare e non risultano eletti i delegati prescelti dalle burocrazie sindacali.

Sono tutte spiegazioni che indubbiamente hanno un elemento di verità, ma che rischiano di essere consolatorie per giustificare un sostanziale insuccesso avuto nelle elezioni.

Analizzando i dati della Lombardia (gli unici dettagliati a disposizione di chi scrive), si vedono alcune cose molto interessanti: il primo è che non c’è alcuna corrispondenza tra l’esagerata partecipazione al voto e i risultati ottenuti dai sindacati confederali.

Con l’eccezione della Valcamonica (che però rappresenta lo 0,6% dei votanti a livello regionale) non c’è alcun collegamento tra l’alto numero di votanti e un’incetta di voti per Cgil e Cisl che potrebbe far pensare al voto di scambio o a forti pressioni attuate sui lavoratori.

Se dunque l’alto numero di partecipanti al voto ha una spiegazione questa va cercata nella voglia diffusa di democrazia e nel desiderio di pesare di più che c’è tra i lavoratori.

Inoltre i "sindacati di base" crescono di più in generale dove cresce la Cgil e dove si indeboliscono maggiormente Cisl, Uil e sindacati autonomi.

Il che significa che il rafforzamento della Cgil e dei sindacati di base sono figli dello stesso processo e cioè dell’avvenuta radicalizzazione di settori del pubblico impiego, particolarmente tra i lavoratori degli enti locali. Se la Cgil, come spiega Leonardi cresce solo grazie al rapporto privilegiato che stabilisce col governo, allora dovremmo trarre la stessa conclusione anche per quanto riguarda RdB, SdB e Slai Cobas.

L’effetto delle lotte

Questo è particolarmente evidente nel risultato complessivo al comune di Milano e nel voto alla Regione, che guarda caso sono state le realtà dove più lotte si sono sviluppate nell’ultimo periodo contro le giunte di destra di Albertini e Formigoni e dove nonostante il ruolo assolutamente reazionario giocato da Panzeri (segretario camera del lavoro di Milano) la Cgil si rafforza assieme ai sindacati extraconfederali.

Anche in una situazione politica molto favorevole alla formazione di sindacati autonomi ed extraconfederali come quella che si è vista negli ultimi 5 anni, che ha visto l’esistenza di governi di centrosinistra o di governi tecnici sostenuti dai Ds e dove la Cgil è stata implicata fino al collo nella concertazione; comunque il sindacato di Cofferati viene visto dai lavoratori come un sindacato diverso e "più a sinistra", per la sua tradizione storica che gioca un peso importante spesso sottovalutato dai compagni dei sindacati extraconfederali.

In generale Cgil, Cisl, Uil confermano con il voto la loro forza, che a differenza di quanto si è sostenuto per anni dai settari di ogni risma non è attribuibile solo dai terzi garantiti nelle Rsu (il 33% che va di diritto a Cgil-Cisl-Uil), dalle leggi che limitano l’agibilità sindacale, dalle necessità fiscali e burocratiche che i lavoratori sono costretti a svolgere presso di loro (vedi ultima legge sui Caf), perchè se fosse solo così nel segreto dell’urna avrebbero fatto pagare questi soprusi a Cgil-Cisl-Uil.

Le cose sono un pò più complesse e contradditorie. È solo un problema di coscienza dei lavoratori? Spesso dietro le righe questa questione emerge con chiarezza e con essa la frustrazione che i sindacati extraconfederali hanno accumulato verso i lavoratori. Non si spiegano come i lavoratori possano continuare a sostenere con il voto dei sindacati che facciano così "schifo".

Le possibilità sono due: o sono così arretrati da non capire nulla, oppure a piccoli passi avanzano politicamente (e questi dati secondo noi lo dimostrano) ma cercano un’alternativa a sinistra all’interno della Cgil, utilizzando al massimo i sindacati di base come strumento di pressione ma non considerandoli (se non in pochi casi dove hanno un effettivo radicamento di massa) come un’alternativa seria e percorribile a Cgil-Cisl-Uil.

Aprire la lotta antiburocratica

Sicuramente tra i lavoratori c’è molto disincanto e non è un caso che si siano viste negli ultimi 5 anni centinania di migliaia di disdette da Cgil-Cisl Uil (il che dimostra che il rapporto privilegiato con il governo amico non può contrastare l’atteggiamento negativo che i lavoratori sviluppano verso il sindacato confederale, caso mai lo rafforza) ma questi lavoratori non sono andati, se non in minima parte ai Cobas, che pure in un momento in cui la politica della Cgil, non è mai stata cosi filopadronale, non hanno visto una crescita dei loro effettivi, ma sono arretrati in numero di sostenitori, di capacità di mobilitazione e sono entrati in crisi con un aumento della loro rissosità interna, che li ha portati a dividersi sempre più, con scissioni su scissioni, che non è certo un buon segnale per chi si propone di costruire un nuovo sindacato confederale di classe.

L’insuccesso degli extraconfederali pone una volta di più la necessità di ridiscutere nel movimento operaio la strategia per l’abbattimento delle burocrazie sindacali, che può avere una possibilità di riuscita solo se si basa sul coordinamento delle Rsu elette dai lavoratori e sulla formazione di una sinistra sindacale non burocratica che combatta dall’interno i vertici di Cgil-Cisl-Uil e non con tentativi velleitari di formare nuovi "sindacati di classe", che in tanti anni di esperienza dimostrano di non essere una linea percorribile.


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