Francia 

Come si organizza il movimento

 

Pubblichiamo un articolo di Antonio Sciotto, inviato a Parigi per il Manifesto, pubblicato su questo quotidiano lo scorso sabato 18 marzo col titolo "Movimento alla francese". Non ha bisogno di ulteriori commenti. Il movimento contro la precarietà sta crescendo sempre più forte non solo per la portata dell'attacco del governo di destra, ma anche e soprattutto per i metodi organizzativi, democratici e condivisi, adottati dagli studenti in lotta.

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A un'assemblea nell'ateneo occupato di Paris VI Così si prepara la manifestazione e si votano i delegati. Con tutte le regole della rappresentanza

Ore 10 Assemblée générale, tutti nell'Amphiteatre de Biologie. Facoltà Pierre et Marie Curie, università Paris VI, dietro place Jussieu: studenti di chimica, matematica, statistica, biologia, l'aula magna è stracolma. Ci sono anche gli iscritti a Paris VII. Le assemblee generali si tengono ogni giorno, al massimo ogni due giorni, per stabilire le modalità della lotta ed eleggere i rappresentanti ai livelli superiori. La democrazia degli universitari francesi è organizzatissima: assemblee di base nelle singole facoltà, comitati eletti a trattare con i presidi. Si eleggono anche i delegati per il Coordinamento nazionale: è l'organo «supremo», quello che la settimana scorsa a Poitiers ha fissato il calendario delle ultime agitazioni; la prossima riunione si terrà a Dijon, città dove si incontreranno gli inviati da tutto il paese. Il pomeriggio precedente i ragazzi erano in piazza: la manifestazione è andata bene e l'entusiasmo è alle stelle. Ci si prepara al grande corteo organizzato dai sindacati, previsto per questo pomeriggio. Sulle grandi lavagne mobili dove i professori scrivono le formule c'è l'agenda della giornata. La prima parte si chiama «Introductions»: si fa un bilancio della giornata precedente, con un occhio al modo in cui la stampa ha raccontato gli avvenimenti; si descrive in breve la legge che ha introdotto il Cpe, il «contrat première embauche» contestato dagli studenti; si espongono le possibili prospettive. Si passa alla fase 2, il «Débat général», il dibattito in cui ogni studente può prendere la parola. Dalla tribuna si alzano parecchie mani: ogni nome finisce su una lista scritta alla lavagna. Dopo la discussione, viene la parte 3, quella finale: «Votes et Elections» (le varie proposte al voto, insieme ai candidati per la delegazione nazionale).

La fase degli interventi è molto agile, nonostante occupi la gran parte dell'assemblea: nessuno studente viene richiamato dalla presidenza per accorciare il proprio discorso, tutti si tengono in due-tre minuti. Non si parla solo del contratto di prima assunzione e del problema della precarietà - c'è un accordo generale sul fatto che il provvedimento proposto da Villepin e approvato dal parlamento debba essere ritirato. Molti discutono sull'opportunità o meno di mantenere il blocco della facoltà: una parte degli studenti, infatti, chiede che le lezioni non vengano più interrotte, che si riprenda la normale attività didattica. Daniel ce l'ha con il governo: «Non ci ha consultato, i giovani non vengono ascoltati». Piovono gli applausi. Gli studenti hanno ideato diversi nomi «alternativi» per il Cpe: si va dal classico «contrat poubelle embauche» (assunzione spazzatura), al più radicale «contrat precarité exclusion»; originale il «contrat première embuche» (contratto prima trappola), fino all'estremo «contrat pour l'esclavage» (per la schiavitù).

Jule non è d'accordo con la ripresa delle lezioni: bisogna continuare non solo a scioperare, ma anche a bloccare la facoltà, in modo da non lasciare in svantaggio chi si sta battendo contro il Cpe. Keran, studente di meccanica, non prende posizione sul Cpe: secondo lui bisogna riprendere i corsi e basta. Clare, 18 anni, primo anno di biologia, è decisa: dobbiamo continuare i blocchi, la lotta è troppo importante, ne va del nostro futuro. Critica il governo che manda centinaia di agenti a un corteo di studenti, ma anche i «violenti che hanno innescato la guerriglia urbana: noi siamo un movimento pacifico, ci rappresenta la grande manifestazione del pomeriggio, non le sassaiole e le auto ribaltate della sera».

Alla fine si passa alle votazioni: sulla lavagna si scrive «adopté» o «refusé» a seconda che un singolo punto venga promosso o bocciato, un'alzata di mano dopo l'altra. Viene approvato non solo lo sciopero, ovvero l'astensione dai corsi, ma anche il blocco e l'occupazione della facoltà nei giorni a venire, da lunedì in poi. La maggioranza dice sì a un referendum da svolgere su Internet: alcuni, contestando la rappresentatività dell'assemblea, vorrebbero far votare tutti gli iscritti a Paris VI e VII, e non solo i presenti. Non si capisce bene, però, come questo referendum possa essere tecnicamente realizzato su Internet. Infine, vengono eletti, sempre per alzata di mano, i 7 rappresentanti al Coordinamento nazionale. A Dijon andranno Aurelie, Serge, Antonine, Antoine, Charle, Fatima e Alexis.

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