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| Regionali nel Lazio: Nessun accordo con il Pd, nessun accordo con la Bonino |
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| Prc | |||
| Scritto da Ion Udroiu (CPR del PRC del Lazio) | |||
| Martedì 19 Gennaio 2010 04:49 | |||
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Gli accordi per le prossime elezioni regionali stanno determinando seri sviluppi per Rifondazione Comunista – e per l’intera sinistra – nel Lazio. Nel 2009, il PRC aveva rotto con la giunta Marrazzo, dopo l’ennesimo piano di tagli alla sanità pubblica, progetti devastanti per l'ambiente e favori ai padroni di discariche, cliniche private e palazzinari. La giunta Marrazzo aveva fatto carta straccia del programma di governo elaborato insieme a Rifondazione. L’avvio di trattative col centro-sinistra in vista delle regionali, quindi, era di per sé ingiustificabile e oggettivamente rappresenta un’ulteriore svolta a destra del Partito. La favola del confronto “sui contenuti” e sul programma stride coll’esperienza recentissima nel Lazio, dove il centro-sinistra su molte questioni ha fatto l’esatto contrario di quello che aveva scritto nel programma pattuito con Rifondazione. A tutto ciò si è poi aggiunta l’investitura di Emma Bonino quale candidata del Pd, da sempre distintasi come promotrice attiva delle peggiori iniziative anti-operaie e anti-sindacali. Tralasciando il suo appoggio a qualunque aggressione imperialista possibile e immaginabile, ad oggi, continua ad essere a favore della demolizione del contratto nazionale e dell’innalzamento dell’età pensionabile. Per giustificare lo scandaloso appoggio del nostro Partito a tale personaggio, il gruppo dirigente del Lazio da un lato cerca maldestramente di indorare la pillola (“è contro il nucleare e contro l’aeroporto di Viterbo”), dall’altra minaccia che la perdita dell’unico consigliere regionale significherebbe la crisi economica del Partito nel Lazio e la sua scomparsa. Alla fine, questa è proprio la politica dello “stare nelle istituzioni a qualsiasi costo”: più che allearsi con la Bonino (come nel Lazio) o con l’Udc (come nelle Marche) non sappiamo cosa possa esserci. L’altro genere di giustificazioni che abbiamo potuto ascoltare è una implicita ammissione da una parte di impotenza e dell’altra di una pesante battuta d’arresto della strategia dell’attuale gruppo dirigente. Si dice infatti: ‘…l’Italia dei Valori e Sinistra e Libertà ha già dato il suo appoggio alla Bonino, anche i compagni del PDCI propendono per questa ipotesi, e noi? Cosa possiamo fare? Come possiamo tirarci indietro?’. Queste scusanti portano alle seguenti conclusioni. 1) Il flirt con Di Pietro scricchiola alla prima prova seria. In un Comitato Politico Regionale di qualche mese fa era stato votato, con la sola opposizione della nostra area, un documento comune di 7 punti che doveva costituire la base di qualsiasi approccio con il centrosinistra. C’è qualche traccia di questo documento nelle dichiarazioni di avvicinamento di Di Pietro alla Bonino? 2) Il futuro di cui parlava Liberazione da costruire insieme a Sinistra Libertà è un futuro molto breve se i potentati locali di questo partito buttano a mare in un secondo tutte le strombazzanti richieste di primarie e di confronto sui contenuti appena sentono l’irresistibile richiamo del nuovo tentativo di scalata ai piani alti della Regione, in una corsa in cui i dirigenti di Sinistra e Libertà sono già piazzati molto bene. 3) La Federazione della Sinistra si può trasformare in una gabbia in cui le spinte moderate degli altri soggetti moderati alimentano quelle del nostro gruppo dirigente e irretiscono le spinte che provengono dal nostro corpo militante per una linea politica meno imbrigliata nelle logiche istituzionaliste. Questa ulteriore svolta a destra rischia di minare seriamente l’esistenza stessa del Partito. Questi dirigenti, evidentemente, non si rendono conto che questa scelta porterà all’inattività - e in alcuni casi anche all’uscita dal Partito – non solo di semplici iscritti, ma anche di dirigenti locali in diverse realtà. A Roma e nel Lazio la sola ipotesi di un accordo, di qualunque tipo esso sia, con la Bonino suscita moti spontanei di protesta che si stanno traducendo in ordini del giorno votati in diversi attivi di Municipio che chiedono al Partito di evitare questa sciagura. Il nostro impegno sarà perché questa indignazione si trasformi in una campagna che chiami a raccolta le energie migliori del nostro partito, per la costruzione di una lista di sinistra contrapposta alla Polverini e alternativa al centrosinistra, aperta movimenti che nel Lazio si battono contro le grandi opere, contro gli inceneritori e in difesa dell’ambiente, in difesa dell’acqua pubblica, della sanità pubblica e di tutti i posti di lavoro.
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