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| PRC - Il nuovo corso emiliano-romagnolo |
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| Prc | |||
| Scritto da Andrea Davolo | |||
| Lunedì 17 Novembre 2008 06:27 | |||
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Il 25-26 ottobre si è svolto a Riccione il congresso regionale di Rifondazione comunista. La relazione introduttiva di Nando Mainardi, segretario uscente, costituisce in gran parte l’ordine del giorno finale presentato ed era articolata su 3 punti che poi costituiscono le 3 diverse parti del documento: 1. Una critica della linea di Venezia delle alleanze organiche con il centro-sinistra ed un’analisi della fase politica attuale; 2. Una analisi seconda la quale l’Emilia Romagna si troverebbe di fronte ad un bivio tra la deriva centrista voluta dal Pd e la ricostruzione di una prospettiva progressista. Da questa analisi ne discende una strategia per la quale il Prc deve avere un ruolo per determinare una risoluzione positiva di questo bivio, dotandosi di una piattaforma programmatica da verificare con la concreta azione legislativa della giunta regionale. L’esito di tale bilancio, si dice, è aperto e non è predefinito; 3. Un orientamento del partito verso il terreno della mobilitazione sociale. Si propone di fare del livello regionale un ambito di costruzione e di coordinamento delle campagne politiche territoriali, investendo il regionale, appunto, di un ruolo di connessione, di aiuto e di supporto politico e organizzativo. La discussione che si è sviluppata in plenaria ha visto, da un lato, i vendoliani che rivendicavano quanto fosse necessario tenere la barra dritta verso l’ipotesi di ricostruzione di un nuovo centro-sinistra, come unica prospettiva in grado di rilanciare Rifondazione e la sinistra. Dall’altro lato, gli interventi dei compagni della mozione 1 e della mozione 3 che interpretavano la relazione di Mainardi come la vecchia linea feticista dei “paletti” e del “programma sulla base del quale si costruiscono le alleanze”, non cogliendo o glissando sulla verifica e sulla dialettica che, seppure timidamente, la relazione introduttiva e poi il documento proponevano di aprire con il Pd e con Errani. Abbiamo apprezzato la prima parte della relazione di Mainardi e del documento finale che, per certi aspetti, esprimeva una sconfessione della linea di Venezia anche più netta, definita e precisa di quella di Chianciano. Abbiamo poi colto positivamente la proposta, enunciata nella terza parte del documento, di calare il Partito nel conflitto sociale, mettendo al centro la questione del radicamento nei luoghi di lavoro e la costruzione di vertenzialità. Abbiamo, tuttavia, espresso la nostra forte divergenza con l’analisi sviluppata nella seconda parte del documento riguardo al modello emiliano-romagnolo e la giunta Errani. Abbiamo spiegato che, se l’Emilia Romagna ha certamente ereditato un patrimonio enorme in termini di garanzie sociali e di tutele, prodotto delle lotte degli anni ’70 e della forza e delle politiche dell’allora Partito Comunista Italiano, non possiamo tuttavia chiudere gli occhi di fronte ad una realtà che ha visto erodere costantemente le basi su cui si poggiava il welfare regionale. Non è forse, infatti, l’Emilia Romagna una delle regioni laboratorio delle politiche di sussidiarietà e privatizzazione? Non è forse l’Emilia Romagna che ha inaugurato le politiche di finanziamento delle scuole private talvolta anticipando e ispirando le politiche dei vari governi nazionali? Non è forse in Emilia Romagna che sono avvenuti enormi processi di esternalizzazione dei servizi sanitari e sociali verso il sistema delle cooperative sociali? Infine, abbiamo denunciato che le piccole e medie aziende emiliano-romagnole hanno trasferito e continuano a trasferire interi rami della produzione all’estero ricevendo però, al contempo, lauti finanziamenti dalla Regione. Da queste considerazioni abbiamo quindi fatto derivare la nostra valutazione differente circa la Giunta Errani; una giunta la cui politica, dati alla mano, è stata al servizio del profitto, di Confindustria e della Legacoop. Con la chiarezza che ci contraddistingue abbiamo quindi scritto e presentato un emendamento alla seconda parte del documento finale chiedendo la rottura immediata con il Pd anche a livello regionale e, quindi, l’uscita dalla giunta Errani. Al tempo stesso, abbiamo spiegato che siamo intenzionati ad intervenire nella discussione, apertasi con il congresso di Riccione, riguardo al bilancio dell’esperienza istituzionale in regione. Ma lo facciamo con l’obiettivo di giungere a determinare la rottura con la giunta regionale. Senza infingimenti e tatticismi abbiamo ritenuto di cominciare tale discussione già nel corso del congresso con la presentazione del nostro emendamento. La votazione sugli ordini del giorno finali ha visto il documento di maggioranza raccogliere 105 voti, mentre il documento di Rifondazione per la sinistra ha raccolto 33 voti. Il nostro emendamento al documento di maggioranza ha ottenuto il consenso di 17 delegati, raccogliendo quindi non solo il voto dei 12 delegati di FalceMartello presenti, ma anche il voto di 3 compagni provenienti dalla mozione 3 e quello di 2 compagni provenienti dalla mozione 1. In particolare, è importante segnalare che dei quattro compagni delegati dalla mozione 3 nella federazione di Parma, 3 compagni, fra cui il segretario provinciale Aiello, hanno deciso di votare per il nostro emendamento (il quarto si è astenuto) rimarcando così il loro dissenso verso il moderatismo dei dirigenti della loro mozione che si sono distinti per essere tra i più convinti sostenitori sia dell’alleanza con Errani che della ripresa del dialogo con il Pd a Bologna.
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