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Parma: Comizi operai - I lavoratori prendono la parola PDF Stampa E-mail
Prc
Scritto da Andrea Davolo (responsabile lavoro Prc Parma)   
Venerdì 17 Aprile 2009 06:04

Venerdì 13 marzo si sono tenuti a Parma i Comizi Operai, un assemblea sulla crisi e la contro-riforma del contratto nazionale a cui hanno partecipato 40 lavoratori e delegati di diverse aziende del parmense.

Con questa iniziativa il Dipartimento lavoro del Prc di Parma si è posto l’obiettivo di costruire un momento di discussione e di confronto orizzontale tra i lavoratori. Ai Comizi Operai i relatori sono stati infatti i lavoratori stessi che hanno parlato degli effetti della crisi nelle loro aziende e di come organizzare la risposta operaia.

Laura Bergamini, delegata Rdb del Comune di Parma, è intervenuta illustrando le ricadute specifiche che la crisi ha sul settore pubblico dove la campagna sui “fannulloni” nasconde in realtà il tentativo di mettere mano agli organici e al carattere pubblico dei servizi. A Parma, come effetto della crisi economica, vi è stata una diminuzione delle richieste di iscrizione agli asili nido. Molti dei servizi degli asili nido che in questi anni sono stati dati in appalto o esternalizzati alle cooperative sociali saranno, di conseguenza, rimossi con il dramma che molti contratti nelle cooperative non verranno rinnovati.

Francesca Brusca, delegata Rdb della Cooperativa sociale Proges, ha invece sottolineato il fatto che mai come in questo periodo l’azienda utilizza la spada di Damocle della ricattabilità  con lavoratori come quelli delle coop che non godono neppure dell’art. 18. Ugo Bertinelli, delegato Fiom-Cgil della Sma Serbatoi, ha invece riportato la preoccupazione degli operai che si interrogano sul futuro della loro fabbrica, dove si passa da un periodo di cassa integrazione a quello successivo senza mai riuscire a vedere una possibile ripresa. Claudio Cavalcanti, delegato Fiom-Cgil della Casappa, ha descritto la situazione pesante che si vive nella sua azienda. La Casappa oggi conta 360 lavoratori, mentre in autunno ne aveva 470. Quelli che oggi non ci sono più sono i 110 precari. è poi partita la cassa integrazione e nessuna trattativa è stata concessa ai sindacati, in una fabbrica che ha avuto uno sviluppo molto forte negli ultimi 3 anni, di fatti raddoppiando il suo fatturato da 46 milioni a 98 milioni di euro. Obiettivo raggiunto solo grazie ad un uso smodato degli straordinari, mai concordato con le Rsu. Il sindacato aveva pensato di convocare uno sciopero di fronte all’arrogante chiusura del padrone, ma il padrone come contromossa è stato lui a convocare una riunione con i dipendenti per spiegare la situazione aziendale. Il messaggio era chiaro “sindacato o no, io sono il padrone. Tu vieni da me che riusciamo a trovare un compromesso”.

Giovanni Bastoni, attivista del Prc e membro del direttivo provinciale del Slc-Cgil, ha espresso il bisogno di una politica sindacale che favorisca l’unità dal basso e che sconfigga certi settarismi che portano a vedere l’avversario nella Cgil o nel sindacalismo di base a seconda che ci si collochi nell’uno o nell’altra organizzazione. Ermanno Salati, delegato Slc-Cgil di Telecom Italia, ha brevemente ricostruito la storia della Telecom, un azienda sana che è stata praticamente regalata a Colaninno dal governo D’Alema provocando nel tempo un indebitamento progressivo che è alla base della crisi attuale. Le ricadute di questa crisi sul territorio sono pesanti. Ai dipendenti dell’info12 di Parma è stata prospettata la cassa integrazione a partire dal 16 marzo, ma il provvedimento che colpisce di più è quello che riguarda i customer service 22 sedi su 70 scompariranno e verranno accorpate ad altre. Tra queste anche quella di Parma che verrà trasferita a Piacenza. In questo contesto, ha detto Ermanno, la rivendicazione deve avere un carattere offensivo: la ristatalizzazione della rete Telecom.

Massimo Salsi, delegato Rdb dell’Azienda Ospedaliera di Parma, ha concentrato il suo intervento sul tema della riforma del modello contrattuale nazionale, una riforma che secondo Massimo è iniziata 15 anni fa con l’inaugurazione della stagione concertativa. Negli ultimi 15 anni, infatti, l’introduzione del concetto di competitività, permesso dalla logica della concertazione, ha messo i lavoratori gli uni contro gli altri. La sfida di fronte alla quale oggi ci troviamo è quindi quella di ricomporre il sindacalismo di classe per costruire un nuovo sindacato che si muova nella logica degli interessi dei lavoratori. Alberto Signifredi, delegato Flai-Cgil della Barilla, ha concentrato il proprio intervento sul recente contratto firmato dagli alimentaristi di cui si parla nell’intervista sottostante.

Davide Ledda, operaio della Cft, ha descritto la situazione della sua fabbrica dove, stranamente, non si profila, almeno per il momento, un periodo di crisi, ma dove sono all’ordine del giorno atti repressivi da parte della proprietà e della direzione. Infine, Alessandro Giardiello, responsabile nazionale del Prc sui luoghi di lavoro, ha sviluppato un discorso articolato indicando come, anche attraverso l’esempio della lotta di Pomigliano, si possano costruire percorsi di unità fra i lavoratori e sul ruolo di collante e di unificazione politico-programmatico che il Prc può candidarsi a ricoprire.

L’assemblea si è conclusa con la decisione assunta all’unanimità di reincontrarsi a breve per stendere un piano di lavoro politico sul territorio e nei luoghi di lavoro per la costruzione di un Comitato contro la Crisi, un comitato unitario che riunisca delegati e lavoratori oltre le appartenenze sindacali costruendo solidarietà concreta nella lotta e nelle mobilitazioni. Da parte nostra, ci sarà l’impegno perché i militanti del Prc, dopo essere stati il catalizzatore di questo processo, ne siano anche la spina dorsale.

8 aprile 2009.

 
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