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| Modena: Il PRC contro la criminalizzazione degli immigrati |
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| Prc | |||
| Scritto da Circolo Prc di Modena | |||
| Venerdì 27 Febbraio 2009 04:18 | |||
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Le dichiarazioni sulla sicurezza del sindaco Pighi fanno il verso alla destra
Ancora una volta il Partito Democratico insegue la destra sul terreno della sicurezza. Nella sua relazione sul 2008, infatti, il sindaco Pighi fa “il duro”, quello che rompe i tabù della sinistra, ed afferma che l’immigrazione porta insicurezza e cioè maggiore criminalità. Poco contano per il sindaco i numeri reali, tanto che in un pieno corto circuito logico ricorda anch’egli che i reati a Modena sono in calo del 16%. Ma Pighi non dimostra quello che dice perché vuole partecipare a tutti i costi alla vergognosa campagna reazionaria che davanti all’aggravarsi della crisi economica vuole fare dei lavoratori stranieri un capro espiatorio del malessere sociale crescente. Nel fare questo, il sindaco di Modena supera a destra persino Frattini, ministro degli Esteri targato PdL, il quale ha osservato che soltanto l’1% dei romeni residenti in Italia ha commesso reati (la Repubblica, 24 febbraio 2009). La richiesta continua, assillante, ossessiva di sicurezza è in realtà frutto di una martellante campagna di stampa e televisiva. Così l’insicurezza è diventata tema da prima serata ed un titolo da posizionare in testa ai notiziari. I numeri sono importanti. L’ISTAT afferma, ad esempio, che gli stranieri sono autori al massimo del 10% degli stupri, eppure le TV mostrano casi che all’80-90% riguardano gli immigrati. Cosa vogliono indurci a pensare i mezzi di comunicazione? Che la colpa dei nostri problemi sia lo straniero con cui lavoriamo e magari non il padrone che licenzia o la banca che pignora l’appartamento di chi non riesce più a pagare il mutuo? Secondo dati forniti dalla prefettura di Modena, nei primi nove mesi del 2008 l’insieme dei reati (furti, scippi, rapine ecc.) legati alla microcriminalità è in calo. Dati simili si registrano anche in grandi città come Roma e Milano. A Modena aumentano, però, reati di tipo economico: padroni che assumono in nero, danneggiamenti e persino incendi espressione della criminalità organizzata. Perché allora non mandiamo più ispettori del lavoro a controllare i cantieri? Perché non eliminiamo dai bandi pubblici la possibilità dei sub-appalti, da tutti considerati come una porta di ingresso nell’economia “legale” per la criminalità organizzata? In Italia si muore sul lavoro quasi il doppio che per atti violenti e criminali ma i tecnici della prevenzione ASL sono circa 2000 mentre le aziende da controllare sono circa 5 milioni. In media farebbe un controllo ogni 33 anni! In questo contesto, tutti i partiti, ad eccezione del PRC, sostengono i tagli allo stato sociale ed alla scuola e parlano di aumentare il numero di poliziotti e carabinieri quando l’Italia è già il paese dell’Europa occidentale col rapporto più alto tra popolazione e membri dell’apparato repressivo della Stato (1 su 180 abitanti). Dietro la campagna sulla sicurezza e sul rispetto della legalità (da cui spesso i potenti sono esentati) c’è la volontà di militarizzare le nostre città e preparare il clima necessario per reprimere le lotte sociali che con tutta probabilità segneranno i prossimi anni a causa della spaventosa crisi economica del capitalismo. Cosa diranno gli esponenti del PD se degli operai occuperanno una fabbrica sotto minaccia di chiusura? Che in nome del rispetto della legalità bisogna mandare la polizia a sloggiare gli operai, italiani e immigrati, che difendono il posto di lavoro? 26 febbraio 2009
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