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Firenze: il partito svolta a sinistra, la seconda mozione a destra PDF Stampa E-mail
Prc
Scritto da Dario Salvetti   
Martedì 14 Ottobre 2008 04:52

Lunedì 29 settembre è stata eletta la nuova segreteria della Federazione di Firenze sulla base di un documento politico che ricalca quello di Chianciano e inizia a definire le caratteristiche della svolta a sinistra a livello locale.


Ribadisce infatti che “il rilancio del Partito della Rifondazione Comunista dovrà essere caratterizzato anzitutto da una vera e propria discontinuità, che renda visibile la svolta a sinistra e da una linea politica conseguente”, considerando “completamente sbagliata la riproposizione di un’alleanza di centrosinistra (...). Questa è una delle ragioni strategiche che oggi ci divide da quei compagni, anche iscritti al nostro partito, che propongono una confusa costituente di sinistra senza specificare né con chi e per far cosa, se non ricercare affannosamente un rapporto privilegiato ed esclusivo con il partito democratico.” Dopo aver delineato i compiti generali riguardo ad antifascismo, lotta alla guerra, radicamento operaio e l'intensificazione della “nostra collaborazione con i movimenti rivoluzionari e le esperienze latino-americane in atto” , il testo prosegue:“Il rilancio del partito è impossibile senza la cura del partito stesso. (...)  Senza i Circoli, è stato dimostrato in questi anni, non si va da nessuna parte! La valorizzazione dei Circoli stoppa anche quel fenomeno di leaderismo che troppo male ha fatto al nostro partito in questo ultimi tempi, valorizzando il valore dell’impegno politico volontario”. Per questo sarà prevista “una conferenza programmatica che sancisca la svolta a sinistra”.

È probabilmente sul terreno elettorale che il documento esprime la maggiore chiarezza. Dopo aver ribadito l'auspicio che Rifondazione vada alle europee “con il proprio simbolo”, viene stabilita da subito la collocazione del partito alle prossime elezioni comunali e provinciali di Firenze: col proprio simbolo e in opposizione al Pd senza l’apertura di alcuna trattativa. “Nel caso della città di Firenze non ci sono dubbi – viene spiegato- la giunta comunale spesso anticipa le politiche securitarie e antipopolari del governo Berlusconi meritandosi il ruolo di apripista in settori come la repressione e la riduzione di spazi democratici.” Nonostante il documento di federazione non fosse tenuto formalmente ad entrare nel merito della presenza del Prc nella giunta regionale, vi dedica le conclusioni.

Oltre a ribadire la necessità della verifica della nostra presenza nel Governo regionale, individua il periodo in cui svolgerla e i temi qualificanti che dovranno caratterizzarla: “Questa verifica deve partire con il Congresso Regionale del 4-5 ottobre pv, da temi sociali particolarmente sentiti come la casa e la gestione dei servizi pubblici locali (vertenza per nuovi finanziamenti alla edilizia pubblica residenziale e netta inversione rispetto alle politiche di privatizzazione, a partire dall’acqua). (...) alla luce della tornata elettorale di primavera, il partito non può permettersi di giungere alle elezioni con una posizione non comunemente condivisa e compresa dentro e fuori il partito stesso.  (...) non possiamo permetterci di subire i tempi politici altrui, rischiando di subire accelerazioni determinate da altri che portino magari a subire una rottura non preparata. Sarebbe una riedizione su basi minori dello scenario finale del Governo Prodi e dello spirito maggioritario del Pd. (...) Ragione per cui la Federazione di Firenze, nel pieno rispetto dell’autonomia del livello regionale, lavorerà affinchè entro la fine dell'autunno il segno della nostra politica nei confronti della giunta regionale sia ampiamente chiarito.”

 

La scissione istituzionale


Su questa base come compagni del quarto documento siamo entrati nella segreteria di Firenze, assumendoci la responsabilità “lavoro e radicamento operaio”. Abbiamo votato in maniera convinta a favore del documento, della segreteria, mentre ci siamo astenuti sul nome del segretario provinciale vista la difficoltà ad individuare un compagno che esprimesse anche con il proprio recente passato la discontinuità a cui pure si richiama il documento politico. La convinzione con cui siamo entrati in segreteria è stata subito rafforzata dall’aggressività della seconda mozione fiorentina. Quest’ultima aveva già promosso nel corso di settembre una festa politica insieme a Sd e ad un settore del Pdci, con l’intento dichiarato di dar vita ad un soggetto politico unitario. Il primo atto di tale soggetto sarebbe la partecipazione alle primarie con cui il Pd fiorentino definirà il proprio candidato sindaco. Ad una settimana dalla nascita della nuova segreteria, una piccola scissione è già in atto. Il consigliere comunale della seconda mozione (Leonardo Pieri) ha abbandonato insieme ad un altro della quinta mozione (Pape Diaw) il gruppo consiliare di Rifondazione per dar vita insieme a Sd e ad un consigliere del Pdci al gruppo “La Sinistra”. Al di là del palese tradimento del vincolo verso il partito, con questa mossa i due consiglieri sono di fatto passati dall’opposizione a far parte della maggioranza che governa la città. Si tratta della maggioranza del sindaco Domenici e dell’assessore-sceriffo Cioni: quello delle ordinanze contro i mendicanti e i lavavetri. I due scissionisti hanno dichiarato di sentirsi ancora all’opposizione. Peccato che non esistano consiglieri di maggioranza o di opposizione: esistono semmai gruppi consiliari di maggioranza o di opposizione e quello della “Sinistra” è senza dubbio di maggioranza. Ecco il primo atto della nascente costituente di sinistra: accodarsi al Pd (e forse ad uno dei Pd più spostati a destra sul piano nazionale).

Il congresso regionale

Se il documento della federazione fiorentina non aveva né i poteri né il compito di definire la politica nei confronti del presidente della regione Martini, la questione si poneva diversamente per il congresso regionale del partito. Come compagni del quarto documento non abbiamo ritenuto accettabile che tale congresso non esprimesse un orientamento nei confronti della permanenza del partito a livello regionale. La parola d’ordine di “verificare” la nostra collocazione istituzionale, a seconda dei contesti, può rapidamente trasformarsi in un modo per decidere di non decidere. Eravamo contrari all’entrata del partito nella Giunta Martini poco più di un anno fa e siamo contrari alla sua permanenza oggi. Anche i muri dei nostri circoli sanno che simile entrata è stata vissuta dal partito con un fortissimo disagio: furono contrari i federali di Viareggio e di Livorno, a favore quelli di Arezzo e Siena, non votarono per mancanza del numero legale quelli di Pisa e Grosseto e quello di Firenze si spaccò con 51 sì e 46 no.

Su quella base sorse il movimento dei cosiddetti autoconvocati fiorentini. A distanza di un anno, le nostre convinzioni sono rafforzate: nessuna reale svolta è avvenuta nella politica di Martini. Anche laddove la nostra azione riesce a ritoccare questo o quel provvedimento, tali ritocchi rimangono poi sulla carta. L’assessore del Prc alla casa, Eugenio Baronti, della seconda mozione, sta rapidamente acquisendo un’autonomia dal partito ed è oggi in forte contrasto con l’Unione degli Inquilini. Alla luce di tutto questo, fa specie che il congresso regionale sia stato così poco dominato dalla discussione su Martini tanto che soli abbiamo proposto e votato il documento per preparare la nostra uscita dalla giunta regionale. A maggior ragione, quindi, non abbiamo votato favorevolmente al nuovo segretario regionale e ci consideriamo a tutti gli effetti l’opposizione di sinistra della nascitura segreteria regionale.

Il tempo della “carta” è comunque terminato: ora inizia quello dei fatti. La svolta a sinistra deve ora vivere nella realtà. Ed è questo il terreno su cui ci mettiamo a completa disposizione: sia per radicare il partito nei luoghi di lavoro sia per preparare la rottura con la giunta regionale Martini. La legge sui servizi pubblici, la questione acqua, la costruzione del primo cpt in Toscana, i tagli alla sanità, la legge sull’edilizia pubblica ecc.: le ragioni di contrasto con il Pd sono destinate a moltiplicarsi. Lavoreremo perché il partito sia promotore e protagonista di campagne e vertenze di massa su ognuno di questi temi.


 
Il documento politico approvato dal Cpf di Firenze
 

1) Con il VII Congresso Nazionale del PRC si è chiusa e superata sia la fase che ha visto il partito componente organica del Governo dell’Unione che la fase che ha avuto come esito la presentazione della lista della Sinistra Arcobaleno alle ultime elezioni politiche con la conseguente sconfitta elettorale che ha visto la per la prima volta dal dopoguerra la sinistra fuori dal Parlamento.

Il rilancio del Partito della Rifondazione Comunista dovrà essere caratterizzato anzitutto da una vera e propria discontinuità, che renda visibile la svolta a sinistra e da una linea politica conseguente per recuperare rapporti sociali e politici che in questi anni si sono sfilacciati, se non addirittura interrotti, con i settori sociali che da sempre sono i referenti politici del partito.

Questo percorso è indispensabile e ineludibile anche alla luce di un’assenza totale di opposizione ad un governo di centrodestra sempre più aggressivo e pericoloso,antidemocratico e classista, per la vita civile e sociale del nostro Paese; la linea politica neocentrista che caratterizza oggi il partito democratico è infatti del tutto inefficace e, visto i rapporti di forza esistenti, è completamente sbagliata la riproposizione di un’alleanza di centrosinistra, tanto che una scelta del genere ricaccerebbe il PRC in una posizione del tutto subalterna sancendo, anche agli occhi dei nostri elettori, l’inutilità del nostro partito. Questa è una delle ragioni strategiche che oggi ci divide da quei compagni, anche iscritti al nostro partito, che propongono una confusa costituente di sinistra senza specificare né con chi e per far cosa, se non ricercare affannosamente un rapporto privilegiato ed esclusivo con il partito democratico.

Siamo invece convinti che una dura opposizione sociale e politica al Governo Berlusconi dovrà caratterizzare il nostro agire politico, una opposizione vera, un’opposizione autonoma rispetto al PD, anzi in un percorso strategico alternativo a quello dei democratici.

 In questo senso assume grande importanza mobilitarsi per l’organizzazione e la partecipazione alla manifestazione nazionale dell’11 ottobre pv e per l’adesione allo sciopero del sindacalismo di base del 17 ottobre prossimo, per ricostruire l’opposizione di sinistra, ripartendo dai conflitti sociali presenti nei territori.

E’ quindi indispensabile un riposizionamento del PRC come  “cuore dell’opposizione” al centrodestra,  opposizione come collocazione nel quadro politico dato, opposizione come luogo decisivo per la ricostruzione e il radicamento sociale,  opposizione con la massima unità possibile, opposizione come battaglia culturale contro i progetti del centrodestra, della Confindustria e contro ogni visione fondamentalista e securitaria della società. Chiara dovrà anche essere la nostra battaglia e collocazione antifascista , di fronte ad un attacco diretto da parte di ex fascisti, oggi al governo del Paese, alla Costituzione e alla Resistenza. E’ un nostro dovere un impegno politico nell’ANPI  che oggi rappresenta l’ultimo baluardo a difesa delle nostre tradizioni antifasciste.

E’ necessario quindi attrezzarci per una lotta di lungo periodo contro la globalizzazione capitalista e contro questo governo. Siamo consapevoli che una prospettiva di alternativa non si costruisce a tavolino, ma nel vivo delle lotte sociali, la si costruisce, quindi, rafforzando la sinistra sociale e politica, con le lotte e nell’opposizione sociale al governo, e non come pura ingegneria politica pensata e  partorita a tavolino. In questa prospettiva, il rilancio del PRC parte dalla ripresa dell’iniziativa sociale e politica: in particolare la promozione di lotte e vertenze territoriali su lavoro, precarietà, deindustrializzazione, licenziamenti (vedi ferrovie), casa, scuola, assetto del territorio ed urbanistica, rifiuti, trasporti e mobilità, antirazzismo e diritti sociali, antifascismo che coinvolgano i circoli e le zone del partito, sarà il collante per la ricostruzione dei legami sociali, qualificando così l’utilità sociale e politica dei comunisti. Una particolare attenzione va posta sulla questione dell’antifascismo e della sua attualità coordinandosi, a partire dall’ANPI, con tutto il tessuto sociale e politiche che su questo tema si sta riattivando.

Centrale dovrà essere la nostra lotta contro la manovra economica del governo delle destre, contro il carovita e le pesanti condizioni di vita  di milioni di lavoratori e pensionati. E’ quindi necessario, di concerto con il livello nazionale, lavorare per un coordinamento della sinistra politica e sociale per organizzare un’opposizione sempre più incisiva che non si può limitare  ad una grande manifestazione nazionale, pure necessaria, ma che anche si radichi sul territorio e nei luoghi di lavoro. In presenza di una crisi economica sempre più  forte dobbiamo ribadire con forza il superamento delle logiche concertative messe in atto anche in queste ore dalle direzioni dei sindacati confederali, orientando la nostra azione politica a sostegno di ogni elemento di conflitto dal basso, nei luoghi di lavoro, con la rinascita del protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori. Anche in questo caso è indispensabile la presenza organizzata del nostro partito nei luoghi di lavoro, un settore questo, abbandonato da tempo, e in cui dobbiamo ricominciare ad investire decisamente. Come forza di trasformazione della società, Rifondazione Comunista deve recuperare una propria autonomia politica e progettuale. Questo vale anche sul terreno sindacale, dove il partito può e deve esprimere una propria posizione autonoma che, nell'ambito di una completa flessibilità tattica sindacale, lo emancipi dal rischio di diventare la cinghia di trasmissione al contrario delle diverse realtà sindacali.

Il tema della questione sociale s’intreccerà fortemente con i valori espressi dai movimenti che in questi anni sono cresciuti nel nostro paese, e dovranno vivere nel nostro agire politico quotidiano: la laicità dello Stato, la difesa della Costituzione antifascista, la difesa della scuola pubblica e laica, oggi sottoposta,a partire dalle scuole primarie, ad un attacco senza precedenti che coinvolge milioni di cittadini (bambini, famiglie, insegnanti), il diritto di scegliere il proprio orientamento sessuale e tutte le libertà civili connesse, il massimo impegno contro la  violenza e l’attacco alla libertà delle donne, contro il razzismo dilagante e il ritorno preoccupante di elementi ideologici patriarcali, familistici e di pratiche fasciste.

Diritti sociali, civili, ambientali sono per noi le facce di uno stesso progetto: l’alternativa di società riprendendo quel percorso iniziato a Genova in stretta connessione al movimento mondiale contro la globalizzazione capitalista.

Una lotta contro le guerre, contro la NATO e contro le basi militari straniere presenti sul nostro territorio, a partire  da quella di Vicenza con un impegno costante per il ritiro dei contingenti italiani nei vari teatri di guerra. Il  pieno sostegno quindi al movimento per la pace, per un suo rilancio non in senso astratto ma piuttosto legato ad obiettivi concreti a partire dalla pace e dal disarmo.

Le prossime elezioni europee dovranno vederci con il nostro simbolo  e con un programma che valorizzi le convergenze tra le forze anticapitaliste e comuniste internazionali , programma basato sull’opposizione al Trattato di Lisbona che favorisce la globalizzazione capitalistica e riduce gli spazi di libertà nei vari paesi europei. Dobbiamo inoltre intensificare la nostra collaborazione con i movimenti rivoluzionari e le esperienze latino-americane in atto, esperienze che si collocano contro le politiche liberiste e imperialiste proprie di questo sistema internazionale.

I mesi che abbiamo davanti fino alle prossime scadenze elettorali sono decisivi per il futuro del nostro partito che deve riconquistare il cuore e la testa di milioni di elettori ed elettrici che non ci hanno rinnovato la fiducia nell’ultima tornata elettorale. Una linea politica, che ha privilegiato il leaderismo e la personalizzazione della politica, sancita al Congresso di Venezia in cui furono messe fuori dall’esecutivo nazionale le minoranze interne, ha condotto il PRC all’avventura Arcobaleno senza un reale coinvolgimento del corpo militante ma piuttosto con una decisione presa da pochi intimi. Ci troviamo quindi in una fase di emergenza alla quale va risposto, anche dal punto di vista organizzativo.

2) Il rilancio del partito è impossibile senza la cura del partito stesso.

Serve un esecutivo agile che metta al primo posto la centralità dei circoli che devono tornare ad essere il motore del partito. Per questo è basilare ed urgente incontrare e riattivare tutti i circoli e le zone del partito a livello provinciale per ricostruire insieme la partecipazione e il protagonismo di tutti gli iscritti e le iscritte nelle scelte del partito: programmi di lavoro, inchiesta e iniziativa sul territorio e nei luoghi di lavoro, scelte e responsabilità condivise allo scopo di radicare sempre più il PRC nella società e battere ogni logica autoreferenziale. In particolare occorre rivitalizzare il ruolo della federazione e delle nostre sedi sul territorio come luoghi partecipati e promotori delle nostre iniziative, ricostruire e dare ruolo effettivo ai Giovani Comunisti, alle zone della Provincia, e i comitati cittadini di Firenze e di Empoli e laddove ne si manifesti l’esigenza,e del capoluogo, anche in vista delle elezioni amministrative del 2009, rilanciare la funzione della formazione e della conoscenza collettiva.

Occorre ricostruire il rapporto tra la federazione e i circoli, le zone della provincia e del capoluogo, con precisi compiti da individuare nella segreteria e nella direzione provinciale, che deve strutturarsi per incarichi e responsabilità e discutere non solo in generale, ma sempre più per definire progetti e iniziative del partito. Un rapporto che, recependone stimoli e proposte rompa quel circolo vizioso che troppe volte ha fatto dire ai compagni della periferia di essere stati . abbandonati dalla federazione.

    Consideriamo essenziale un rapporto stretto con tutta la sinistra, sociale e politica, e dunque dobbiamo prevedere nella Federazione la massima valorizzazione dei rapporti politici  con questi settori poiché siamo consapevoli che l’unità a sinistra su programmi ed obiettivi condivisi deve diventare il  grimaldello per scardinare questo governo. A dispetto delle intenzioni originarie dei suoi promotori, la Sup fiorentina è stata al centro di un tentativo di strumentalizzazione di forze organizzate interne ed esterne al Prc che hanno tentato di farne una delle leve politiche con cui giustificare lo scioglimento di Rifondazione. Come ha chiarito il nostro congresso nazionale, esisteva anche un piano organizzato che vedeva nell'assemblea del 19 aprile a Firenze una delle occasioni con cui lanciare un soggetto politico che superasse Rifondazione Comunista. Ad oggi, con la momentanea sconfitta politica di tale tentativo, lo scenario appare trasformato. La Sup rimane uno degli ambiti, anche se non ovviamente quello esclusivo, in cui Rifondazione può tessere rapporti politici e sviluppare piattaforme d'intervento con un proprio profilo autonomo.

    Senza i Circoli, è stato dimostrato in questi anni, non si va da nessuna parte! La valorizzazione dei Circoli stoppa anche quel fenomeno di leaderismo che troppo male ha fatto al nostro partito in questo ultimi tempi, valorizzando il valore dell’impegno politico volontario ,secondo le indicazioni scaturite dalla Conferenza d’Organizzazione di Carrara. Compito della nuova direzione sarà quello di sviluppare un piano per il recupero di tradizioni militanti nella propaganda, così come nell'autofinanziamento. Tali tradizioni oggi sono una vera e propria necessità di sopravvivenza. Piani di volantinaggi e attacchinaggi congiunti tra circoli, con promozione di campagne e assemblee, possono accompagnarsi ad un miglioramento dell'utilizzo del sito di federazione, valutando l'utilizzo di media alternativi, come brevi trasmissioni radio in streaming o web tv.

Riteniamo infine che le scelte di questa fase debbano essere sottoposte a verifica e non restare immutabili nel periodo che intercorre tra un Congresso e l’altro: per questo occorre oggi individuare un percorso che ci porti alle elezioni e successivamente ad una verifica di tutti gli organismi dirigenti nel settembre 2009.

Oltre quindi ad una Conferenza di Programma che sancisca la svolta a sinistra del partito, dopo il passaggio elettorale è necessario prevedere una Conferenza Provinciale di Organizzazione , per verificare il percorso fatto e il gruppo dirigente uscito dal Congresso Provinciale.

3) In vista delle prossime elezioni amministrative non potremo non tener conto della valenza politica che ormai stanno assumendo i governi locali che possono diventare o la longa manus del governo centrale sui terreni della sussidiarietà, delle privatizzazioni e dei tagli ai servizi pubblici locali, o piuttosto sviluppare politiche sociali che si contrappongono a quelle del governo centrale. Nel caso della città di Firenze non ci sono dubbi: la giunta comunale spesso anticipa le politiche securitarie e antipopolari del governo Berlusconi meritandosi il ruolo di apripista in settori come la repressione e la riduzione di spazi democratici. Appare quindi giusta la nostra scelta di opposizione e che, in assenza di una forte inversione di tendenza del PD (peraltro oggi irrealistica), preclude ogni ipotesi di accordo anche per il futuro.

A Firenze è necessario da subito promuovere un’ ampia iniziativa con tutti i soggetti sociali e politici interessati per costruire nei Comuni e nella Provincia di Firenze una coalizione che autonoma e alternativa al PD con una proposta complessiva che parta dai bisogni e dalle vertenze aperte nei territori.

Il PRC, rifuggendo da qualsiasi logica di autosufficienza,ma ripartendo dall’opposizione, può e deve svolgere un ruolo decisivo per ostruire l’unità d’azione e un progetto a sinistra l’unico in grado di fermare l’avanzata delle destre anche a Firenze, considerato che scelte locali del PD e la sua gestione del territorio non sono alternative,ma diventano sempre più simili a quelle del centrodestra.

Nei diversi comuni e territori della provincia i circoli locali effettueranno una puntuale verifica e un bilancio attento delle nostre esperienze negli enti locali e dell’attività del partito sul territorio. Dai territori devono inoltre partire iniziative con tutti i soggetti sociali e politici interessati ad allearsi con il PRC in vista delle elezioni amministrative del 2009.

Per attrezzarci alle prossime scadenze elettorali amministrative è necessaria un forte coinvolgimento del partito, dai circoli ai comitati di zona fino alla federazione, in una discussione sui programmi ciò è possibile solo organizzando da oggi conferenze di programma in ogni Circolo seguite poi da quelle di zona fino a giungere a Dicembre a celebrare la Conferenza di Programma provinciale, frutto di una discussione vera con le compagne e i compagni, in cui si pongano i punti programmatici con i quali aprire un confronto con le forze della sinistra e contemporaneamente lanciare campagne di massa sui temi che andremo ad individuare.  Nelle Conferenze Programmatiche  è indispensabile  un’analisi netta e rigorosa sulle politiche e sul blocco di potere, incentrato sul PD, che ha governato  il nostro territorio. Riteniamo questo un metodo che ridia centralità al partito sul territorio e rappresenti un livello alto di democrazia partecipata uscendo dallo schema alleanze si alleanze no: sia il partito tutto a decidere democraticamente.

Queste scadenze politiche dovranno essere intrecciate con la necessità di una verifica, peraltro  già prevista, circa la nostra partecipazione al governo della Regione Toscana. Questa verifica deve partire con il Congresso Regionale del 4-5 ottobre pv, da temi sociali particolarmente sentiti come la casa e la gestione dei servizi pubblici locali (vertenza per nuovi finanziamenti alla edilizia pubblica residenziale e netta inversione rispetto alle politiche di privatizzazione, a partire dall’acqua).

Inoltre ribadiamo anche la nostra netta contrarietà a scelte quali la gestione dei rifiuti, gli inceneritori ,la politica delle grandi opere, a partire dai progetti dell’Alta Velocità , dei trasporti e della mobilità, dei rigassificatori, della gestione del territorio e della riconversione civile della base di Camp Darby, la precarizzazione del lavoro ,promuovendo i rilanciando un’opposizione di massa che non può restare chiusa nelle sedi istituzionali.

La verifica deve essere portata avanti in tempi utili e soprattutto gestita con una forte iniziativa pubblica sui temi in questione per essere compresa e sostenuta da ampi settori sociali. Riguardo alla giunta regionale toscana, alla luce della tornata elettorale di primavera, il partito non può permettersi di giungere alle elezioni con una posizione non comunemente condivisa e compresa dentro e fuori il partito stesso. Sul terreno della verifica, non possiamo permetterci di subire i tempi politici altrui, rischiando di subire accelerazioni determinate da altri che portino magari a subire una rottura non preparata. Sarebbe una riedizione su basi minori dello scenario finale del Governo Prodi e dello spirito maggioritario del Pd. Pur sapendo che i tempi non dipendono completamente da noi, non possiamo nemmeno permetterci di subire quelli decisi dall'agenda del Pd. Ragione per cui la Federazione di Firenze, nel pieno rispetto dell’autonomia del livello regionale, lavorerà affinchè entro la fine dell'autunno il segno della nostra politica nei confronti della giunta regionale sia ampiamente chiarito.

29 settembre 2008
 

Il documento presentato dalla quarta mozione al congresso regionale toscano

Ricominciamo dall'opposizione al Pd

Sotto la superficie opulenta e progressista, la Toscana mostra ben altro volto. Basti dire che abbiamo salari sotto la media nazionale e siamo tra le prime regioni per morti sul lavoro. Solo quest'anno siamo arrivati a 48. Tra il 2001 ed il 2006 il Pil regionale è stato praticamente stagnante, spesso al di sotto della crescita di quello nazionale. Non a caso il 2005 è stato un anno di vera e propria emergenza industriale, con la crisi occupazionale di alcune importanti aziende (ricordiamo su tutte la Delphi di Livorno) e soprattutto la chiusura silenziosa di centinaia di piccole realtà produttive. Dopo una breve ripresa economica avvenuta nel corso del 2007, il 2008 è stato nuovamente un anno di stagnazione a cui seguirà con tutta probabilità un 2009 di piena crisi. La crisi finanziaria, il disastro dei derivati, i tagli del Governo di destra e la crisi produttiva di alcuni settori (vedi ad esempio l'auto) non solo toccheranno anche la Toscana ma esacerberanno ancora di più i limiti e le caratteristiche del blocco di potere che si raccoglie attorno al Pd.

Esistono ormai divisioni evidenti all'interno del Pd, un partito concepito per il Governo e incapace di fare opposizione. Tuttavia dietro tali divisioni non emergono né progetti alternativi, né differenze di classe: appare per questo completamente sbagliata l'analisi di quella parte del partito che vede in tali divisioni fertili ambiguità su cui lavorare per creare un blocco politico alternativo al veltronismo.

Altrettanto sbagliata ci pare l'idea che il Prc debba farsi interprete di quelle nostalgie diessine che affiorano tra un settore della burocrazia Cgil. Nostalgie che per altro ci sembrano abbastanza inconsistenti e limitate a qualche sospiro di insofferenza espresso da questo o quel dirigente Cgil.

La camicia di forza messa dal Pd al sindacato crea in Cgil un disagio diffuso e crescente che non è più circoscritto solo ai metalmeccanici o ai settori della sinistra sindacale. Rifondazione Comunista deve lottare, però, perchè tale disagio sia raccolto da una coerente battaglia anticoncertativa e non da qualche burocrate sindacale che avverte il bisogno di rifarsi la verginità in un giro di valzer all'opposizione per poi rientrare nei ranghi.

Rifondazione deve recuperare un proprio profilo autonomo in un processo di radicamento nei luoghi di lavoro e di costruzione del conflitto di classe. Il partito deve sviluppare, ad esempio, una forte campagna in difesa del contratto nazionale, sviluppando una propria politica sulla questione salariale e di critica al sindacato dei servizi. Proprio in Toscana è evidente più che altrove il processo deleterio di cislizzazione che il blocco di potere Pd produce sulla Cgil, con un apparato sindacale che tenta di basare sempre più la propria esistenza sull'erogazione di servizi, spesso legati a doppio filo addirittura a settori del capitalismo finanziario italiano (vedi prima Tfr e ora tentativo di sfondare sulla sanità integrativa). Al contempo riteniamo necessaria anche una profonda riflessione sui limiti di 20 anni di sindacalismo extraconfederale. Il recupero dell'autonomia progettuale di Rifondazione Comunista è essenziale perchè il partito si emancipi dal rischio di diventare la cinghia di trasmissione al contrario delle diverse realtà sindacali.

La risposta del Pd all'attuale congiuntura politica ed economica non ha differenze di sostanza con la destra. Anzi spesso ne anticipa le politiche. Questo appare chiaro su ogni terreno: securitarismo, cementificazione del territorio e grandi opere, gestione dei rifiuti, inceneritori, rigassificatori e piano sanitario. In diverse città della nostra regione il Pd si fa portatore inoltre di un modello di sviluppo basato sul turismo d'elitè, con una visione securitaria e privatistica delle città-vetrine. Nemmeno sul terreno democratico il Pd si dimostra un fronte contro la destra: cedevole sul terreno del revisionismo storico e attento semmai a chiudere gli spazi di agibilità a Rifondazione Comunista con ogni tipo di manovra.

Non esiste una sola vertenza in tutta la regione in cui il Partito Democratico non sia una nostra controparte. Per questo riteniamo che la svolta a sinistra non potrà dirsi completa finchè a questa realtà non conseguirà una pari collocazione del partito anche sul piano istituzionale. Tanto più che, nonostante il tentativo di creare sulla nostra entrata in regione un percorso aperto e condiviso, una parte consistente del partito ha vissuto con fortissimo disagio la rimozione della cosiddetta anomalia toscana.

La rottura col Pd va ovviamente preparata, compresa e verificata con il corpo del partito. Un congresso regionale, tuttavia, non può esimersi dal delineare un orientamento prevalente sulla questione. Il Pd si è dimostrato fondamentalmente impermeabile alle nostre pressioni. Forse è più vero il contrario: un settore del partito si è dimostrato pericolosamente permeabile alle pressioni del Pd. E' necessario che il partito scongiuri il prima possibile uno scenario simile a quello del Governo Prodi in cui, a causa dei nostri temporeggiamenti nell'effettuare una rottura chiara con le politiche del Pd, veniamo ricacciati all'opposizione per iniziativa dell'avversario. Tutta la nostra esperienza ci dimostra come non esistano margini di riforma reale all'interno del centrosinistra, ma al massimo ritocchi secondari alla linea Martini.

Presentato da Tatiana Chignola, Marco Barducci, Dario Salvetti, Gabriele Vannucchi 
 



 
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