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| Dietro le quinte della crisi economica mondiale |
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| Economia | |
| Scritto da FalceMartello | |
| Martedì 04 Novembre 2008 11:00 | |
I fatti
“Dirò ai miei lettori che abbiamo di fronte non una bolla ma un po’ di
schiuma – molte piccole crisi locali che non cresceranno mai a una
scala tale da minacciare la salute dell’economia nel suo complesso”
(Alan Greenspan, nella sua autobiografia “The Age of Turbulence”,
pubblicata il 19 settembre 2007) Frasi come queste, scritte da chi per decenni è stato chiamato “l’Oracolo” per la sua capacità (si diceva) di prevedere e addirittura indirizzare il futuro dell’economia mondiale ora sono taciute con imbarazzo dai cosiddetti “mezzi di comunicazione”.I giornali e i media hanno celebrato per decenni i fasti e le grandi qualità dell’economia di libero mercato. Intellettuali una volta “marxisti” o semplicemente di sinistra si sono riconvertiti al liberismo con una velocità e uno zelo stupefacenti. Ogni critica è stata cancellata, sepolta.
Tuttavia, “i fatti hanno la testa dura” come diceva Lenin e da qualche mese le cose sono cambiate. La gravità della crisi economica internazionale non può più essere nascosta e non si possono cancellare i fatti. Ora i media devono citare dati sulla crisi, ma rimane tuttavia l’abitudine inveterata di distorcerli, confonderne il significato, sminuirli. Casa addio
Nel 2008, 1,7 milioni di americani perderanno la propria casa, il doppio del 2006. Entro il 2012 potrebbero perderla altri 3,6 milioni (”BusinessWeek” 15.10.08).
Negli ultimi dieci anni, i consumatori americani hanno acquistato merci per 3.000 miliardi di dollari in eccesso rispetto all’aumento del reddito che hanno avuto nello stesso periodo. La differenza è stata coperta dall’aumento dei debiti. Se si esclude il consumo, l’economia statunitense è in realtà quasi ferma da dieci anni (“BusinessWeek” 22.10.08).
Il 28 ottobre, l’indice Nikkei della borsa giapponese è sceso a 7163, il livello più basso dal 1982, 26 anni fa, quando dominavano Reagan e la Thatcher (“Wall Street Journal” 28.10.08).
Un nuovo fronte di crisi economica per gli Stati Uniti potrebbe essere quello delle carte di credito. Solo nella prima metà del 2008 i big del settore hanno dovuto stralciare (cioè cancellare) 21 miliardi di dollari di crediti ormai inesigibili. Si prevede che la cifra salirà a 55 miliardi entro 18 mesi (“Corriere della Sera” 30.10.08).
Il premier giapponese Aso ha annunciato un nuovo piano di stimolo economico per 26.900 miliardi di yen (circa 275 miliardi di dollari) per rafforzare i consumi e spronare gli investimenti (“Il Sole 24 Ore” 31.10.08).
CALPERS è il più grande fondo pensione di dipendenti pubblici degli Stati Uniti, con un milione e mezzo di aderenti e un attivo che l’anno scorso sfiorava i 250 miliardi di dollari. Quest’anno il fondo ha già perso 50 miliardi. Se la borsa non si riprenderà, lo stato californiano, da cui il fondo dipende, potrebbe essere costretto a ridurre le pensioni o aumentare le tasse (“Daily Telegraph” 23.10.08). L’intervento pubblico nell’economia è tornato di moda. Dall’inizio della crisi i governi dei paesi dell’OCSE hanno già effettuato interventi nel solo settore bancario per i seguenti importi:
* 3.705 miliardi di euro di garanzie
In tutto si tratta di quasi 5.700 miliardi di euro (“Financial Stability Report” della Bank of England, ottobre 2008), qualcosa come il 40% del Pil dell’Unione Europa, o il 13% circa del Pil mondiale. E non è che l’inizio.
L’indice del costo delle materie prime compilato dal Journal of Commerce è calato a un tasso annuo del 56% nella settimana che si è chiusa il 2 novembre, il calo maggiore dal 1949 (”Bloomberg” 3.11.08). 4 novembre 2008 Leggi anche:
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