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| Trieste, ennesimo aumento delle tasse universitarie |
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| Giovani in lotta | |||
| Scritto da Nicola Raggiotto | |||
| Sabato 10 Giugno 2006 05:45 | |||
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Questo incremento prevede un maggior aumento nella nona fascia: in teoria sarebbe quella per i più facoltosi, ma se si va a vedere la percentuale di studenti presenti nella suddetta i conti, per rimanere in tema, non tornano; il 66% degli studenti triestini è infatti situato in nona fascia. Forse perché a Trieste più della metà degli studenti sono più che benestanti? No! Questo accade perché il sistema di fasciazione viene censito sul sistema Isee, e se non si compila il suddetto modulo entro novembre dello stesso anno si va a finire diritti nella temuta nona fascia. Ovviamente l’incalzante aumento andrà a colpire tutte le varie fasce a scalare, naturalmente escludendo la prima fascia. La concezione degli “aumenti necessari” al fine di un’erogazione maggiore di servizi per il corpo studentesco mal si concilia con i dati: in questi anni, ad ogni aumento, la qualità dei servizi non è migliorata e se si pensa che gli organi accademici, in risposta al problema dei fondi dell’ateneo di Trieste, hanno avanzato molto frettolosamente, senza neanche pensare ad altre soluzioni, l’idea di alzare le tasse, si può facilmente capire che si ragiona ormai in un ottica puramente aziendale. Questo senza alcun degno piano di finanziamento pubblico, che vada dalla ricerca fino ai bisogni di uno studente spesso sottovalutati, come ad esempio il nodo degli alloggi. I vari governi e gli organi universitari evidentemente preferiscono un processo di trasformazione dello studente in cliente dell’azienda università nella misura in cui la famiglia garantisce un investimento individuale a seconda delle proprie finanze. Continuando su questa linea i dirigenti economici dei nostri atenei, preferiscono i finanziamenti di operazioni di immagini e propaganda, o la proliferazione di master o corsi che tanto vanno alla moda al giorno d’oggi, con il doppio fine di accrescere il prestigio dei propri atenei e facendo finta di dimenticarsi del tema più che centrale della didattica e dell’offerta scolastica ormai dissestata dal sistema dei crediti formativi; questo come diretta conseguenza ha la proliferazione di contratti precari allargata ad un numero sempre maggiore di docenti, ricercatori e nonché un numero di studenti-lavoratori che supera la metà del totale.
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