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La Resistenza, una rivoluzione mancata?
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| Trentino: come ti peggioro la "riforma" Gelmini |
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| Giovani in lotta | |||
| Scritto da Francesco Capodanno | |||
| Venerdì 30 Aprile 2010 07:38 | |||
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Il 18 febbraio 2010 a Trento duemila studenti hanno manifestato contro la delibera dell’assessore all’Istruzione Dalmaso cercando di esprimere la loro disapprovazione. La protesta ha avuto fine davanti al palazzo della Provincia dove un cordone di polizia non ha permesso nemmeno ad una delegazione di studenti di parlare con l'assessore. Gli studenti trentini con questa riforma si sentono doppiamente presi in giro anche perché proprio la legge 5/2006 dello Statuto dell'Autonomia recita che la massima attenzione vada per la centralità dello studente. Ma quale centralità se le proteste vengono ripetutamente evitate e il confronto con gli studenti rimane sempre una questione irrisolta? La Dalmaso a questioni chiare non ha avuto la capacità di compiere delle risposte altrettanto limpide. I punti che la Dalmaso non vuole rispondere sono: Il biennio unitario che uniformerebbe il biennio superiore senza tenere conto di quelle realtà particolari come gli istituti tecnici dove l'esperienza laboratoriale è essenziale per tutto il quinquennio. La soppressione degli IPC dove gli istituti professionali verranno eliminati costringendo agli studenti di confluire o nella FP (formazione professionale) o negli ITI.(Istituti Tecnici Industriali) In questa maniera non si tiene conto che gli IPC hanno una funzione sociale non indifferente perché accorpano quella fascia debole di studenti che arrivano da realtà socio-economiche drammatiche. La FP che per altro è privata (anche se gestita dalla Provincia) non può consentire alla fine un attestato riconosciuto a livello nazionale e che consenta a gli studenti di poter proseguire in una carriera universitaria quindi è proprio l'offerta formativa specifica che dava l'IPC ad essere soppressa. Inoltre nella FP i docenti non entrano per concorsi pubblici ma per una logica a chiamata. Orari e rischio per i precari la stessa Dalmaso ha dichiarato : «E' possibile che ci sia qualche ricollocazione professionale anche in base allo spostamento delle sedi, ma chi ha un contratto a tempo indeterminato non finirà sulla strada. Certo, bisogna contenere la spesa corrente ed è possibile che una parte dei precari non sia recuperata». Ma essere precari vuol dire essere merce o essere persone?. Tutto questo non ci dovrebbe stupire visto che l'ideologia dominante del capitale è ormai entrata ad occupare gli spazi vitali del mondo pubblico dove la parola successo formativo si è sostituita al diritto al sapere e dove la competività meritocratica è diventata più importante della collaboratività. Noi giovani comunisti siamo consapevoli che la Dalmaso non fa altro che recitare quel copione arrivato dall'alto dove interessi economici sono messi prima delle persone. Durante un assemblea pubblica tenuta a Canale il 19 febbraio la Dalmaso ha dichiarato che difendere a spada tratta la scuola pubblica è solo ideologia. Noi debbiamo ribadire che ognuno ha una propria ideologia. L'ideologia dominante è di sicuro dalla sua parte non dalla nostra. La sua ideologia è a favore della privatizzazione e della costituzione di una scuola sempre più elitaria a cui debbiamo dire NO. Come funziona l’inganno che porterà i precari a tornarsene a casa? Con la modifica degli orari delle lezioni da 60 minuti a 50. I Collegi Docenti sono stati infatti chiamati a deliberare su quella che con linguaggio beffardo la Giunta provinciale e l’assessore Dalmaso del Partito Democratico, con l’avvallo di CGIL CISL e SNALS, hanno definito “proposta innovativa” dei 50 minuti di lezione, contenuta nella Delibera di Giunta provinciale 533 del 16 marzo 2010. Ecco ora la propaganda e il ricatto: rifiutando la “proposta”e scegliendo i 60 minuti di lezione, avverte l’assessore, cadranno 200 cattedre, scegliendo invece i 50 minuti ciò non avverrebbe. Si è voluto ingannare i docenti precari contrapponendoli a quelli di ruolo, far votare nei Consigli di Istituto studenti e personale ATA contro il Collegio docenti, l’astensione è stata considerata silenzio-assenso. Ma qui bisogna essere onesti, il taglio delle cattedre, conti alla mano, avverrà sia con i 50 che con i 60 minuti di lezione, perché, non potendo usare strumentalmente gli studenti per il recupero di un minimo di 66 ore di servizio per ogni docente per le scuole che scelgono i 50 minuti, la via più praticabile sarà di innalzare le cattedre da 18 a 20 ore, con conseguente scomparsa di spezzoni e di cattedre intere. Ma dalla maggioranza di molti Collegi docenti è venuta la protesta contro la “proposta innovativa” o astenendosi, votando i 60 minuti, o decidendo di non votare, per rispetto della funzione docente e degli stessi studenti, perché con l’obbligo del recupero con gli alunni si finiranno per creare situazioni paradossali di ricerca di attività, talora inutili se non didatticamente inefficaci o controproducenti, creando anche problemi organizzativi nelle scuole, sottraendo supplenze ai docenti precari. La protesta deve continuare contro questo ricatto che viene da un assessore del Partito Democratico e direttamente dal presidente della PAT, Lorenzo Dellai, con l’avvallo di alcune organizzazioni sindacali, che hanno firmato contro la maggioranza dei lavoratori stessi. NO ad una scuola sempre più aziendalistica e burocratizzata che con l’aumento delle ore frontali di lezione sottrae tempo prezioso per l’insegnamento, da dedicare allo studio, alla preparazione alla ricerca e alla riflessione. Tutto ciò per dequalificare l’istruzione e produrre generazioni sempre meno acculturate e sempre più dotate di sole competenze specialistiche, flessibili e adattabili a tutto ma prive di spirito critico.
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