Sostienici
Ultimi articoli
Prossime iniziative
-
-
Per il partito di classe
-
Che succede in Fiat?
-
Assemblea della seconda mozione
-
Assemblea della seconda mozione
Mailing list
| Il numero chiuso si abolisce con la lotta |
|
|
|
| Giovani in lotta | |||
| Scritto da Pietro Pace | |||
| Lunedì 24 Settembre 2007 05:53 | |||
|
Dopo lo scandalo dei test d’ammissione truccati
La materia è attualmente disciplinata dalla legge n. 264/99, che elenca i corsi per i quali l’accesso viene programmato a livello nazionale (i corsi di laurea in medicina e chirurgia, in medicina veterinaria, in odontoiatria e protesi dentaria, in architettura, in scienza della formazione primaria) creando delle vere e proprie “caste” (alle quali è possibile accedere in molti casi solo per “diritto di nascita”). Questa legge fissa anche dei parametri per la costituzione, da parte delle Università, di ulteriori corsi ad accesso limitato. Purtroppo, però, la genericità del testo legislativo presta il fianco ad interpretazioni estensive da parte dei singoli atenei. Negli ultimi cinque anni i corsi che prevedono un test selettivo prima dell’iscrizione sono cresciuti del 320%, passando dai 242 del 2001 ai 1.060 del 2006. Su un totale di 3.100 corsi di laurea in tutte le università italiane, quelli a numero programmato hanno toccato quota 1060. Di questi ben 578 riguardano corsi di laurea di primo livello. Per quanto riguarda il secondo livello, invece, la situazione sta diventando ancora più drammatica. Nelle linee guida diffuse dal ministro si dedica “l’opportunità dell’esame del curriculum individuale del singolo candidato che richiede l’ammissione al secondo livello, in termini di conoscenze e competenze” (cfr. decreto 26 luglio 2007 allegato 1). L’attuale prassi negli atenei italiani è quella di intendere questo testo come l’autorizzazione ad introdurre il test d’ingresso selettivo alla laurea specialistica. I test di ammissione stanno diventando la consuetudine per accedere alla formazione universitaria, compromettendo il futuro di molti giovani figli di lavoratori che, loro malgrado, restano fuori dalle graduatorie con una logica di selezione di classe. Lo stesso ministro Mussi ha dato il là alla riforma Moratti, comunemente nota come “riforma ad ipsilon”, firmandone i decreti attuativi a neanche un mese di distanza dalla sua nomina. In questi giorni ha cercato più volte di respingere le accuse di aver autorizzato il moltiplicarsi dei test d’ingresso, facendo rimbalzare la colpa ai rettori dei singoli atenei. È sempre lui a lavarsi la coscienza consigliando, attraverso i giornali, rettori delle università di non moltiplicare gli sbarramenti all’entrata per poi però creare condizioni legislative tali da premiare finanziariamente quegli atenei che ne fanno largo uso, in adempimento proprio alla distruttiva riforma Moratti. Nel frattempo l’Unione degli Universitari ha lanciato una campagna di mobilitazione contro il numero chiuso e sta invitando tutte le studentesse e gli studenti, le liste, le associazioni e le organizzazioni presenti negli atenei italiani ad aderirvi ed a sostenere un ricorso collettivo nazionale a favore di tutti gli esclusi dai test per garantire il diritto e la libertà per tutti di raggiungere i più alti gradi della formazione. Noi siamo convinti che questa rivendicazione sia giusta. Ma è assolutamente necessario che questa diventi la rampa di lancio per una mobilitazione che deve avere come obbiettivo l’abolizione totale di qualunque sbarramento all’ingresso. Solo con la lotta infatti il numero chiuso sarà abolito, la lotta per uno studio universitario gratuito e aperto a tutti!
|








