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Movimento operaio
Scritto da Giorgio Chiaranda   
Lunedì 22 Settembre 2008 08:09

  Dall'inceneritore i veleni del profitto

Hera è un’azienda a partecipazione pubblica, le cui azioni sono detenute al 51% dalle amministrazioni locali delle ex regioni “rosse”, quindi strettamente legata alla rete di potere del Pd. Il Prc ne ha accompagnato la nascita: non solo politicamente ha costituito la stampella delle maggioranze che hanno spinto per liquidare le aziende municipalizzate emiliano-romagnole nella Hera SpA, ma ha preso anche “in quota” dei consiglieri di amministrazione.


Una delle opere realizzate dal colosso dei servizi è il termovalorizzatore di Cassana, nella periferia di Ferrara, capace di polverizzare e scaricare nell’aria fino a 142mila tonnellate l’anno di rifiuti.

Quando Hera (ex Agea) chiese di costruire l’impianto, in sede di autorizzazione integrativa ambientale per la provincia (Aia), l’amministrazione di centrosinistra concordò con l’azienda un limite nella quantità di rifiuti bruciabili (130mila tonnellate annue) e l’obbligo di utilizzare solo rifiuti prodotti nella provincia di Ferrara: aumentando la quota di rifiuti della provincia avviati al riciclo, i cittadini avrebbero dovuto essere “premiati” con un minor inquinamento.

È difficile pensare che sia solo l’ingenuità ad aver condotto a pensare che Hera avrebbe costruito un impianto dal costo di 80 milioni di euro per poi volerlo utilizzare il meno possibile! Eppure le amministrazioni hanno autorizzato l’inizio dei lavori di costruzione.

A pochi mesi dall’apertura Hera ha presentato un ricorso urgente al Tar contro i vincoli previsti dall’intesa, motivandolo con il grave danno che l’azienda riceverebbe se, anche per pochi mesi, l’inceneritore non lavorasse al massimo delle proprie capacità.

In assenza di una mobilitazione della popolazione, il Tar ha dato ragione ad Hera, autorizzandola ad importare da fuori provincia, fino al raggiungimento di 130mila tonnellate annue, i rifiuti assimilabili ai Rifiuti solidi urbani, teoricamente simili nella composizione (la vicenda della Campania insegna però che le cose stanno diversamente), ma prodotti da imprese e commerciati sul “libero mercato”. Ora Hera si trova in una posizione di maggior forza, e darà battaglia per poter saturare la capacità dell’impianto.

Ovviamente più rifiuti entrano nell’inceneritore, più inquinanti escono dalle sue ciminiere. Ma l’eventuale danno alla salute della popolazione di Ferrara non è conteggiato nel bilancio di Hera.

I cittadini si consoleranno con la consapevolezza che i termovalorizzatori producono inquinanti di nuovissima generazione, il cui effetto a lungo termine non è mai stato sperimentato, e che la comunità scientifica non ha ancora raggiunto un consenso sul loro grado di pericolosità. Per questo motivo lo Stato borghese non li vieta e spesso li incentiva, seguendo una propria peculiare versione del “principio di precauzione” secondo la quale i profitti vanno tutelati fino a prova contraria.

Hera, che trae dei lauti ricavi dall’incenerimento dei rifiuti, sembra avere tutto l’interesse a rallentare la crescita della raccolta differenziata, che gestisce in regime di monopolio. Già oggi l’azienda ventila lo spegnimento dell’impianto se il ricorso sarà respinto (creando così una situazione di emergenza da cui evidentemente avrebbe tutto da guadagnare), ma qualora la differenziata raggiungesse gli obbiettivi previsti dal piano rifiuti, non si potrebbe che importare spazzatura o far lavorare il nuovo termovalorizzatore a meno di un terzo della sua capacità. È un esempio lampante di come le logiche capitaliste contrastino con la necessità di trovare una soluzione alle questioni ambientali.

In risposta ad Hera, il Prc ferrarese, che sembra attento a non urtare eccessivamente i potenziali alleati alle prossime amministrative, interpreta la “svolta a sinistra” ventilando cautamente di… “ridiscutere la partecipazione in Hera”! La vicenda rappresenta invece un’ulteriore occasione per spiegare come lo sviluppo tecnologico non sia necessariamente incompatibile con la sostenibilità ambientale, ma sia la sete di profitti caratteristica del capitalismo ad impedire che si trovi soluzione ad una delle più grandi sfide del nostro secolo: la gestione razionale del ciclo dei materiali. Il Prc dovrebbe cogliere l’occasione per iniziare una campagna che faccia avanzare il dibattito politico tra lavoratori e studenti che oggi partecipano o simpatizzano per i numerosi comitati contro l’inceneritore, propagandando la parola d’ordine del ritorno in mano pubblica e sotto il controllo dei lavoratori tutte le aziende che, come Hera, forniscono servizi essenziali.

16 settembre 2008

 
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