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Vertenza portuali Gioia Tauro PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Massimiliano Mezzatesta   
Martedì 27 Febbraio 2007 11:07

 Una lotta esemplare

 
I portuali di Gioia Tauro hanno condotto una lotta molto dura e partecipata, durata tra la fine di dicembre e la metà di febbraio, che si è svolta nel più totale silenzio dei mass media nazionali, se si eccettuano alcune corrispondenze su Liberazione. Offriamo ai nostri lettori una testimonianza di Massimiliano Mezzatesta, segretario del circolo Prc di Molochio (Rc), che con altri compagni è stato fianco a fianco ai lavoratori durante le fasi più calde della vertenza. 

 

Il 9 dicembre scorso, oltre 100 lavoratori portuali si sono riuniti in assemblea a Gioia Tauro presso l’hotel Mediterraneo decidendo la costituzione del Sult aderente al neonato Sdl, sindacato unitario lavoratori trasporti, al porto di Gioia Tauro.

L’assemblea ha dato vita ad un dibattito sulle problematiche specifiche del porto locale che ha portato alla denuncia delle disumane anacronistiche condizioni di pesantezza dei turni di lavoro loro imposte dai padroni e il fare orecchie da mercante dei dirigenti confederali. Infatti Cgil Cisl e Uil avevano scavalcato la volontà dei lavoratori espressa durante le assemblee dove si era decisa all’unanimità la bocciatura dell’ultimo contratto integrativo. L’assemblea del neonato Sult decide quindi di aprire subito una vertenza generalizzata a sostegno della corretta applicazione del Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl), per la riapertura della contrattazione di secondo livello e per la tutela normativa ed economica di tutti i portuali.

Le condizioni di lavoro all’interno del porto parlano di una situazione di sfruttamento d’altri tempi. Il contratto Mct (Medcenter container terminal, la società che controlla il porto) prevede infatti; sei notti fisse, turni di sei ore al giorno con possibilità dell’azienda di chiedere fino a sei ore di straordinario, un giorno di riposo a scalare che però può essere revocato unilateralmente a discrezione dell’azienda. Ma quando possono riposare i lavoratori?

Inoltre è prevista la concessione di un compenso per lo straordinario di euro 20 al giorno per chiunque riesce a superare la media porto di 23 container all’ora scaricati, attenendosi comunque sotto la soglia dell’8% di assenteismo in tre mesi (cinque giorni): se si supera questa percentuale, niente premio di produzione di euro 700. Infine non è previsto né congedo parentale, né malattia.

Quello che salta all’occhio subito sono le condizioni stabilite dai padroni per aumentare la produttività. Un altro aspetto centrale nell’organizzazione del lavoro è la figura dei dispatcher, nient’altro che moderno caporeparto che ci riporta indietro a periodi sessantottini quando i camici bianchi a difesa del cottimo e della produttività aziendale pressavano gli operai metalmeccanici di Mirafiori esortandoli ad aumentare incessantemente i ritmi di lavoro. Oggi hanno tute blu, monitor e la trasmittente e dalle loro postazioni controllano come rapaci l’operato dei lavoratori portuali.

Le prime quarantott’ore


Dopo 10 lunghi anni di sfruttamento e soprusi accettati in silenzio, inizia per la Piana di Gioia Tauro la più massiccia e significativa protesta che la classe lavoratrice locale abbia mai espresso. Dalle ore 19.00 del 27 dicembre 2006 alle ore 19 del 29, è stato deciso un primo sciopero di quarantotto ore contro i padroni ma anche contro i dirigenti dei sindacati confederali che insieme avevano firmato un accordo facendolo passare come “approvato dai lavoratori”. L’accordo introduceva maggiore flessibilità d’orario e lo straordinario obbligatorio che portava a 30 i raddoppi dei turni annui (anzichè 22) per uno stipendio di euro 1200, il più basso di tutta la categoria. La risposta operaia è andata oltre ogni aspettativa confermando un’adesione del 98% durante tutto il corso della protesta.
I 1200 portuali, di cui 650 sono personale operativo, hanno così paralizzato l’attività del porto di Gioia Tauro sperimentando per la prima volta assemblee, dibattiti, votazioni, tutto all’insegna della massima democraticità  testimoniando come da una condizione di lavoratori arretrati dal punto di vista politico e sindacale si possa diventare la parte della classe lavoratrice più avanzata, anche in una zona dove la ‘ndrangheta la fa da padrona. Il risultato è’ stato importante, la protesta dei lavoratori ha costretto il prefetto ad intervenire, il quale ha ritenuto opportuno convocare tutte le parti interessate, (Mct ed organizzazioni sindacali) al fine di individuare congiuntamente una soluzione alla vertenza. Per il 9 gennaio e’ stato quindi convocato un tavolo con l’azienda, i confederali e Sdl. A seguito dell’iniziativa del prefetto, i lavoratori presenti in assemblea hanno deciso di comunicare a tutte le parti interessate la conferma dello stato di agitazione e l’impegno a non proclamare il secondo sciopero prima di aver verificato l’effettiva volontà dell’azienda a risolvere le problematiche della vertenza. Le richieste sono esplicite: che l’azienda rispetti i contenuti del Ccnl, no alla flessibilita’ e all’unilateralità di decisione sui turni di lavoro.

La tattica aziendale e l’avallo sindacale


Era chiaro fin dall’inizio che la vertenza non sarebbe potuta concludersi senza mettere in conto i tentativi reazionari ed intimidatori dell’azienda.

Sostenuta dalla direzione dei sindacati confederali che ormai stanno perdendo la faccia e la conduzione della vertenza dopo una serie di rinvii ingiustificati ed ingiustificabili la Mct ha deciso di non ricevere l’Sdl e di non accogliere le richieste dell’assemblea dei lavoratori. Lo stato di agitazione determinato dalle scelte assembleari sfocia in un nuovo sciopero. Stavolta sono 4 i giorni previsti, da mercoledi’ 7 a sabato 10 febbraio. Clamorosa la posizione dei vertici di Cgil, Cisl e Uil che così si esprimono riguardo lo sciopero: “.. si dovrà intervenire con tutta la determinazione necessaria, per sradicare fenomeni che nulla hanno a che vedere con la cultura del lavoro e con normali relazioni sindacali". (Aprile on line, 8 febbraio 2007)

Nonostante tutto e tutti, la partecipazione si riconferma al 98%, la rabbia dei lavoratori che si sentono ormai presi in giro è aumentata. Inoltre, mentre le prime quarantotto ore di sciopero erano avvenute a cavallo delle festività, in un periodo in cui il traffico è minore, questa volta lo sciopero è stato convocato in un momento di traffico intenso per cui l’impatto sull’economia dell’intero sistema porto ha subito un’importante perdita di produttività. La Contship, la multinazionale che gestisce i traffici marittimi ne ha “approfittato” per dirottare le navi destinate al porto di Gioia Tauro verso altri approdi minacciando la delocalizzazione e gli esuberi dei lavoratori portuali. Additando il sindacato autonomo quale colpevole di aver esasperato la protesta immotivatamente “nonostante l’accoglimento dell’80% delle richieste per il rinnovo del contratto integrativo” la Contship adotta una delle tattiche più antiche usate dai padroni per fermare la protesta, ossia la minaccia di licenziamento. La risposta dei lavoratori non si e’ fatta certo attendere.

Uniti e compatti non hanno ceduto al ricatto, anzi hanno deciso di proseguire fino a quando la controparte non avesse accettato di riceverli. E così che viene convocato d’urgenza per sabato 10 febbraio un vertice a Roma presieduto dal ministro Bianchi, che vedrà i rappresentanti delle parti. Per le 13.00 del 10 febbraio è previsto il termine dello sciopero e nel frattempo i lavoratori attendono l’esito della riunione.

Cronaca dell’assemblea del 10 febbraio, ore 10

Alle ore 10.00 del 10/02/07 mentre a Roma il ministro Bianchi, Marco Minniti, il prefetto De Sena, incontrano i rappresentanti sindacali, della Contship, dell’autorità portuale, a Gioia Tauro di fronte al sit-in allestito dagli operai inizia l’assemblea dei lavoratori.

Tra i lavoratori verifichiamo una critica generalizzata del ruolo di giornali e mass media. infatti questi ultimi hanno assunto una posizione che cercava di ignorare la vertenza e quando sono intervenuti si sono schierati contro i lavoratori e l’Sdl e a favore dei dirigenti confederali e dell’Mct.


Poco dopo l´inizio dell´assemblea irrompe sulla scena una delegazione di sindaci guidati da Franco Morano, sindaco di Cittanova (DS) che chiedono di poter partecipare all’assemblea per poterne capire di più su una vertenza tanto concitata e importante per tutto il comprensorio della piana. Vengono accolti dagli operai con non poche riserve per lo scarso interessamento che fin dall’inizio e’ stato mostrato nei loro confronti da tutte le istituzioni, sindaci compresi. “Dovevate pensarci prima”, “che siete venuti a fare”, questo è il parere iniziale dei lavoratori, ma poi democraticamente si riesce ad instaurare un dialogo e i sindaci promettono di incontrare al più presto il ministro Bianchi.
Non era invece presente insieme a loro Schiamone, vicesindaco di Gioia Tauro, che in precedenza, recandosi al porto aveva accusato i lavoratori di essere attori di una protesta dannosa, illegittima e pretestuosa. L’assemblea continua e viene così posto l’Ordine del giorno alla votazione degli oltre 300 operai presenti; si deve decidere, nel caso non si trovasse un accordo a Roma di confermare lo stato di agitazione stabilendo altre 72 ore di sciopero, spostando il terreno della vertenza da Gioia Tauro alla Capitale o di provare ad occupare pacificamente la direzione. La decisione presa all’unanimità e quella di organizzare una massiccia mobilitazione a Roma di fronte al ministero dei trasporti, qualora non si riesca a trovare un accordo. Iniziano così le trattative, da Gioia Tauro a Roma telefonicamente si rende noto alla delegazione operaia le decisioni dell’assemblea portuale. Dopo alcune ore dall’inizio dell’incontro romano, finalmente arriva una risposta, il Ministro promette, che entro 72 ore verrà siglato l’accordo in azienda e invita gli operai a tornare a lavoro entro le 13.00.

Gli operai si trovano in forte disaccordo con la proposta del Ministro ma dopo una prima decisione di procedere con lo sciopero ad oltranza si finisce con l’accettare la proposta. C’e’ da dire che insieme alla delegazione sindacale a Roma, guidata da Pronesti’ (Sdl) e’ presente una rappresentanza operaia di portuali. E’ la prima volta che un sindacato permette, come e’ giusto che sia, che gli stessi operai coinvolti nella vertenza partecipino attivamente alla contrattazione degli accordi; ed e’ solo questo il motivo che indurrà gli operai portuali a sospendere lo sciopero e ad accettare le condizioni del ministro Bianchi.

L’accordo (non firmato comunque dal Sult) ha alcune luci, come un aumento salariale di una certa consistenza (215 euro mensili), ma anche diverse ombre in quanto accetta l’incremento di straordinari e flessibilità richiesti dall’azienda. Perciò possiamo dire che si è conclusa solo una prima parte della vertenza, ma che i lavoratori restano vigili e pronti a riprendere le mobilitazioni

Il nostro intervento e quello dela direzione del Prc

Sin dall’inizio della vertenza abbiamo cercato di seguire attentamente l’evolversi della vicenda cercando il più possibile il contatto e il confronto con i lavoratori portuali. Ci siamo presentati a loro come sostenitori di FalceMartello, con i nostri giornali, i nostri volantini e siamo stati accolti all’interno del sit-in da loro allestito. Il dibattito non è mancato e ognuno di loro ha raccontato il proprio stato di sfruttamento denunciando il comportamento arrogante ed autoritario dei padroni. La nostra presenza a sostegno dei lavoratori e’ stata accolta con gran fervore e allo scambio di opinioni e’ seguito quello di importanti contatti che tutt’ora continuiamo ad intrattenere.

In tutta la lotta il Prc e’ stato “assenteista” e marginale. Il problema non è dell’intervento individuale, sviluppato anche bene da alcuni compagni, ma quello collettivo come partito. Non serve sostenere di rappresentare “il partito” con la sola e propria presenza, ma bisogna intervenire diversamente. Il nostro compito e’ quello di stare a fianco dei lavoratori, lottare con loro e fornir loro una prospettiva alternativa a quella della burocrazia sindacale. Spiegare loro che sebbene oggettivamente adesso manchino le condizioni, l’unica via per salvare l’occupazione ed uscire definitivamente dallo sfruttamento, è la nazionalizzazione dell’intera area portuale sotto il controllo operaio. Che per questo proposito non bisognerà abbandonare o snobbare, come abbiamo spiegato nel nostro intervento, le organizzazioni di massa della classe lavoratrice, ma condurre al loro interno e nei confronti dei lavoratori che vi aderiscono una battaglia per far prevalere in quelle stesse organizzazioni le posizioni di classe e più combattive.

La vertenza dei portuali di Gioia Tauro è simbolica: in questa fase i lavoratori lottano per ottenere ciò che era già previsto dai Ccnl, ma in una prossima fase lotteranno per emanciparsi completamente dal sistema che li opprime. Li seguiremo e li sosterremo durante tutto il loro percorso di lotte. Non è questa una promessa ma il compito ed il dovere che ogni rivoluzionario deve assolvere per la classe operaia di ogni paese.

22 Febbraio 2007 

 
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