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| Università di Bologna - I lavoratori si risvegliano |
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| Movimento operaio | |||
| Scritto da Carlo Simoni | |||
| Lunedì 28 Aprile 2008 15:01 | |||
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Capita talvolta anche alle direzioni aziendali più scaltre di sbagliare
i calcoli quando sferrano un attacco ai propri dipendenti, contando
sulla passività dei lavoratori. È successo a quella dell’Università di
Bologna che certamente contava sulle forti divisioni del fronte
sindacale (a quelle esistenti da anni tra Cgil, Cisl e Uil e Rdb si era
aggiunta un anno fa una scissione di Rdb). Divisioni che avevano
contribuito ad alimentare una diffusa sfiducia tra i lavoratori
sull’efficacia delle lotte, in particolare degli scioperi.
Si assisteva dunque da anni all’incapacità di organizzare mobilitazioni incisive, e questo nonostante il contratto integrativo sia scaduto dal 2005 e gli stipendi dei 2.800 dipendenti “tecnico-amministrativi” dell’Ateneo di Bologna e Romagna siano tra quelli che hanno perso maggiormente potere d’acquisto essendo quasi congelati da anni (una gran parte è oggi al di sotto dei 1.200 euro, anche con parecchi anni di anzianità di servizio). È anche per questo che il tentativo dell’Amministrazione di eliminare alcuni diritti considerati ormai acquisiti è stato accolto come una provocazione dai lavoratori e oltre all’iniziale indignazione ha provocato rabbia e volontà di reagire. Con circolare emanata unilateralmente dal Direttore amministrativo, Dott.ssa Fabbro, il 26 marzo scorso venivano cancellate sia la possibilità di svolgere visite mediche in orario di lavoro, sia la possibilità di autocertificare la malattia breve (un giorno) per un massimo di 5 giorni all’anno. Il tutto veniva giustificato dai mutati “indirizzi sia della giurisprudenza sia della Funzione Pubblica”. La verità è che non è cambiato proprio un bel nulla e che la possibilità di derogare alla presentazione del certificato è prevista da un Dpr del 2000 sulla base di accordi di settore. Dev’essere chiaro che non si tratta di un privilegio dei dipendenti pubblici assenteisti e fannulloni, ma di una misura auspicata dalla stessa Federazione Italiana dei Medici di Famiglia per ridurre l’affollamento degli ambulatori e presente in diversi contratti. Misura che in realtà riduce l’assenteismo poiché molto difficilmente i medici prescrivono meno di due o tre giorni di malattia: non a caso l’Amministrazione si rifiuta di fornire i dati sulle assenze per malattia negli ultimi anni. In realtà il gioco è abbastanza scoperto: quello di mettere i lavoratori sulla difensiva, di demoralizzarli costringendoli a subire un arretramento proprio ora che si deve aprire la trattativa sull’integrativo aziendale. Quello che certamente non si aspettavano era che dopo dieci anni si giungesse ad un ricompattamento di tutto il fronte sindacale, con la proclamazione di una assemblea unitaria da parte di tutta la Rsu. Assemblea che ha visto la partecipazione di 300 lavoratori per il solo plesso centrale (dovrebbero seguirne altre per le sedi distaccate) in un clima molto partecipato e combattivo e che ha infine votato la prosecuzione della lotta con la richiesta di dimissioni della Dott.ssa Fabbro, un presidio davanti alla prossima seduta del Consiglio d’Amministrazione e un pacchetto di 12 ore di sciopero, di cui 8 per un’intera giornata (con manifestazione) e 4 articolate per fermare i servizi nei momenti di maggiore affluenza. Come al solito ci sono stati i pessimisti che hanno sostenuto che scioperare non serve a nulla perché se si ferma l’Università non interessa a nessuno e che alla fine ci rimettono solo i lavoratori, ma a differenza di altre volte sono rimasti isolati perché questa volta si vedeva la possibilità di una lotta forte, incisiva e visibile (si sono proposti anche blocchi stradali). Alla fine nella votazione i contrari allo sciopero sono stati solo 4. Alcuni lavoratori mi hanno detto che un’assemblea del genere non si vedeva da almeno 15 anni. L’eccezionale assemblea ha entusiasmato i lavoratori e c’è disponibilità alla lotta. È ora fondamentale che gli scioperi siano ben organizzati e che i dirigenti sindacali la conducano fino in fondo, cioè fino al ritiro della circolare. Questo è il modo migliore per uscirne a testa alta, essere più forti nella vertenza per il contratto integrativo e lasciarci alle spalle anni di passività ed arretramenti. 18 aprile 2008
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