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Quella che segue è la prima parte di una narrazione (la seconda parte verrà pubblicata nel prossimo numero) di un leader operaio che racconta la sua storia e quella della sua fabbrica. Un testo che ci aiuta, più di mille trattati, a capire quanto è avvenuto in Italia negli ultimi 20 anni e le ragioni di una crisi della sinistra e del sindacato su cui tanto ci arrovelliamo.
C’era una volta a Pomigliano d’Arco in provincia di Napoli, una azienda bellissima, rassicurante, fortemente solida e tecnologicamente avanzata; florida professionalmente, con un centro di progettazione ricerca e sviluppo all’avanguardia, capace di confrontarsi e competere con colossi internazionali del settore avio-motoristico.
Era l’Alfa Romeo Avio, azienda di Finmeccanica, fiore all’occhiello del gruppo.
Si progettavano e costruivano particolari di motori di aereo e si era specializzati sulla parte calda del motore (combustione); l’altra peculiarità era la revisione dei piccoli, medi e grandi motori di aerei civili e militari. Il cliente del reparto delle revisioni più importanti era Alitalia.
Il 5 aprile 1988 varco, per la prima volta, i cancelli dell’Alfa Romeo Avio. Cominciava la mia, la nostra storia operaia del Sud Italia.
Quanti ricordi, fatti di battaglie politico-sindacali nel Pci, nella Cgil e nella Fiom.
Quanti scontri sulle strategie, sulle lotte da mettere in piedi per migliorare le condizioni materiali dei miei compagni di lavoro.
Cominciai così ad innamorarmi della mia fabbrica, cominciai a voler bene alle tute blu.
E questo idillio, a distanza di 20 anni, continua ancora, e con maggiore passione.
In questi 20 anni, però, sono accadute varie vicende che hanno scombussolato e ridimensionato fortemente la mia fabbrica e gli operai ed impiegati che la popolano e le danno, quotidianamente, la vita. La fabbrica infatti è come il corpo umano che per vivere ha bisogno, innanzitutto, di aria e cibo; essa invece, ha bisogno di teste pensanti e di braccia solide per poter ogni giorno progettare e creare ciò che si è progettato.
Un processo questo essenziale per poter redistribuire la ricchezza creata, nel rispetto della collettività e dell’individuo che ogni giorno varca i cancelli, dà se stesso e vende la propria forza lavoro.
Gli anni ’80, con la svolta dell’Eur, la marcia dei quarantamila della Fiat, il thatcherismo ed il reaganismo, le ristrutturazioni sconvolsero l’intero sistema.
Gli anni ’90 si presentano molto turbolenti e connotati, a mio avviso, dall’inizio dello scontro di classe, vero, dei padroni anche nelle aziende a partecipazione pubblica.
I padroni cominciarono a capire che era possibile riprendersi ciò che il movimento operaio italiano, e non solo, era riuscito con la lotta a strappare per migliorare le condizioni materiali in fabbrica e nella società.
Gli accordi del ’92 e del ’93 furono la ciliegina sulla torta dei padroni. Quegli accordi rappresentarono la capitolazione del sindacato; la concertazione fu la bara del sindacato di classe.
L’Alfa Romeo Avio non rimase fuori dallo sconvolgimento politico-sindacale che si verificò, a livello internazionale, ma anche e soprattutto a livello nazionale ed in particolare nel sindacato meridionale e campano.
Nel 1994, in Alfa Avio, cominciava la fase di ristrutturazione per, allora dicevo da solo, venderla.
Eravamo nella fase acuta del “privato è bello”. Il sindacato era con la testa da un’altra parte: accompagnava le scelte di Finmeccanica e dei dirigenti di fabbrica, anche la Fiom, purtroppo.
Passa la ristrutturazione e un attimo dopo l’azienda chiede il lavoro il sabato per il reparto della revisione motori.
Nel frattempo ero uscito dalla Fiom per costruire un sindacato di base e resistere agli attacchi del padrone e del sindacato. Voglio ricordare che, in quegli anni, la Fiom del comprensorio di Pomigliano era governata dalla sinistra sindacale “Essere sindacato”. E tra mobilità, cassa integrazione e lotte dure, arriviamo all’anno 1996. Di fatto Finmeccanica non ritiene più strategica l’Alfa Romeo Avio e vende l’azienda a Fiat Avio. Governava Prodi. Rimasero inascoltate le nostre lotte. Capimmo che la politica era distante dai bisogni dei lavoratori. I dipendenti, allora, erano circa 1.600. Si erano persi 300 posti di lavoro.
Ritorno in Fiom.
Si apre una fase molto dura. Fiat-Avio non investe, anzi, razionalizza le produzioni ed i lavoratori. In sette anni si arriva a 1.150 dipendenti. Nel 2003, per questioni finanziarie di Fiat Holding, la proprietà cede il gruppo Fiat-Avio (composto da 16 siti produttivi in Italia e nel mondo) al fondo americano Carlyle (famiglia Bush). La ex Alfa Romeo Avio perde sempre più colpi. Si continua a non investire. E nel 2006 (fine anno) Carlyle vende il gruppo al fondo europeo Cinven.
Continua a non esistere nessun piano industriale che rilanci il gruppo e, soprattutto, la ex Alfa Romeo Avio di Pomigliano.
Si sa che i fondi sono come le locuste che dove passano distruggono tutto. La logica è il massimo del profitto, costi quel che costi, nel minor tempo possibile.
Contro questa linea si apre una durissima lotta in Avio a Pomigliano. L’Alitalia, infatti, mette in gara la commessa della revisione dei suoi motori. Da circa 30 anni era cliente dell’Alfa Avio, ma l’Avio perde, volutamente, la commessa. Alla guida del nostro paese c’è di nuovo Prodi.
In questo contesto arriva il mio licenziamento.
Si inizia una durissima lotta, la Rsu di Pomigliano è in prima fila. C’è, così sembra, una unità sostanziale e non formale, affinché il reparto delle revisioni civili di Pomigliano non venga ridotto al lumicino per poi chiudere.
Da giugno 2006 a marzo 2007 è un crescendo di lotte, incontri con i partiti e le istituzioni ai massimi livelli. L’azienda propone mobilità, cassa integrazione. La Rsu, sostenuta anche dalle organizzazioni sindacali, avanza la proposta di corsi di formazione per la riqualificazione professionale dei lavoratori.
Intanto si continua con gli incontri al ministero dello Sviluppo economico, segue la trattativa, per il dicastero dell’onorevole Bersani, il compagno onorevole Alfonso Gianni.
C’è il compagno Gianni, non c’è una posizione netta, chiara del partito…
(1 - continua)
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