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Trivolzio (PV) Presidio permanente alla Elnagh per salvare il futuro PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Mauro Vanetti   
Venerdì 27 Gennaio 2012 16:28

Dal 12 dicembre, giorno dell’ultimo sciopero generale, gli operai della fabbrica di camper e roulotte Sea-Elnagh di Trivolzio (Pavia) non lavorano più. Sono stati tutti messi a riposo, in vista dell’imminente chiusura dello stabilimento che costerà 130 posti di lavoro. Dal 12 dicembre, i licenziati della Elnagh hanno stabilito un presidio 24 ore su 24 davanti ai cancelli per impedire alla proprietà, dal 2005 controllata dalla società di investimenti Bridgepoint, di portar via 180 camper prodotti col loro lavoro, che hanno un valore di 20 milioni di euro.

A Natale 2010 i dirigenti del gruppo Sea sostenevano che le cassandre erano state smentite, che il nuovo piano industriale avrebbe permesso il rilancio di Trivolzio e che ci sarebbe stata solo un po’ di cassa integrazione.

Un anno dopo, senza alcun preavviso, il gruppo annuncia invece la chiusura definitiva degli impianti in Lombardia e il mantenimento della produzione solamente a Poggibonsi (SI) e San Giustino (PG).

Lo stabilimento di Trivolzio è molto sindacalizzato, la Rsu è a maggioranza Fiom e negli anni si sono svolte lotte importanti che hanno portato a conquiste come la quattordicesima, la stabilizzazione di 21 interinali ottenuta con trenta ore di sciopero, il miglioramento delle condizioni di sicurezza. Secondo i lavoratori è per questo – e per i finanziamenti ricevuti dalla regione Toscana – che Trivolzio è stata scelta come vittima sacrificale.

Il presidio è costituito da due tendoni illuminati, in cui i lavoratori mangiano e socializzano, un container riscaldato dove dormono in turni di cinque persone per notte, e dei fuochi tenuti sempre accesi, attorno ai quali si è sviluppata una vera agorà proletaria.

Attorno a quei fuochi, oltre alle visite di carattere elettorale e opportunistico di leghisti vari, noi di Rifondazione e tantissime altre persone solidali con questa lotta hanno passato ore e ore a discutere di politica, economia e sindacato, la Cgil ha tenuto un suo direttivo all’aperto, sono venuti lavoratori di altre realtà in lotta come l’Esselunga di Pioltello, abbiamo organizzato un importante incontro con Giorgio Cremaschi della Fiom. I compagni delle Brigate di solidarietà attiva si sono messi a disposizione del presidio. In quest’ottica abbiamo organizzato una colletta alimentare davanti a due supermercati che ha spinto decine di proletari a donare un quintale di cibo per sostenere il presidio.

I lavoratori dicono che non vogliono ammortizzatori sociali, ma lavoro, anche attraverso una riduzione di orario (contratto di solidarietà). L’amministratore delegato, che ha paura a presentarsi a Trivolzio, ha opposto finora un muro di gomma, accusando gli operai per il blocco dei camper già venduti. Una mattina sembrava volesse tentare un colpo di mano e immediatamente i lavoratori, sostenuti dagli attivisti venuti a portare la loro solidarietà, si sono schierati davanti ai cancelli, ma nessuna bisarca è comparsa all’orizzonte.

Il blocco dei cancelli è fondamentale, ma non sufficiente: bisogna allargare la lotta, considerando anche la possibilità di occupare fabbriche, piazze, vie di trasporto (la Elnagh è sulla A7...), con l’obiettivo di avere un’intera provincia in rivolta contro la crisi economica. Non sono solo slogan: una piccola azienda di Vellezzo Bellini, la Cisam, che produceva marmitte, sta facendo bancarotta rubando stipendi e lavoro a trenta lavoratori, che proprio imitando la Elnagh stanno bloccando l’uscita della merce.
Bisogna resistere ed imporre che, se i padroni non vogliono farci lavorare, sia la collettività a prendere in mano l’economia, difendendo il futuro del nostro territorio, che non può diventare soltanto terra di saccheggio per la ’ndrangheta e per finanziarie senza scrupoli, con il record di cassa integrazione della Lombardia (3,3% dei lavoratori dipendenti).

Ci serve un polo industriale pubblico per contrastare crisi e disoccupazione!

 
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