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Terim strappato l’integrativo PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Francesco Santoro, Piero Ficiarà (Rsu Terim Fiom-Cgil)   
Giovedì 20 Luglio 2006 13:16

Con 50 ore di sciopero


Tra la fine di aprile e l’inizio di giugno i lavoratori della Terim, fabbrica di cucine con 450 dipendenti, sono stati protagonisti di una dura lotta per il rinnovo del contratto aziendale. Con oltre 50 ore di sciopero in poco più di un mese e sei picchetti durissimi ai cancelli dei due stabilimenti, è stato conquistato un contratto fortemente migliorativo sia in termini di salario che di diritti. Lo stesso segretario generale provinciale ha riconosciuto nel contratto Terim il miglior integrativo aziendale della provincia di Modena.

TERIM strappato l’integrativo con 50 ore di sciopero

Durante i primi incontri svoltisi nel mese di febbraio, il padrone ha avuto l’arroganza di presentare una contro-piattaforma nella quale pretendeva, tra l’altro, più flessibilità, l’applicazione del Mtm (un metodo di lavoro snervante, simile al Tmc) e la totale indisponibilità a discutere le rivendicazioni avanzate dai lavoratori.

Dopo i primi tre giorni consecutivi di sciopero l’azienda è stata costretta ad accantonare le proprie rivendicazioni e la propria prepotenza. Dopo altri tre giorni di sciopero svoltisi a breve distanza l’uno dall’altro, sempre sorretti da picchetti e gestiti da assemblee partecipatissime, il padrone è stato costretto a cedere e firmare un accordo che rappresenta per lui una vera e propria capitolazione. Ciò è avvenuto non prima dell’invio a tutti i dipendenti di una lettera minatoria (soggetta tra l’altro a denuncia per comportamento antisindacale) nella quale si sosteneva che gli scioperi e lo scontro avrebbero solo portato al fallimento un’azienda già in crisi come la Terim… dimenticandosi però di aggiungere che la Terim nel solo 2005 ha fatturato qualcosa come 110 milioni di euro (il 500% in più di 15 anni fa!). Questa lettera ha semplicemente sortito l’effetto di acuire ancor più la rabbia e la determinazione dei lavoratori.


L’accordo


In termini di salario, mentre con il precedente contratto i lavoratori percepivano sempre il premio minimo previsto di 500 euro (su un premio di risultato massimo di 1500 euro annui totalmente legati alla produttività dell’azienda), ora percepiranno rispettivamente 800 euro nel 2006, 1150 euro (come minimo) nel 2007, 1200 euro (come minimo) nel 2008 e 1250 euro (come minimo) nel 2009.

Dal 2010 la cifra di 800 euro verrà conservata e non sarà più oggetto di alcuna contrattazione quantitativa, verrà semplicemente definito su quali istituti (Inps, Tfr ecc) avrà incidenza.

In termini di diritti questo contratto rappresenta freno a precarietà e flessibilità. Viene previsto l’utilizzo del lavoro a tempo determinato e del lavoro interinale (somministrato a tempo determinato) per un quantitativo massimo onnicomprensivo pari al 10% del totale dei dipendenti, eventualmente estensibile per un massimo di 4 mesi al 13%. Ciò significa da un lato la non applicazione nei fatti della legge 30 dall’altro un miglioramento del contratto nazionale (l’ultimo firmato da Fim-Fiom-Uilm nel ’99) il quale prevede percentuali massime fino al 16%. Si è inoltre regolamentata e limitata la percentuale di caricamento dei precari nei due stabilimenti.

L’altro punto qualificante del contratto è che dopo un massimo di permanenza in Terim di 15 mesi consecutivi o frazionati, ogni precario viene automaticamente assunto a tempo indeterminato.

Questo è l’aspetto maggiormente qualificante di tutto il contratto per il significato politico che ne implica. Inoltre se fino ad oggi, a causa di accordi capestro firmati in passato, gli atipici assunti per meno di tre mesi non hanno goduto degli aumenti salariali aziendali, da oggi anche ciò è stato risolto poiché si è ridotto questo lasso di tempo a due mesi e nel contempo si è imposto che lo stesso periodo sia il tempo minimo di assunzione di un precario in Terim.

A ciò vanno aggiunte conquiste di carattere “minore” come l’indennità per disagiata sede assegnata ai lavoratori dello stabilimento più lontano (quello situato a Rubiera), le migliorie sia al servizio che al locale mensa o l’ampliamento dei servizi igienici e la ristrutturazione di quelli già presenti.

Naturalmente anche questo accordo è frutto di una mediazione nella quale si è rinunciato ad alcune rivendicazioni di carattere secondario, la più importante delle quali era il passaggio automatico dal 3° al 4° livello dopo 36 mesi di permanenza. Tuttavia è fuori discussione che questa mediazione sia fortemente migliorativa per le condizioni di vita e di lavoro degli operai della Terima a dimostrazione che solo con la lotta i lavoratori possono non solo difendere i propri diritti ma conquistarne di nuovi.

11-07-2006 


 
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