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“Ridare la parola agli operai” PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Jacopo Renda   
Martedì 29 Maggio 2007 06:49

Intervista ad Antonio Santorelli, licenziato dell’Avio di Pomigliano


Circa due mesi fa durante, la lotta contro la cassaintegrazione Antonio Santorelli, delegato della Fiom dell’Avio di Pomigliano D’Arco e segretario del circolo de Prc delle fabbriche del polo industriale Avio-Fiat Auto-Alenia, è stato licenziato con la falsa accusa di avere aggredito un guardiano. Lo abbiamo intervistato davanti al presidio permanente allestito dagli operai davanti alla fabbrica, quella che tutti chiamiamo ’a Tenda, simbolo della lotta operaia e della dignità dei lavoratori.

 

 

 

Che bilancio possiamo trarre della tua vicenda personale, ma anche complessivamente della vertenza Avio?

Il bilancio in parte è positivo perché in questo percorso ho trovato un gruppo di compagni molto affiatato, che ha avuto una presa di coscienza della propria situazione. La vicenda personale è dura perché ormai sono 68 giorni che siamo qua, mattina, sera, notte. Abbiamo fatto tante iniziative, però c’è una sordità che è di carattere  politico. Ci stiamo rendendo conto che chi ha un punto di vista diverso da quello dell’impresa ha vita dura...

La vertenza Avio riguarda tutto il polo industriale di Pomigliano. Che tipo di iniziativa sindacale e politica pensi si dovrebbe mettere in campo?

Pomigliano è in sofferenza da alcuni anni. Dobbiamo mettere insieme i compagni delle fabbriche, il sindacato e aprire sul versante conflittuale la “vertenza Pomigliano”. I processi che sono passati su quest’area sono partiti una quindicina di anni fa, mentre gli effetti si vedono oggi. In tutti questi anni il sindacato complessivamente o non è riuscito a capire che cosa era in atto, oppure (so che è una parola grossa) era connivente. La politica locale e nazionale non è riuscita o non ha voluto dare nessuna risposta chiara. I segnali che arrivano ci dicono che il destino di questa fabbrica è segnato, anche per la sua ubicazione, quasi al centro della città; il palazzo della ex progettazione (3700 metri quadrati coperti più 2000 metri intorno) è stato venduto nel mese di dicembre per un milione e mezzo di euro. Circa 15 anni fa, allora c’era Finmeccanica, era costato 16 miliardi di lire. Questo la dice lunga su quali processi sono in atto.

Qualche mese fa, dopo il mio licenziamento e l’atto unilaterale della messa in cassa integrazione di 116 lavoratori, abbiamo fatto un consiglio comunale aperto proprio qua davanti alla fabbrica in cui proposi all’intero consiglio comunale che si vincolasse tutta l’area a un utilizzo industriale. Doveva uscire un documento, il documento non è mai uscito…

Quali possano essere le rivendicazioni per riprendere un terreno di iniziativa in questa zona?

Una rivendicazione deve essere il rientro della parte pubblica, questa secondo me è la questione fondamentale. Bisogna imporre un ruolo a Finmeccanica. Nel settore aerospaziale c’è un investimento a medio-lungo termine, per cui è necessario che ci sia un intervento da parte dello Stato. Per quanto concerne Avio, oggi, il maggiore azionista (per l’85%) è un ennesimo fondo di investimento, questa volta inglese.

Molti  hanno visto nel tuo licenziamento il tentativo di colpire un sindacalismo combattivo, di classe e anche un comunista in fabbrica visto che tu sei anche segretario dei circoli di fabbrica di Pomigliano. Come credi che i comunisti dovrebbero riprendere il loro intervento nei luoghi di lavoro?

Abbiamo la necessità come partito cominciare a ridare la parola agli operai all’interno del partito e il partito complessivamente ha la necessità di capire quali sono le esigenze, i bisogni che sono all’interno della fabbrica. La verità è che anche il nostro partito, questa è la critica dura che faccio, ha messo gli operai in un angolo. È necessario che il partito legga ciò che sta venendo avanti e sviluppi posizioni autonome rispetto al capitale. Oramai i gioielli del sistema industriale italiano sono in mani straniere e nel momento in cui queste mani straniere sono rappresentate da fondi di investimento, il futuro della singola industria non ha prospettive.

L’Avio per esempio è senza prospettive perché la loro ragione di essere è il ricavare profitto massimo nel più breve tempo possibile, è accaduto dal 2003 al 2006 con Carlyle  che nel giro di 2 anni e pochi mesi ha guadagnato 1 miliardo di euro.

A un anno dalla vittoria del governo Prodi, che giudizio possiamo tracciare dell’operato del governo?

Innanzitutto noi dovremmo essere onesti con il nostro elettorato.  La vittoria elettorale ha creato speranze in una parte degli italiani. Nel momento in cui si continua a spada tratta con le politiche neoliberiste del governo Berlusconi io penso che non ci sia nessuna discontinuità. La questione pensioni è solo una parte, quando è venuto Giordano a portare qua a noi, a me, la solidarietà del Partito ho ricordato nel mio intervento la questione dei mille euro al mese che sembra non ricordare più nessuno, non è più all’ordine del giorno.

Non faccio retorica, dico che arrivare a 62 anni in una fabbrica dove è forte lo stato di subalternità del singolo, 62 anni su una catena di montaggio… voglio capire: stiamo con i piedi per terra o abbiamo la testa da qualche altra parte? Noi all’interno di questo governo dobbiamo rappresentare le esigenze e i bisogni degli sfruttati. Poi capisco che sia necessario fare delle mediazioni, ma non contro i lavoratori, perché quello che si avverte da parte dei lavoratori del nostro elettorato è che  il governo è lontano dalle loro esigenze.

 

23/05/07 

 
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