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| Porto Torres - Il futuro del petrolchimico è nelle nostre mani |
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| Movimento operaio | |||
| Scritto da Adolfo Pizzarri (operaio Polimeri Europa) | |||
| Lunedì 09 Febbraio 2009 05:02 | |||
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L’industria chimica in Sardegna non ha mai navigato in buone acque e mai come in questo momento si è trovata davanti una tempesta che ne determinasse la chiusura per due mesi. Tutto è iniziato con la chiusura degli impianti del fenolo e del cumene (a detta di Polimeri Europa a causa della crisi dei mercati), strategici per la sopravvivenza dello stabilimento di Porto Torres. La risposta dei lavoratori non si è fatta attendere e, dopo alcune assemblee indette dai sindacati di categoria Filcem, Femca e Uilcem, si è giunti alla proclamazione di alcune ore di sciopero di impianti fondamentali per l’approdo dei combustibili dell’Eni nel nord-Sardegna.La ritorsione dell’Eni è stata l’annunciata chiusura dello stabilimento fino al 1 febbraio del 2009, e la fermata totale del fenolo e del cumene per tutto il 2009; significa, in poche parole, la crisi di un territorio e la condanna alla fame di più di 3mila famiglie!
Tutta la provincia di Sassari ha reagito a questo affronto con un’imponente sciopero generale il 4 dicembre 2008; 10mila persone hanno sfilato a Porto Torres per protestare contro la chiusura del petrolchimico.Nonostante questo però la tanto temuta chiusura è arrivata, con raffiche di cassa integrazione per i dipendenti di Polimeri Europa e licenziamenti per quelli delle imprese esterne.Con l’avvento delle elezioni regionali e la benedizione di Berlusconi sembra tornare il sole, infatti lo stabilimento riprenderà a produrre, ma tutti sanno che è solo uno sporco gioco elettorale; ancora oggi infatti non si sa per quanto lo stabilimento resterà in marcia, si naviga a vista.
4 febbraio 2009
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