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Movimento operaio
Scritto da Tina Colao, Giampiero Palermo   
Giovedì 06 Aprile 2006 08:54

Operai in lotta per il diritto al lavoro

 La crisi industriale da tempo sta sottoponendo i lavoratori italiani a duri attacchi. Se in generale lo sfruttamento dei padroni rende le condizioni di vita e di lavoro estremamente difficile, questo è ancora più vero al sud dove i padroni si appropriano dei finanziamenti statali, costruiscono le loro belle fabbriche, sfruttano fino all’osso gli operai e poi una volta raggiunti i massimi profitti decidono di delocalizzare gli stabilimenti lasciando gli operai senza lavoro.

Questo è ciò che sta accadendo agli operai della Polti Sud srl, società nata nel 1997, situata a Rogliano (CS) costituita ad hoc con i fondi della legge 488/92 usufruendo del 60% dei contributi governativi su un investimento complessivo pari a 19 milioni di euro. La Polti riesce a ottenere anche l’applicazione della legge 407, che permette l’esenzione dei contributi previdenziali per tre anni, in cambio dell’assunzione dei lavoratori a tempo indeterminato. Grazie a questo un operaio della Polti Sud costa circa 350 euro in meno di uno della Polti Nord che ha sede a Como.


Nel 2004 gli operai di questa fabbrica sono finiti alla ribalta delle cronache per una importantissima lotta in difesa dei delegati ingiustamente licenziati e per il miglioramento delle proprie condizioni di lavoro. La Polti infatti, nonostante i finanziamenti ricevuti ha sempre puntato al massimo profitto anche mantenendo le condizioni di lavoro all’estremo della sopportabilità: totale mancanza di sicurezza sulle linee, repressione indiscriminata per chi abbandonava la catena di montaggio per bisogni fisiologici. Le sospensioni e le multe erano costantemente all’ordine del giorno. 15 giorni di sciopero ad oltranza costrinsero l’azienda a fare delle concessioni e a reintegrare i licenziati.


Ad un anno esatto di distanza gli operai sono nuovamente sotto attacco, questa volta il padrone vuole smantellare lo stabilimento e 188 lavoratori, con le loro famiglie, rischiano di essere lasciati in mezzo ad una strada. A giugno l’azienda ha aperto le procedure per la cassa integrazione, e approfittando dell’assenza dei lavoratori dalla fabbrica ha cercato di portare via i macchinari. Solo grazie al tempestivo intervento dei lavoratori, accorsi a bloccare i cancelli, si è per il momento fatto fallire il piano del padrone.


Il tentativo di svuotare la fabbrica ha ricompattato i lavoratori che hanno deciso di lottare per difendere il posto di lavoro. I delegati hanno convocato per il 18 luglio un’assemblea alla quale hanno partecipato anche i dirigenti della Fiom che fino a quel momento erano stati latitanti. Nell’assemblea si è deciso di fare un presidio davanti alla prefettura mercoledì 20 luglio.


Il presidio al quale hanno partecipato anche i lavoratori di altre fabbriche in crisi della zona ha preoccupato non poco il prefetto che ha immediatamente convocato le parti. Il primo risultato concreto è stato che la Polti ha firmato l’impegno a pagare gli stipendi arretrati e la cassa integrazione. Inoltre hanno dovuto dichiarare che non c’è crisi nel gruppo, che per il momento non porteranno via io macchinari e si sono impegnati ad organizzare un nuovo incontro a settembre sulle prospettive per lo stabilimento.


Tutto ciò è stato possibile solo grazie alla mobilitazione dei lavoratori che ha preso di sorpresa l’azienda e il sindacato. Non bisogna tuttavia abbassare la guardia perché siamo consapevoli che le aperture dell’azienda sono solo un modo per prendere tempo. Solo con la lotta decisa gli operai della Polti potranno ritornare al lavoro. Un primo passo importante è stato convocare il presidio in prefettura ma soprattutto lanciare un Comitato di lotta che ha come principale obiettivo quello di unificare le vertenze di tutte aziende in crisi della zona (vedi il comunicato stampa del comitato ), solo l’unità di tutti i lavoratori ci permetterà di vincere.

22-07-2005 

 
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