Sostienici
Ultimi articoli
Prossime iniziative
-
-
Per il partito di classe
-
Che succede in Fiat?
-
Assemblea della seconda mozione
-
Assemblea della seconda mozione
Mailing list
| Opponiamoci alla liberalizzazione di Formigoni |
|
|
|
| Movimento operaio | |||
| Scritto da Giuseppe Lania (Direttivo Filcams-Cgil Lombardia Rsu Coop Lombardia) | |||
| Giovedì 23 Novembre 2006 07:35 | |||
|
Commercio
Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato il 2 ottobre scorso il “Piano triennale del Commercio 2006-2008”. Allegata a questo piano c’è una proposta di legge specifica, riguardo alla disciplina degli orari delle attività di vendita. Proposta che rappresenta un attacco spudorato alla qualità di vita degli oltre 350mila lavoratori del settore presenti nella regione.
La giunta regionale guidata da Formigoni e da una maggioranza di centrodestra vuole far approvare la proposta di legge entro questo dicembre, in modo che le aziende possano intervenire sui modelli organizzativi nel 2007, per diventare operativa dal 1° gennaio 2008.
Il nocciolo della proposta è l’aumento indiscriminato del lavoro festivo e domenicale, andando oltre i peggioramenti introdotti dal Decreto Bersani (d. lgs 114/98). Decreto che, oltre ad aver allungato gli orari di apertura dei negozi, istituiva un criterio di deroghe al lavoro festivo e domenicale, per tutti quei comuni individuati “a vocazione turistica”. Grazie a questa legge – approvata nel 1998 dal precedente governo di centro sinistra - sono stati individuati in Lombardia ben 340 comuni a vocazione turistica, dove già oggi i negozi possono aprire sempre! In tutti gli altri comuni, si dava la possibilità di aprire 8 domeniche l’anno, più tutte quelle di dicembre. Oggi si vuole dare il colpo finale, abolendo il criterio dei comuni turistici e introducendo “un regime orario tendenzialmente uniforme” in tutta la regione. Secondo la proposta di legge della giunta Formigoni, potranno aprire sempre i negozi che si trovano nei comuni della fascia montana, nei comuni attorno ai laghi, nei comuni che hanno sedi termali, nei comuni in prossimità di aeroporti, nei centri storici di tutti i comuni capoluoghi di provincia e tutti quelli con una superficie inferiore ai 250 mq. Cartina alla mano, vuol dire che quasi ovunque si potrà aprire sempre. Quei comuni che non rientrano in questi criteri territoriali, avranno comunque un drastico aumento delle deroghe. Ad esempio tutti i negozi che sono in capoluoghi di provincia, ma non sono all’interno del centro storico, potranno aprire tra le 27 e le 29 domeniche, più tutte quelle di dicembre. I primi ad essere colpiti da queste novità sono gli oltre 350mila lavoratori del settore, di cui circa il 50 per cento donne, che tuttavia non sono stati minimamente considerati dalla giunta regionale. L’ASSEMBELA REGIONALE DEI DELEGATI Il 20 ottobre scorso, si è tenuta al Teatro Nuovo di Milano un’assemblea regionale con la partecipazione di circa 400 delegati sindacali del settore della distribuzione. Negli interventi e nelle discussioni tra lavoratori si toccava con mano la preoccupazione, ma anche la rabbia enorme per quest’ennesimo attacco alle nostre condizioni di vita e di lavoro. Già oggi viviamo una realtà arrivata a livelli intollerabili: turni di lavoro che cambiano di continuo, che si allungano sempre di più anche nelle fasce serali, sabati sempre lavorativi (e spesso già adesso anche le domeniche), organici all’osso con conseguenti continue richieste di straordinari. Una realtà che è la risultante del ricatto permanente dovuto all’utilizzo massiccio di contratti a termine o comunque precari, ma anche al ricatto di salari che per i lavoratori part-time – che sono la maggioranza – non arrivano a 600 o 700 euro mensili. Inserire la questione della domenica lavorativa in una realtà come quella del settore del commercio, già martoriata da livelli impressionanti di precarietà e flessibilità in fatto di orari, vuol dire rendere ai lavoratori pressoché impossibile programmare e organizzarsi una vita al di fuori del lavoro. La domenica deve ritornare ad essere un giorno di riposo per tutti! Questa è la sola rivendicazione che il sindacato deve avanzare. I lavoratori devono avere il diritto di poter dedicare un giorno fisso della settimana ad altre cose che non siano il lavoro: stare coi figli, o il proprio partner, dedicarsi agli hobby, alle proprie passioni, ad avere una vita sociale. RESPINGIAMO QUESTO ATTACCO! La proposta di legge va respinta, iniziando col convocare iniziative di sciopero che coinvolgano tutti i lavoratori del settore, possibilmente con manifestazioni che arrivino fin sotto la sede del Consiglio Regionale e con iniziative che riescano a coinvolgere anche i consumatori. Se esiste veramente un’esigenza di lasciare più tempo ai consumatori di fare acquisti, la strada da perseguire non è quella di peggiorare le condizioni di altri lavoratori, ma lottare assieme per una vera riduzione di orario di lavoro e per seri aumenti salariali. Se un lavoratore invece di lavorare 40 o più ore, ne lavorasse 35 o 30 avrebbe più tempo anche per fare la spesa durante la settimana. Serve un segnale forte: da dare alle aziende del commercio, alle istituzioni, ma anche ai vertici sindacali che troppo spesso si sono dimostrati conniventi con le idee aziendali, rispetto alla moderazione salariale, al ruolo positivo delle “liberalizzazioni”, alla “flessibilità buona”. Non rassegniamoci ad una vita di sacrifici, passata solo a produrre sul posto di lavoro e a consumare nel poco tempo libero che ci rimane. Tempo libero che, secondo il piano approvato dalla Giunta Formigoni, dovremmo tutti passare allegramente nei “nuovi luoghi di aggregazione sociale nel territorio”: i centri commerciali.
15/11/2006
|








