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OGR Bologna: Intervista a Marco Mari, membro della RSU dell’OMC ETR di Bologna PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Simone Raffaelli   
Giovedì 24 Giugno 2010 04:03

Lo scorso 11 maggio Trenitalia ha presentato ai sindacati un documento in cui ha annunciato la prossima chiusura dell'Officina MC ETR Pendolanti e  Mezzi leggeri elettrici (ex OGR) di Bologna e l'OGR di Melfi.

Si tratta di realtà lavorative che impiegano complessivamente oltre 400 dipendenti delle ferrovie e più di 200 lavoratori di ditte esterne.

Trenitalia ha affermato che questa chiusura è resa necessaria da un calo della manutenzione dei rotabili. Oggettivamente questo calo è reale solo per i treni merci, ma non per quelli passeggeri, in particolare l'Alta Velocità e il Trasporto Regionale.

La situazione è probabilmente quella opposta: come ha affermato nei suoi volantini l'RSU dell'OMC ETR di Bologna, la richiesta di trasporto, quindi di manutenzione, per questi tipi di treni è in continuo aumento.

Dietro questo progetto di chiusura c’è in realtà la volontà di perseguire forme di spezzettamento e progressiva esternalizzazione di pezzi importanti delle ferrovie italiane.

Un disegno che a Bologna si incrocia pericolosamente con la collocazione attuale delle officine, che si trovano in una zona altamente appetibile per la speculazione edilizia e che deve trovarci pronti a rispondere.

Ne parliamo con Marco Mari, membro della RSU dell’OMC ETR di Bologna.


Cos'è OGR ?

O.G.R. è l’abbreviazione di Officina Grandi Riparazioni delle ferrovie e il nome dice tutto sul tipo di lavorazioni che vengono eseguite, cioè manutenzioni sul lungo periodo (circa ogni 10 o 3 anni a seconda dei treni) e ristrutturazioni con modifiche anche radicali di tutte le parti che compongono il rotabile, dai carrelli all’arredo, applicazione di condizionamenti e innovazioni diverse per migliorare il servizio.

Nasce vicino alla stazione nel 1905 come officina per la revisione delle carrozze, verrà trasferita nel luogo attuale intorno al 1915, dopo la nazionalizzazione dell’epoca delle Ferrovie che erano private.

All’inizio del 1980 vi lavoravano 1200 persone e sono di quegli anni le lotte contro l’amianto (in collaborazione con il Prof. Maltoni) e lo studio e realizzazione di un protocollo dell’ENEA, che definisce le metodologie per la scoibentazione, il monitoraggio e lo smaltimento dell’amianto. A tutt’oggi purtroppo sono morti più di 150 lavoratori a causa del mesotelioma pleurico, in gran parte dovute all’esposizione subita negli anni ‘70, mentre negli Stati Uniti già nel ‘60 si conosceva la pericolosità del materiale.

Qual'è il progetto di Trenitalia per la vostra officina?

L’11 maggio 2010 Trenitalia presenta, ai sindacati di categoria nazionali, un fantomatico progetto di revisione e specializzazione della manutenzione dei treni chiamato “Manutenzione per moduli”; nel pomeriggio già l’officina è in subbuglio: l’unico vero progetto è la chiusura delle Officine di Bologna nel 2013 e di Melfi a fine 2010, gli obiettivi reali la sempre più spinta privatizzazione della manutenzione in Ferrovia e l’ennesima speculazione immobiliare, sull’area dove sorge l’OGR.

Si tratta di 50 posti di lavoro persi a Melfi e 400 a Bologna, a cui aggiungere 200 lavoratori di ditte esterne che già eseguivano lavorazioni a basso contenuto tecnologico, da ricollocare con trasferimenti, prepensionamenti e in gran parte da risistemare in impianti limitrofi (a Vicenza!?!).

In sostanza una perdita secca di 600 opportunità di lavoro per le future generazioni, in una città come Bologna che sta vivendo forse la peggior crisi occupazionale nell’industria della propria storia recente.

Una pesantissima perdita di alta professionalità per Trenitalia, per i passeggeri dei treni pendolanti AV ”Freccia argento” e soprattutto una diminuzione della qualità del servizio per i pendolari.

Oltre alle ricadute dal punto di vista lavorativo e professionale, quale rischi per la sicurezza dei treni potrebbe comportare un piano industriale di questo genere?

Fin dal primo dopoguerra l’officina di Bologna si è specializzata nella grande riparazione di elettromotrici ed elettrotreni (il mitico Settebello), unica in Italia per questi tipi di rotabili, mentre da metà degli anni '80 è entrato per revisione il primo “Pendolino” ETR450. Si è quindi qualificata per questa tipologia  di treni pendolanti con le serie successive (ETR460-470 Cisalpino-485 Freccia argento) con azionamenti elettronici comandati da microprocessore, ma soprattutto si è specializzata, unica in Italia, nella revisione dei carrelli pendolanti e delle ruote di questi rotabili, componenti fondamentali per la sicurezza dell’esercizio. La revisione di questa componentistica è ben procedurata e definita nei “Piani di manutenzione”, per cui ricadute sulla sicurezza del trasporto non ce ne saranno; c’è comunque da dire che quando si smantella e si disgrega un gruppo collaudato di operai e di tecnici specializzati nella riparazione, che è cosa ben diversa e più macchinosa della costruzione a nuovo, parte della professionalità va comunque dispersa, pur con tutta la buona volontà di coloro che dovranno fare il nostro lavoro.

Le elettromotrici sono invece il più comune treno per pendolari, con forte accelerazione e grande capacità di frenata, così da poter essere usate anche per servizio metropolitano (ALE724 a Napoli). Dallo scorso anno è iniziata la revisione generale dei rotabili di questa tipologia, appartenenti alle regioni Emilia Romagna e Toscana, con loro finanziamento del restyling completo degli arredi interni ed esterni, applicazione del condizionamento e monitor informativi per i passeggeri; gran parte della riprogettazione e l’attuazione prototipale sono state completamente sviluppate con risorse e professionalità interne all’OGR di Bologna.

Oltre alla perdita di posti lavoro, quali sono gli altri pericoli? Speculazione edilizia? Quali potenzialità ha la vertenza dal punto di vista territoriale?

Come già detto, sicuramente la perdita di professionalità si farà sentire anche a livello nazionale; leggendo attentamente il documento aziendale, si capisce che il carico di lavoro della nostra officina viene sì trasferito agli stabilimenti OGR di Foggia e Vicenza, ma solo in parte, infatti circa 300000 ore annue di lavoro si spostano verso impianti di manutenzione corrente leggera.

L’azienda la chiama ormai da tempo “Manutenzione per moduli”; questo progetto, che esiste solo sulla carta, non è mai partito realmente semplicemente perché i rotabili già esistenti non sono stati costruiti a “moduli” e questi impianti di manutenzione corrente non sono attrezzati e non hanno né le risorse né le capacità adeguate.

La nostra opinione è che queste lavorazioni saranno sempre di più esternalizzate verso le ditte costruttrici dei treni, contrariamente a quanto dichiara l’azienda; queste poi affideranno le operazioni a scarso contenuto tecnologico ad aziende in subappalto, con massiccio uso di lavoratori precari e senza tutele sindacali. Inoltre verrà così a mancare la tanto sbandierata “sana concorrenza”, infatti affidando la manutenzione a monopolisti privati, si produrrà non un aumento dell'efficienza, ma complessivamente un aumento dei costi e una diminuzione della qualità.

La chiusura dell’OGR di Bologna non è che un pezzo di un altro progetto di Ferrovie: la vendita del terreno dove è posizionata l’officina, l’ennesima speculazione immobiliare per fare cassa, dopo aver già venduto palazzi storici, case, depuratori, ecc...

Il Comune di Bologna non ci può rispondere che l’area non è inserita nel nuovo PRG tra quelle dove è prevista la costruzione di nuovi immobili, ormai le vicissitudini di aziende storiche bolognesi come Sasib e Casaralta le conosciamo, passato qualche anno le varianti fanno il miracolo.

Quando in Comune ci saranno i politici pretenderemo ben altre risposte! [ndr: il Comune di Bologna in questo momento è commissariato]

Quale risposta hanno messo in campo RSU e sindacati?

Dopo la sofferta “proclamazione dello stato di agitazione” unitaria da parte dei sindacati di categoria a livello regionale ed un incontro con l’azienda concluso con un verbale di disaccordo, aspettiamo la convocazione da parte del Prefetto; siamo di fatto tenuti a rispettare le norme previste nella legge che regola gli scioperi nei servizi pubblici essenziali, ci sono per cui dei modi e dei tempi ben definiti per poter organizzare azioni di lotta.

Il 23 di giugno si terrà comunque una manifestazione dei lavoratori dell’OGR per le strade di Bologna; è un primo modo per far conoscere e coinvolgere la città  sul nostro problema.

Come RSU abbiamo già avuto diversi incontri con partiti politici , con senatori e deputati di Bologna e con consiglieri regionali, sempre di Bologna, di recente eletti e tutti hanno manifestato la loro vicinanza, vedremo poi nei fatti quanto si impegneranno per aiutarci a livello istituzionale.

Le confederazioni regionali hanno chiesto unitariamente un incontro con il Presidente della Regione Vasco Errani e l’Assessore ai trasporti ed infrastrutture Alfredo Peri, ad oggi non abbiamo notizie se si sia svolto o meno.

I sindacati nazionali di categoria sono “non pervenuti”.

A che punto è lo sviluppo del coordinamento con gli altri siti lavorativi? Che ruolo ha il sindacato in questi contatti?

Il primo giugno si è riunito un gruppo di lavoratori e delegati RSU delle officine di Voghera, Vicenza, Rimini, Verona e Bologna; da parte di tutti è stata espressa solidarietà, anche attraverso volantini poi distribuiti negli impianti di appartenenza, e si è manifestata la preoccupazione per lo stato della manutenzione sempre più esternalizzata.

Abbiamo prodotto un documento da distribuire in tutte le officine, tramite contatti con altre RSU o in alternativa da parte di singoli lavoratori, che condividono le cose che diciamo e che vogliono impegnarsi per costruire un coordinamento nazionale della manutenzione.

Coordinamento che a livello sindacale tutto, diciamo che non è incoraggiato per il momento.

Allego ultima parte del documento prodotto, significativa per capire come ci stiamo muovendo e quali sono le parole d’ordine future:

"E' necessaria una lotta unitaria di tutti i ferrovieri del settore per salvare l'intero comparto della manutenzione del materiale rotabile e per evitare nuovi trasferimenti d'attività lavorative ad aziende private.

La prima condizione per resistere è impedire che i lavoratori di un impianto siano contrapposti ad altri, che gli stabilimenti siano messi in concorrenza per fare la migliore offerta per "tenere" il lavoro.

Fermare la chiusura delle officine di Bologna e Melfi è il primo passo per salvare gli altri stabilimenti.
Ci rivolgiamo ai lavoratori e alle RSU di tutte le OGR di Trenitalia chiedendo di organizzare delle assemblee di stabilimento, nelle quali discutere assieme questo disegno aziendale che colpirà tutti prima o poi; basta guardare la mappa della vostra città per vedere che le Officine GR sono tutte posizionate nei pressi dei centri residenziali; basta considerare che già oggi in realtà le lavorazioni vengono sempre più “esternalizzate” al contrario di quanto dichiarato dall’azienda."

 
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