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| Modena - Vittoria dei lavoratori alla Terim! |
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| Movimento operaio | |||
| Scritto da Francesco Santoro* | |||
| Giovedì 18 Giugno 2009 05:45 | |||
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Dopo 7 mesi di lotta i lavoratori e la Rsu della Terim (azienda di elettrodomestici con sedi a Modena ed a Reggio Emilia) hanno vinto la loro più grande battaglia di sempre: evitare lo smantellamento del sito di Baggiovara (Modena) ed impedire 180 licenziamenti. Questa vittoria acquisisce ancor più rilievo, perché si determina in un contesto di crisi, dove chiusure di fabbriche e licenziamenti sono all’ordine del giorno. Questo esempio concreto è sistematicamente citato sulla stampa locale, al punto tale che Fim-Fiom-Uilm non hanno esitato ad indicarlo come “l’accordo di riferimento anti-crisi” a Modena ed a Reggio Emilia.
La prima cosa sancita dall’accordo è che Baggiovara continuerà ad essere un sito produttivo. Quelli che inizialmente erano 180 esuberi non hanno visto e non vedranno l’apertura di procedure di mobilità. Dunque, nessun lavoratore verrà licenziato. Questo duplice obbiettivo, difesa del patrimonio produttivo e posti di lavoro, è stato conquistato adoperando congiuntamente due ammortizzatori sociali: contratti di solidarietà (Cds) e cassa integrazione speciale a rotazione (Cigs). Da quando esiste la legge sui Cds (1996) la Terim è stata la prima azienda metalmeccanica dell’Emilia Romagna a dargli applicazione concreta. Non è un caso che in tutti questi anni Confindustria ha adoperato ogni mezzo per rifiutarne l’applicazione, facendone una questione politica di prima grandezza. La ragione è molto semplice: i Cds sono lo strumento maggiormente tutelante per i lavoratori sotto ogni profilo. Nella fattispecie, salario diretto ed indiretto (ratei, ferie, permessi, tfr) coprono circa l’80% della retribuzione e, cosa più importante, è garantita la presenza in fabbrica di tutti i lavoratori dei reparti coinvolti dall’ammortizzatore, pertanto nessuno resta “slegato dalla fabbrica”. Nondimeno, in questa intesa per la prima volta in Italia vengono adoperati contemporaneamente nella stessa fabbrica Cds e Cigs a rotazione, tanto che al Ministero del Lavoro c’era non poco imbarazzo nel dare applicazione concreta a tale connubio. L’enorme risultato, conquistato con la lotta, ci ha permesso sin da subito di garantire la rotazione al 75% della forza lavoro operaia ed impiegatizia. Dal mese di dicembre 2009 questa percentuale dovrà ulteriormente innalzarsi, estendendo la rotazione a tutto il personale in forza (260). Gli strumenti previsti a tal fine sono: allargamento del bacino di rotazione sul sito di Baggiovara, estensione della rotazione al sito di Rubiera, corsi di formazione retribuiti dalla Regione e dalla Provincia, ricollocamento presso altre aziende consociate a Confindustria Modena. Nel mese di maggio 2010 l’azienda dovrà aver riassorbito a pieno regime 33 lavoratori tra quelli coinvolti dalla Cigs (132), che sommati ai circa 30 coinvolti dal Cds abbattono definitivamente le “eccedenze”. Infine, per quella parte di lavoratori che inizialmente saranno collocati in cassa a zero ore, l’azienda provvederà ad erogare l’anticipo della cassa ed una integrazione salariale mensile di 100 euro, oltre a garantire comunque l’erogazione del P.D.R., che in regime di Cigs a zero ore dovrebbe essere incluso nei massimali previsti per legge.
Che la Terim sia una delle realtà più sindacalizzate non è un segreto, tuttavia la coscienza politica dei lavoratori da sola non sarebbe bastata a scongiurare lo smantellamento del sito, se non si fosse accompagnata con i metodi di lotta necessari in questa fase. La lotta di classe è prima di tutto una guerra di nervi! Durante questi 8 mesi di mobilitazione, coincisi con 23 settimane di Cigo, l’azienda ha adoperato ogni mezzo per confondere e dividere i lavoratori, senza mai riuscirci. Già durante la discussione sul piano industriale erano emerse abbastanza contraddizioni per farci comprendere che le reali intenzioni non erano il rilancio ma la chiusura della fabbrica. Tuttavia, avevamo perfettamente compreso che questa era una tattica volta ad esasperarci, i cui obiettivi principali erano: far partire le lotte in anticipo per sfiancarci e dividerci, approfittando dei già bassi salari a causa della Cigo; conseguentemente a ciò fare un’operazione mediatica, per far cadere le responsabilità della cattiva gestione della vertenza su una Rsu sconsiderata e facinorosa. Un altro fattore determinante nella lotta è stata la capacità di inasprire la mobilitazione pur non potendo sempre scioperare a causa della Cigo: attraverso assemblee, sistematicamente organizzate fuori dai cancelli della fabbrica, si sono coordinate iniziative di lotta e visibilità di vario genere. Dai blocchi stradali, durante i quali si diffondevano appelli di solidarietà alla popolazione, alle assemblee pubbliche sui temi della crisi, passando attraverso volantinaggi nei centri storici di Modena e Rubiera, comprendendo le principali mense operaie. Tutto questo senza mai dimenticare la raccolta di fondi per la cassa di resistenza Terim. Questa esperienza ha fornito ai lavoratori ulteriori strumenti di lotta, dimostrando al padrone che la cassa non ci avrebbe né fermato né diviso. In aggiunta a ciò, venivano intercalati nel tempo i collaudati picchetti con tanto di blocco delle merci, impedendo nel senso letterale del termine che niente e nessuno entrasse o uscisse dalla fabbrica. Questi elementi hanno avuto un peso determinante durante la vertenza, ma riteniamo di aver vinto questa lotta innanzitutto attraverso la minaccia sistematica dell’occupazione degli stabilimenti. Già durante la lotta contro i 300 licenziamenti del 2006 questa parola d’ordine terrorizzò la proprietà. Conscia del fatto che per noi “occupare” sarebbe stato un punto di partenza e non l’ultimo gesto della disperazione, ha preferito cedere su tutti i fronti abbandonando l’idea della chiusura e dei licenziamenti.
* Delegato Fiom-Cgil Terim Baggiovara
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