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Minarelli di Bologna sui fatti di Nassyria PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da La redazione   
Giovedì 06 Aprile 2006 09:21

Comunicato di alcuni lavoratori della Minarelli di Bologna

sui fatti di Nassyria e sullo sciopero di 10 minuti convocato dai sindacati.

 

I carabinieri e i militari italiani uccisi a Nassirya non sono i primi, né saranno gli ultimi  morti  di una guerra di occupazione dell’Iraq che è già costata in questi mesi, oltre alle vittime militari, 15mila  vittime civili tra uomini e donne: Ad essi vanno sommati quasi un milione di morti ammazzati per effetto dell’embargo che, da oltre un decennio, ha privato la popolazione civile irachena  di cibo e medicinali. La maggior parte di queste vittime sono soprattutto bambini, donne e anziani.

Il governo italiano, sfruttando la tragedia di Nassirya, si prepara a prolungare la missione delle truppe italiane perpetuando un’occupazione militare vera e propria, dietro la foglia di fico delle risoluzioni dell’Onu. Perché di questo si tratta: non di una missione umanitaria, volta a ristabilire pace e democrazia come la propaganda governativa ci vorrebbe far credere; ma di una missione di  guerra  finalizzata a spartirsi una fetta  delle ricchezze petrolifere ed energetiche  irachene  e gli appalti per la  “ricostruzione” di quel  Paese.  Una fonte di profitto appetitosa per le imprese statunitensi, europee ed italiane.

 

Si dice che in ogni guerra, la prima vittima sia sempre la verità. Crediamo che questa affermazione sia  tremendamente vera. In questi giorni, il governo (ma anche molti illustri esponenti dell’opposizione di centro-sinistra) tentano di costruire sulle macerie e sui corpi ancora caldi dei militari e dei carabinieri italiani uccisi a Nassirya, un clima di rinnovata “unità nazionale”. E’ la menzogna che, oltre la retorica, rivela le sue  finalità: nascondere la vera natura di questa guerra e intimidire i partiti e le organizzazioni dei lavoratori, con il ricatto della “solidarietà nazionale”, in modo che non si sviluppi una vera opposizione sociale alle politiche del governo

E’ di queste ore una dichiarazione del presidente del Senato Marcello Pera, a dir poco emblematica, secondo il quale il miglior modo di combattere il  “terrorismo” è quello di  esportare i valori e i modelli occidentali (capitalistici) accelerando la “modernizzazione” del mercato del lavoro: cioè in buona sostanza, per  sostenere una guerra di occupazione, adeguarsi ed accettare le politiche di precarietà  e di sfruttamento che questo governo ha messo in atto, nell’interesse dei padroni, contro i lavoratori. E’ per difendere questi interessi che i carabinieri e i militari italiani  sono stati mandati a farsi ammazzare in Iraq. Il miglior modo per  esprimere solidarietà ed impedire che ciò si ripeta è battersi per il ritiro delle truppe italiane da questa guerra di occupazione.

 

Come lavoratori e come iscritti alla Fiom-Cgil, ci fermeremo  10 minuti martedì 18 novembre, così come la nostra  Organizzazione sindacale ha indicato, ma lo faremo non per  partecipare ad un “lutto nazionale” che mistifica  il ruolo della presenza militare italiana, né per esprimere solidarietà alle forze armate italiane. Lo faremo  nella convinzione che i lavoratori, tutti i lavoratori a prescindere dalle loro nazionalità, sono contrari alla guerra  perché essa viene condotta  principalmente contro di loro e per i profitti  di pochi. In  nome della lotta al terrorismo, delle missioni umanitarie, dei valori di libertà e democrazia, governo e padronato  esigono i tagli alla spesa sociale, alla sanità, alla scuola, alle pensioni, e politiche salariali da fame. I migliori  “patrioti” saranno coloro che si vorranno adeguare a queste politiche.

 

Noi ci fermeremo 10 minuti, simbolicamente, per chiedere la fine dell’occupazione militare italiana dell’Iraq, il ritiro delle truppe, e per chiedere al nostro sindacato di  battersi con questi obiettivi, senza farsi intimidire dalle campagne isteriche  della destra e  rifiutando  il tranello della “solidarietà nazionale” I lavoratori non devono dimostrare nulla a nessuno, e se questa guerra  va bene al governo e alla destra che rappresentano gli interessi dei padroni, vuole dire che non va bene per chiunque abbia a cuore la difesa degli interessi dei lavoratori e dell’organizzazione sindacale

 

NO ALLA GUERRA DEL PETROLIO

NO ALL’OCCUPAZIONE DELL’IRAQ

RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE

 

18 novembre 2003

 
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