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La lotta paga. Alla Fiege di Brembio vincono i lavoratori! PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Andrea Bettinelli*   
Lunedì 18 Gennaio 2010 04:56

Il caso della Fiege di Brembio (Lodi) è emblematico: mentre sopra le loro teste viene sottoscritto un contratto vergognoso, la maggioranza degli operai respinge l’accordo e porta avanti una lotta serrata che si conclude con l’accettazione totale delle richieste dei lavoratori. Ecco una breve cronaca, che insegna come la lotta e la determinazione dei lavoratori pagano!

Riduzione da 40 a 24 ore lavorative, salario da fame e possibilità di licenziare o trasferire metà dei dipendenti in altri siti produttivi a decine di km di distanza. Questo prevedeva l’accordo siglato il 16 dicembre tra Cgil – Cisl – Uil, la Fiege Borruso e l’Ucsa (rispettivamente committente e cooperativa entrante) relativo alla ristrutturazione in atto nell’azienda di logistica con il subentro della nuova cooperativa.

È bene sapere che la Fiege non è un’azienda in crisi: a breve è anzi prevista l’apertura di un nuovo capannone. Tali provvedimenti erano dettati unicamente dalla volontà di dare un giro di vite, attraverso il licenziamento diretto ed indiretto (i trasferimenti coatti), introducendo per chi restava un regime schiavistico tipico delle realtà cooperative.

L’accordo del 16 dicembre è peraltro in aperto contrasto con la normativa nazionale del contratto del trasporto merci che prevede, in caso di subentro di una nuova cooperativa nella gestione di un’azienda, l’assunzione di tutti i lavoratori presenti nel sito alle stesse condizioni normative e salariali.

Gli operai non si rassegnano ed alcuni lavoratori, iscritti allo Slai Cobas, aprono una vertenza. Il 30 dicembre, in risposta all’interruzione della trattativa da parte dell’azienda, la maggioranza dei lavoratori (35 su 68) entra in sciopero, bloccando i camion in entrata ed in uscita. In un primo momento, dirigenti della cooperativa e polizia tentano di intimidire i lavoratori (nella totalità immigrati) minacciando di revocargli su due piedi il permesso di soggiorno. Il tentativo non riesce. A quel punto le forze dell’ordine reagiscono con brutali cariche: sette lavoratori feriti di cui quattro portati al pronto soccorso e due arresti (un operaio ed un sindacalista dello Slai Cobas con l’assurda accusa di resistenza a pubblico ufficiale).

Anche questo tentativo di far rientrare la lotta con la forza fallisce. Non solo si assiste ad una mobilitazione immediata per la scarcerazione dei due compagni arrestati (rilasciati in previsione del processo il 23 febbraio) ma sciopero e picchetto davanti ai cancelli proseguono per tutta la mattinata del 31. Il prefetto convoca le parti riaprendo la trattativa con la presenza, questa volta, di una delegazione dello Slai Cobas. Vergognoso il comportamento dei sindacati confederali che, senza alcun mandato da parte dei lavoratori, sottoscrivono, per la seconda volta, un accordo truffa.

La proposta è giudicata inaccettabile dai lavoratori che decidono di proseguire lo sciopero ad oltranza con un picchetto permanente davanti ai cancelli ed il blocco delle merci a cui partecipano, in solidarietà, decine di compagni di altre realtà. Gli avvenimenti subiscono, nel giro di 48 ore, un’accelerazione improvvisa: la direzione aziendale si rende conto che a nulla valgono gli accordi presi sopra la testa dei lavoratori e l’unico interlocutore possibile sono gli operai stessi. Si arriva all’incontro risolutivo del 5 gennaio: dopo due ore di trattativa l’azienda è costretta a piegarsi e a soddisfare tutte le richieste dei lavoratori. La conferma di tutti i posti di lavoro nel sito di Brembio, a parità d’ore e di salario rispetto alla cooperativa precedente. Un accordo siglato anche da Cgil Cisl e Uil che si vedono costrette a sconfessare totalmente il loro operato precedente. Una nota su Rifondazione Comunista: in lotte come queste il nostro partito dovrebbe essere in prima linea al fianco dei lavoratori, questo non è stato fatto, a parte una solidarietà generica. Un errore da non ripetersi: la centralità del lavoro e del conflitto sociale vivono nella pratica quotidiana e si traducono nel concreto solamente se in ogni vertenza operaia il nostro partito è presente in carne ed ossa per sostenerla e diffonderne l’esempio.   

Quella della Fiege è stata infatti la grande vittoria di una lotta operaia e lo sarà ancora di più nella misura in cui diventerà un patrimonio collettivo. è ora necessaria una campagna affinché i due compagni arrestati non abbiano conseguenze penali; il tentativo di criminalizzare chi lotta non deve passare!


* Giovani Comunisti di Crema

 

 
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