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| La lotta della Innse di Milano |
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| Movimento operaio | |||
| Scritto da La redazione | |||
| Mercoledì 05 Agosto 2009 05:07 | |||
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Alle 8 di domenica 2 agosto tredici camionette di polizia e carabinieri hanno dato inizio al processo di smantellamento produttivo della Innse di Milano. Da tempo il proprietario della fabbrica, Genta, portava avanti una politica di vendita a pezzi dello stabilimento, arrivando alla vendita delle sette macchine principali a privati, tre delle quali a un'azienda di Vicenza che ha fornito i 40 operai che la polizia ha introdotto nello stabilimento. Negli ultimi anni Genta ha accumulato molti debiti, tanto da arrivare all'attenzione del Tribunale di Milano che, attraverso una sentenza, ha accordato a Genta la possibilità di saldare parte dei propri debiti attraverso la vendita dei macchinari più importanti della fabbrica. Come scritto anche in precedenti articoli, l'Innse è una fabbrica che utilizza macchinari di estrema precisione, cosa che rende i suoi operai estremamente specializzati. Le macchine che Genta ha venduto all'industriale vicentino richiedono diversi giorni per essere smontate: la loro uscita dalla fabbrica ridurrebbe in modo decisivo la capacità produttiva della Innse rendendola chiusa nella pratica. Le forze scese in campo per porre fine a questo straordinario esempio di resistenza operaia non sono più locali, ma fanno ormai riferimento al ministero degli Interni, che ha tutta l'intenzione di porre fine all'esistenza della Innse prima che arrivi l'autunno. Quanto segue è un rapporto di quanto avvenuto in queste ore e del processo di mobilitazione in corso.
Fin dal principio la polizia ha negato la possibilità di fare introdurre in fabbrica una delegazione degli operai che potesse controllare chi fossero questi operai che stavano smontando le macchine, in quale modo lo stessero facendo e se autorizzati a farlo. Stesso diniego è stato dato alla richiesta di poter tornare ad avere accesso al presidio, rigorosamente protetto dagli scudi dei carabinieri. Il dispiegamento di forze dell'ordine è stato notevole: chiuse tutte le entrate della fabbrica, chiusa via Rubattino, chiusa completamente anche l'uscita della Tangenziale con tutti gli agenti in tenuta antisommossa.
Alla fine, dopo una trattativa a quattro (Giudici, Cremaschi, Sciancati con la Prefettura) si è ottenuta la presenza operaia nel presidio durante la notte. I carabinieri hanno mandato via gli operai alle 3,30 del mattino senza troppi complimenti.
Di fatto non c'è stata nessuna trattativa e Formigoni non si è presentato al Pirellone.
Rimane quindi un’unica sentenza in esecuzione: quella che ordina lo smontaggio dei macchinari e la loro vendita per far fronte ai debiti del padrone della Innse.
Hanno organizzato un presidio con una delegazione di operai Innse per essere ricevuti da Formigoni: delegazione che però è stata rimbalzata da funzionario in funzionario fino all’essere ricevuta dall’assessore all’Istruzione perché “gli altri assessori sono tutti in ferie”. La realtà è ben diversa: la giunta Formigoni non vuole avere troppo la patata bollente per le mani e vuole scaricarla al suo reale committente, il Ministero dell’Interno. Maroni vuole sconfiggere politicamente e fisicamente la lotta della Innse prima che arrivi l’autunno: l’obiettivo è quello di dare una dimostrazione di forza alle future lotte operaie e scardinare l’esempio della lotta della Innse.
Tornati dall’infruttuosa trattativa in regione, verso le 13 la Sciancati e Cremaschi hanno tenuto una conferenza stampa davanti alla fabbrica in cui hanno denunciato il “G8 di via Rubattino” e la necessità di riaprire una trattativa con la regione “perché Formigoni deve prendersi le sue responsabilità”. Hanno spiegato come nel pomeriggio sarebbe arrivato Rinaldini e come, con le parole della Sciancati, “la lotta della Innse ci insegna che si può provare a resistere alle chiusure e ai licenziamenti”. Hanno dichiarato che ci saranno due ore di sciopero a livello nazionale (martedì 4 agosto dalle 15 alle 17) la continuazione del presidio perché, nelle parole di Cremaschi, “non possiamo impedire agli operai dentro di non smontare le macchine ma possiamo impedire di portarle fuori”. Cremaschi ha concluso dicendo che questa lotta deve essere un monito “per l’autunno che verrà”.
Il presidio è stato riconvocato per il martedì mattina dove sembra che ci sarà una nuova trattativa. La giornata si è conclusa con la convocazione da parte della Fiom di uno sciopero di due ore in tutte le aziende metalmeccaniche.
Il ministero degli interni vuole chiudere la facenda prima che riaprano le fabbriche a settembre. La Innse continua a rappresentare un esempio troppo pericoloso per quelle centinaia di fabbriche che rischiano la chiusura. Sempre di piu la difesa della Innse aquisisce un significato decisivo per chi vuole opporsi ai licenziamenti di massa. Per questo motivo facciamo appello a tutti di partecipare e sostenere la lotta degli operai dalla Innse.
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