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In questi giorni sono molte le fabbriche in lotta, tra loro spunta anche la situazione dei 325 lavoratori della Jabil di Cassina de Pecchi (Milano): licenziati via fax il 12 dicembre. La vertenza dura da un anno, quando l’allora Competence Emea mette in cassa integrazione i lavoratori, e ricede l’attività a Jabil, per nulla intenzionata a continuare la produzione nel sito di Cassina. Jabil è una multinazionale americana, in Italia era presente in molte zone, ora il grosso della sua presenza è a Cassina de Pecchi e nel sito di Marcianise.
A Cassina de Pecchi Jabil rilevò un ramo d’azienda di Nokia-Siemens, dove si faceva ricerca e sviluppo e produzione di apparati a microonde per la trasmissione di dati. Poco dopo cedeva tutta l’attività al fondo Mercatech che la inserisce nell’azienda Competence Emea che in pochi mesi creava un buco di 70 milioni di euro, costringendo cosi Jabil a riacquistare. Jabil è una multinazionale per nulla in crisi, è un esempio di come si specula giocando con la vita dei lavoratori. Di recente la società ha pubblicato i risultati per l’anno fiscale 2011 con risultati molto positivi. È cresciuto il margine operativo del 77% e gli utili netti del 57%, circa 516 milioni di dollari di utile, dando 62 milioni di dollari di dividendi ai propri azionisti, (www.jabil.com/investors) esempio di come si specula sulla vita dei lavoratori.
I lavoratori di Cassina de Pecchi sono ormai in lotta da un anno, dall’inizio della cassa integrazione. Da luglio di quest’anno con un presidio permanente fuori dai cancelli della fabbrica. Sono state molte le iniziative, dall’occupazione del consiglio provinciale, alle manifestazioni di categoria alla Regione Lombardia, ma il 12 dicembre, un giorno prima della trattativa sindacale per il prolungamento della cassa integrazione l’azienda mandava le lettere di licenziamento. La risposta è stata pronta, la fabbrica è stata occupata. Fino al 12 dicembre i lavoratori hanno lavorato con la cassa integrazione a rotazione, ma un piano industriale e un rilancio del sito non era mai stato programmato da Jabil. Primo passo del sindacato è stato quello di proporre una causa contro i licenziamenti, mentre i lavoratori occupavano la fabbrica.
La fabbrica tutt’ora è presidiata 24 ore su 24 dall’interno, macchinari e materiali e prodotti non escono dalla fabbrica. Fuori dai cancelli continua il presidio, molti sono anche i gesti di solidarietà di Rsu, lavoratori e normali cittadini, forte anche il legame con la lotta dei lavoratori delle cooperative di Esselunga. È stata lanciata anche una cassa di resistenza.
Non manca di certo la determinazione ai licenziati Jabil: sanno bene cosa vogliono e si stanno preparando ad un lungo muro contro muro con l’azienda. Lo dicono a chiare lettere: “Come operai licenziati, lottiamo per riavere un salario, con la continuità produttiva della fabbrica”.
Come continuare e rilanciare questa lotta sono oggetto di discussione giornaliera, iniziare a produrre autonomamente per poche ore al giorno, anche solo per atto dimostrativo, è una delle possibilità future. Dimostrare che i lavoratori ne sono capaci e che la fabbrica è viva può essere un duro colpo da infliggere all’azienda.
Un salto di qualità nel conflitto, potranno portarlo i lavoratori del sito di Marcianise, se scenderanno in lotta insieme ai loro colleghi, la storia degli ultimi anni di Jabil in Italia certo non rileva un futuro roseo nemmeno per i lavoratori campani.
Al sindacato spetta il compito di riunire tutte le lotte delle fabbriche in crisi, rilanciando il conflitto, solo l’unità fra i lavoratori potrà portare ad una loro vittoria.
Cassa di solidarietà per i lavoratori del presidio Jabil Chi volesse aiutare i lavoratori nella loro lotta può farlo con un contributo sul: C.C. IBAN: IT28S0312732860000000000331 Causale: presidio jabil
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