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| Ilva Taranto in lotta contro infortuni e repressione |
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| Movimento operaio | |||
| Scritto da Giuseppe Palestra e Jacopo Renda | |||
| Giovedì 21 Settembre 2006 11:27 | |||
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Ogni anno all’Ilva di Taranto muoiono due operai e avvengono 3.500 infortuni. Dal 1993 ad oggi 31 lavoratori hanno perso la vita. Il clima repressivo e l’atteggiamento antisindacale dell’azienda del gruppo Riva emerge anche dalle 1.200 contestazioni disciplinari emesse in un anno e addirittura dal fatto che recentemente è stata negata l’acqua minerale nei reparti, compresi quelli dove la temperatura arriva anche a 70°. Secondo l’azienda “la plastica inquina”, per questo i frigoriferi sono stati rimpiazzati e da “boccioni” con rubinetto da cui esce acqua… calda!. Secondo l’azienda, i lavoratori perderebbero troppo tempo davanti ai distributori malgrado nel 2005 ha fatto profitti per un miliardo di euro, mentre in un paio d’anni l’indice di produttività dell’impianto di Taranto è aumentato del 35%. Secondo una statistica preparata a maggio dall’azienda, il 30% degli infortuni sarebbe falso: una maniera per assentarsi dal posto di lavoro. Negli ultimi mesi la situazione è peggiorata e nove lavoratori, tra cui due delegati della Fiom sono stati licenziati per avere scioperato contro l’ennesimo infortunio. Il 9 agosto, tre operai sono stati licenziati per avere accumulato nel corso degli anni troppi infortuni e come se non bastasse l’azienda propone ai lavoratori che non denunciano gli infortuni 100 euro di buoni acquisti in articoli sportivi! Il sindacato ha proclamato uno sciopero ed ha avviato le procedure presso il giudice del lavoro per l’annullamento d’urgenza del licenziamento. Questo è il primo procedimento che viene portato davanti ad un giudice dopo cinque anni. All’Ilva lavorano oltre 12.000 lavoratori di cui circa 7.500 al di sotto dei 30 anni ed è questo il settore su cui la Cgil si deve basare per portare avanti la mobilitazione. Non bastano le finte promesse dell’azienda. Infatti malgrado il 30 giugno sia stato siglato un accordo tra Ilva e sindacati nella sede della provincia di Taranto, in cui si programmano interventi per rendere più sicura la fabbrica, salutato dal presidente di centrosinistra della provincia con grande soddisfazione e definito “un significativo passo in avanti all’insegna del senso di responsabilità nei confronti dell’intera classe operaia”, ad agosto i lavoratori hanno ripreso a morire sul posto di lavoro. Lo stesso presidente della giunta pugliese del Prc Nicky Vendola sembra non vedere nessun orizzonte se non quello di concertare con un’azienda da sempre sorda alle ragioni dei lavoratori. Per Vendola “la ripresa di normali relazioni industriali negli stabilimenti Ilva di Taranto è indispensabile per il positivo completamento del percorso concertativo sul piano industriale, sugli impegni legati all’ammodernamento e all’ambientalizzazione della fabbrica, sugli obiettivi inderogabili di abbattimento dei fattori di insicurezza e di pericolosita’ delle condizioni di lavoro’’. (Adnkronos 2 settembre). Il sindacato ha proclamato 24 ore di sciopero il 14 agosto e una settimana di scioperi a scacchiera di 4 ore dal 4 all’ 8 Settembre. Questo è un importante inizio che dimostra come i lavoratori tarantini non siano più disposti a rischiare la vita sul posto di lavoro. Solo la lotta dura e uno sciopero generale che paralizzi la città può garantire la vittoria e su questo si devono impegnare i militanti del Prc e della sinistra sindacale. Non saranno certo gli accordi concertativi e gli “ammonimenti” di provincia e regione a spaventare l’Ilva, l’unico linguaggio che padroni ascoltano è quella della lotta di classe. Settembre 2006
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