|
Nonostante il calo dei consumi, la grande distribuzione gode di ottima salute. Esselunga, come racconta il filmetto promozionale di Giuseppe Tornatore “magicamente” offre i prodotti migliori al prezzo più conveniente per la gioia di grandi e piccini.
Magicamente?
Il sistema di smistamento delle merci è gestito nei depositi da una giungla di cooperative, dove il contratto nazionale della logistica non viene applicato, i capi reparto detengono il potere di far lavorare o meno, le ore lavorate vengono conteggiate in modo arbitrario, come i carichi di lavoro e le buste paga. È un sistema schiavistico esercitato con la perenne minaccia del rischio di perdita dell’appalto per costringere i lavoratori delle diverse cooperative a una guerra fra poveri per accettare qualsiasi condizione. Esselunga non ha neppure bisogno di sporcarsi le mani.
A Limito di Pioltello (Milano) ci sono circa 750 dipendenti di tutte le nazionalità (pochissimi gli italiani), 300 dei quali sono alle dipendenze del consorzio Safra i cui lavoratori sono in mobilitazione; gli altri sono di altre cooperative. Questi lavoratori da tre mesi hanno iniziato una lotta eroica per l’applicazione del contratto nazionale. Un contratto sottoscritto dai padroni stessi, criticato dai lavoratori e che nemmeno viene applicato!
Si chiede la fine del caporalato (il contratto non prevede il lavoro a chiamata), il rispetto delle norme di sicurezza in particolare sui carichi di lavoro, una timbratrice per la verifica dell’orario di lavoro, il recupero dei “furti” di ore non conteggiate in busta, un’indennità mensa per tutti gli operai di 5,29 euro al giorno. Richieste minime che tuttavia hanno portato ad uno scontro durissimo. Le cooperative, rifiutando qualsiasi trattativa, dopo il primo sciopero del 7 ottobre scorso, hanno licenziato 15 lavoratori; da allora le comunicazioni di messa in libertà, alcune addirittura senza neppure la lettera di licenziamento, sono arrivate a 24 con motivazioni pretestuose; vengono mandati a casa gli attivisti principali e i delegati più combattivi del Si Cobas, alcuni di loro in produzione da oltre una decina di anni. Inoltre i padroni hanno potuto godere dell’appoggio di polizia e carabinieri che non hanno esitato a mettere in campo azioni finalizzate a forzare i picchetti degli operai con metodi fascisti (dalle intimidazioni alle azioni squadristi tese a favorire il crumiraggio aziendale), cercando di provocare un clima crescente di tensione.
In ogni caso i lavoratori non hanno ceduto alle provocazioni e hanno resistito con dignità, mettendo in piedi, da tre mesi, un presidio davanti ai cancelli di Pioltello, anche per convincere chi non ha ancora il coraggio di unirsi agli scioperi a utilizzare quest’arma formidabile che spaventa i padroni. Parallelamente é partita a novembre una cassa di resistenza che ha consentito al presidio di resistere e ai licenziati in lotta di ricevere il sostentamento necessario, ed una massiccia campagna di solidarietà ai lavoratori e di boicottaggio di Esselunga. Così si è arrivati, il 10 dicembre scorso, ad una manifestazione di un migliaio di persone (la più grande da una quarantina d’anni) che ha attraversato le strade di Pioltello.
Anche nel deposito di Biandrate, dove è stata in parte trasferita la produzione, la protesta si sta facendo sentire: tre lavoratori sono stati licenziati poche settimane fa, provocando uno sciopero immediato e compatto degli altri dipendenti della cooperativa che vogliono imporre il ritiro immediato dei licenziamenti.
Tutto questo dà morale. L’obiettivo è resistere un minuto più del padrone, allargare la mobilitazione e il sostegno delle altre vertenze in corso. Rifondazione è presente con la raccolta fondi “Arancia metalmeccanica” e nella richiesta di tavoli istituzionali, dai quali tuttavia non è uscito nulla. Il sindaco di Pioltello (Pd) dopo le belle parole di rito ha inviato i vigili al presidio a togliere i bancali che i lavoratori avevano ricevuto in offerta come legna da ardere per riscaldarsi. Ci sono le cause in corso per il reintegro, ma come la Fiat insegna, non è detto che una vittoria legale riporti effettivamente i lavoratori in fabbrica.
Resta la posizione della Filt Cgil che, formalmente, è per il reintegro dei licenziati, ma non è presente al presidio, non aderisce alla mobilitazione ed è l’unico sindacato che i padroni sono disposti a riconoscere come interlocutore. Chiarissimo esempio di cosa non deve fare un sindacato di fronte a una lotta operaia: cercare legittimità presso l’azienda e non riconoscerla ai lavoratori che scelgono di alzare la testa.
E cosa dicono i dipendenti di Esselunga? Per effetto dei licenziamenti e delle nuove reclute meno formate presso il deposito di Pioltello, le merci che arrivano ai negozi sono malamente caricate sui camion con relativi rischi per i lavoratori. Anche la condizione nei negozi è pessima. La liberalizzazione delle domeniche lavorative ha permesso a Caprotti (padrone di Esselunga) di imporne 48 sulle 52 annuali (a cui si aggiungono le festività). Dilagano i contratti week end; l’associazione padronale della distribuzione è uscita da quella nazionale del commercio, quindi, come in Fiat, addio al riferimento del contratto nazionale; il contratto aziendale è scaduto da quattro anni… Insomma, il sistema selvaggio delle cooperative nei depositi ha il suo contraltare anche nei negozi.
I lavoratori di Pioltello danno l’esempio; alzare la testa è l’unico modo per difendere la propria dignità e il proprio futuro, piegarsi alle esigenze padronali significa solo rinunciare a tutto. Saremo ai cancelli di Pioltello e davanti ai negozi Esselunga. Superare la paura, solo la lotta paga!
Per la cassa di resistenza versare con indicazione “Presidio operaio esselunga” in queste modalità: • con bollettini postali sul ccp nr. 3046206 • con bonifici sul c/c IBAN IT13N0760101600000003046206 • con vaglia postale tutti intestati a: Sindacato Intercategoriale Cobas, Via Marco Aurelio 31, 20127 Milano
|