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Galbani (Casale Cremasco) - Il ricatto della Cig per peggiorare le condizioni di lavoro PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Andrea Bettinelli (Prc Crema)   
Venerdì 17 Aprile 2009 04:18

In una situazione di devastante crisi economica, il cui peso viene interamente scaricato sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie, anche aziende non in crisi approfittano della situazione generale per peggiorare le condizioni di lavoro e smantellare una serie di diritti.

È il caso della Galbani. Negli scorsi mesi la direzione aziendale ha fatto passare un accordo peggiorativo in tutti gli stabilimenti del gruppo che prevede: la soppressione di 5 festività pagate e la mobilità interna ai reparti. Tutto ciò è avvenuto senza la minima opposizione della Flai-Cgil, a livello regionale e nazionale. Inoltre, a Casale Cremasco, dove si era ottenuta in passato la riduzione d’orario (38 retribuite 40), si chiedeva di tornare alle 40.

Davanti alla determinazione della componente Cgil della Rsu (9 su 12) che, alla prima assemblea dei lavoratori aveva ottenuto il mandato di respingere l’accordo, la direzione aziendale ha posto come unica alternativa la cassa-integrazione per 13 settimane, in sostanza il ricorso alla cassa non come necessità ma come ricatto!

Questo ha senz’altro pesato nella consultazione che si è tenuta tra i lavoratori; nell’assemblea che doveva definitivamente pronunciarsi sull’accordo, difatti, l’approvazione del piano padronale è passato con 120 voti a favore e 70 contro.

L’azienda è ricorsa a tutti gli strumenti per far passare le proposte peggiorative, dalla minaccia della cassa al portare in assemblea i dipendenti che non sono toccati dall’accordo (più della metà dei favorevoli erano impiegati, capiturno e meccanici mentre l’accordo, di fatto, riguarda unicamente gli operai in produzione). Un altro obiettivo della direzione aziendale era quello di sfiduciare la componente Cgil della Rsu ed ottenerne le dimissioni: delegati sindacali storici (alcuni lo sono dal 1975) che hanno sempre dimostrato determinazione e combattività, scomodi quindi per i progetti padronali. Un obiettivo che non è passato in quanto i lavoratori in produzione hanno comunque a maggioranza rinnovato la fiducia ai propri delegati.

Per invertire la rotta è necessario che questi operai non siano lasciati soli ma si faccia una campagna di solidarietà e di denuncia rispetto alla politica di un’azienda che mentre accumula profitti in una situazione di produttività ricorre alla minaccia della cassa per peggiorare le condizioni dei propri dipendenti. Questo ennesimo attacco padronale non può passare sotto silenzio!

8 aprile 2009


 
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