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| Scritto da Lino Canta (Rsu Fiom-Cgil Firema trasporti, Caserta) | |||
| Venerdì 13 Giugno 2008 04:20 | |||
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L’arresto di sette persone a Ivrea per smaltimento illecito di grosse
quantità di amianto conferma ancora una volta che la volontà di lucrare
sulla pelle dei lavoratori da parte di padroni e padroncini è ancora
oggi presente più che mai.
Ogni anno muoiono solo in Italia più di tremila lavoratori ex esposti all’amianto. Le malattie derivanti dall’esposizione all’amianto si manifestano fino a quaranta anni dopo, per cui le stime più accreditate ci dicono che il picco di morti per amianto non è ancora arrivato, almeno fino al 2015-2020.I paesi emergenti nel mondo (Cina, Brasile India) sono anche i maggiori produttori di materiali contenenti amianto, ma c’è anche il Canada che a fronte di 6mila tonnellate di amianto utilizzate all’anno, ne produce 300mila, tutte da esportazione. Questo implica necessariamente che la lotta deve essere condotta su due livelli contemporaneamente, quello diretto alla salvaguardia della salute e quello per l’eliminazione dei presupposti economici che fanno sì che pochi ricchi possano pensare di poter ammazzare migliaia di lavoratori sul posto di lavoro. La vicenda amianto è sicuramente complessa e va chiarita per essere risolta.C’è un atteggiamento costante nel voler spostare tutto il dibattito solo su un livello legislativo. Dobbiamo invertire la rotta, perché coloro che hanno in questi anni legiferato sull’amianto sono le stesse persone che ci hanno condannato a lavorare in presenza del materiale cancerogeno.Lo stesso ultimo decreto del ministero del lavoro del 12 maggio non è altro che uno specchietto per le allodole.
Da una parte dà la possibilità di presentare domanda di risarcimento, dall’altra prova però a “chiudere la partita” con il minore esborso possibile. Come dire ai lavoratori: “ecco un contentino, adesso non lamentatevi più”! C’è infatti una vera e propria esclusione per i lavoratori che non hanno presentato domanda entro il 15 giugno 2005. Non hanno diritto di risarcimento per esempio tutti coloro che pur essendo stati esposti all’amianto, sono già andati in pensione prima del 2007 data della legge 247. C’è uno solo scopo, quello di dividere i lavoratori che rientrano nello scaglione e quelli che invece non ci rientrano. Insomma, c’è anche un volgare tentativo di mercificazione della vita umana, l’amianto è un problema strutturale e diffuso, non si può pensare di risolverlo pagando chi rientra in una fascia, piuttosto che un’altra. 9 giugno 2008
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