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Fermiamo il Far West nei porti liguri! PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Alessandro Riatti   
Mercoledì 05 Aprile 2006 09:13

La Reefer Terminal, una delle più grosse aziende insediate nel porto di Savona, ha recentemente licenziato Giorgio Pizzorno, dipendente dell’azienda e delegato sindacale della Filt Cgil.

Ufficialmente allontanato per “insubordinazione”, relativamente ad un contenzioso nato fra l’azienda ed il lavoratore che richiedeva una dispensa da alcune mansioni lavorative per le sue condizioni di salute, sono in molti a pensare che il provvedimento sia stato preso per impedire che Giorgio continuasse a portare avanti la sua attività sindacale.

A tutti i lavoratori del porto non è sfuggita la gravità dell’attacco che l’azienda ha sferrato nei confronti del delegato. Se il licenziamento non verrà ritirato potrebbe rappresentare un pericoloso precedente, grazie al quale qualsiasi compagnia potrebbe prendere coraggio nel portare avanti altri licenziamenti.

Per questo motivo la risposta è stata immediata e decisa. Uno sciopero di 24 ore si è svolto il 9 novembre con una buona adesione dei lavoratori, soprattutto degli addetti al comparto della frutta, a testimonianza della volontà di contrastare il licenziamento del delegato. Durante il presidio davanti ai cancelli della Reefer, è arrivata anche una delegazione operaia di altre compagnie portuali di Savona, e alcuni lavoratori del porto di Genova.

I lavoratori, che potrebbero mettere in campo altre azioni di lotta se il provvedimento non rientrerà, devolveranno anche un’ora di stipendio al mese per sostenere un fondo per il delegato licenziato.

Questo singolo episodio ci sembra essere il risultato di una situazione generale che ha visto negli ultimi anni peggiorare le condizioni di lavoro in tutti i porti della Liguria. Gli infortuni sul lavoro sono una piaga costante, e sono dovuti ad un supersfruttamento dei lavoratori e ad una gestione caotica della movimentazione. Da un’indagine della commissione d’inchiesta del Senato risulta che per quanto riguarda lo scalo genovese “gli infortuni non mortali, per la sola voce carico e scarico merci-facchinaggio a bordo delle navi, si attestano intorno ai 1.900 casi annuali su un numero di addetti pari a 3.000 unità (oltre un lavoratore su due ha un infortunio all’anno!).”

In tutti i porti della Liguria la penetrazione del settore privato ha spezzettato le realtà produttive causando una gestione caotica dei movimenti sulle banchine, con forti ripercussioni sul lavoro dei portuali, sottoposti ad una maggiore fatica, a turni peggiori ed a condizioni di sicurezza precarie. La recente inchiesta evidenzia come “in porto esistono casi in cui i portuali investono camionisti e viceversa, mentre ai cantieri navali, dove a fronte di circa 900 dipendenti diretti dalla Fincantieri sono impiegati fino a 1700 dipendenti degli appalti, si verifica un crescendo di incidenti reciproci dovuti alle cosiddette interferenze da lavoro.”

A fronte di questa situazione è necessaria una controffensiva dei lavoratori, a partire dalla lotta di Savona e dallo sciopero generale del 25 novembre, dove i portuali si fermeranno per l’intera giornata per contrastare la finanziaria del governo Berlusconi che non erogherà più fondi per le leggi di investimenti sui porti.

Per respingere l’arroganza e lo strapotere padronale, per ottenere migliori condizioni di lavoro, è necessario un nuovo protagonismo operaio nei porti, sull’onda delle grandi tradizioni di lotta degli anni sessanta e settanta. Dalle nuove mobilitazioni può sorgere quella fascia di lavoratori più coscienti che deve farsi avanti per portare tutto il sindacato a posizioni autenticamente di classe, per la difesa intransigente degli interessi dei lavoratori dipendenti e per contrastare le leggi nazionali ed europee, vedi la direttiva Bolkestein, che impregnate dalla ricerca ossessiva del profitto, vogliono rendere il mondo del lavoro nei porti appunto un Far West.

17-11-2005 

 
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