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| Ex OGR - Trenitalia rinuncia alla manutenzione dei treni |
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| Movimento operaio | |||
| Scritto da Simone Raffaelli | |||
| Lunedì 12 Luglio 2010 04:36 | |||
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BOLOGNA – Lo scorso 11 maggio Trenitalia ha presentato ai sindacati un documento in cui ha annunciato la prossima chiusura dell’Officina Omc Etr Pendolanti e Mezzi leggeri elettrici (ex Ogr) di Bologna e l’Ogr di Melfi. Si tratta di realtà lavorative che impiegano 50 lavoratori a Melfi, 400 a Bologna a cui aggiungere più di 200 lavoratori di ditte esterne. Trenitalia ha affermato che questa chiusura è resa necessaria da un calo della manutenzione dei rotabili. Oggettivamente questo calo è reale solo per i treni merci, ma non per quelli passeggeri, in particolare l’Alta Velocità e il Trasporto Regionale. La situazione è probabilmente quella opposta: come ha affermato nei suoi volantini l’Rsu dell’Omc Etr di Bologna, la richiesta di trasporto, quindi di manutenzione, per questi tipi di treni è in continuo aumento. Dietro questo progetto di chiusura c’è in realtà la volontà di perseguire forme di spezzettamento e progressiva esternalizzazione di pezzi importanti delle ferrovie italiane, con una pesante perdita di professionalità che andrà a ricadere sulla qualità del servizio per i pendolari. Come ci ha spiegato Marco Mari, delegato Rsu della Omc Etr di Bologna, questa perdita di professionalità si farà sentire anche a livello nazionale: “leggendo attentamente il documento aziendale, si capisce che il carico di lavoro della Omc Etr di Bologna viene sì trasferito agli stabilimenti Ogr di Foggia e Vicenza, ma solo in parte, infatti circa 300mila ore annue di lavoro si spostano verso impianti di manutenzione corrente leggera. L’azienda la chiama ormai da tempo “Manutenzione per moduli”; questo progetto, che esiste solo sulla carta, non è mai partito realmente semplicemente perché i rotabili già esistenti non sono stati costruiti a “moduli” e questi impianti di manutenzione corrente non sono attrezzati e non hanno né le risorse né le capacità adeguate.” Moltoprobabilmente queste lavorazioni saranno sempre di più esternalizzate verso le ditte costruttrici dei treni, contrariamente a quanto dichiara l’azienda; queste poi affideranno le operazioni a scarso contenuto tecnologico ad aziende in subappalto, con massiccio uso di lavoratori precari e senza tutele sindacali. Si produrrà non un aumento dell’efficienza, ma complessivamente un aumento dei costi e una diminuzione della qualità. La chiusura dell’Ogr di Bologna non è che un pezzo di un altro progetto di Ferrovie: la vendita del terreno dove è posizionata l’officina, l’ennesima speculazione immobiliare per fare cassa, dopo aver già venduto palazzi storici, case, depuratori. I lavoratori si sono immediatamente organizzati, creando un coordinamento di cui fanno parte anche lavoratori e delegati delle officine di Trenitalia di Voghera, Vicenza, Rimini, Verona e Bologna, distribuendo volantini contro la chiusura e chiedendo di organizzare assemblee in tutte le Ogr del paese per mettere in campo una risposta alla chiusura e alle esternalizzazioni (da parte del livello nazionale dei sindacati c’è un silenzio sostanziale sulla vicenda). Questo gruppo di lavoratori ha anche prodotto un documento da distribuire in tutte le officine per fare appello alla costruzione di un coordinamento nazionale della manutenzione. Purtroppo anche su questo i sindacati non stanno giocando un ruolo. Dopo la manifestazione con almeno 500 partecipanti il 23 giugno e uno spezzone durante lo sciopero del 25, la lotta dell’ex Ogr sarà il soggetto del dibattito che abbiamo organizzato per il 22 luglio alla Festa di Liberazione di Bologna, a cui saranno presenti non solo lavoratori di Trenitalia ma anche, in qualità di relatore, Gianni Frizzo delle Officine di Bellinzona, un esempio di lotta di lavoratori del settore conclusasi con una grande vittoria.
7 luglio 2010
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