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| Ex-Ogr (Bologna) Giù le mani dalle officine |
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| Movimento operaio | |||
| Scritto da Donatella Bilardi* | |||
| Martedì 21 Settembre 2010 04:44 | |||
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Le vertenze Ogr (Officine Grandi Riparazioni) di Bologna e Officine di Bellinzona, sono state protagoniste della Festa Provinciale della Federazione della Sinistra di Bologna. Il 22 luglio, la centralità che per noi ha il tema del lavoro, non ha avuto la solita rappresentazione con la quale – Rifondazione Comunista ieri, e la Federazione della Sinistra oggi – hanno anestetizzato il mondo in carne ed ossa dei lavoratori, a colpi di comunicati stampa o strette di mano fuori dalle fabbriche in crisi o occupate. Da maggio di quest’anno, ovvero da quando Trenitalia ha annunciato la chiusura dell’Ogr di Bologna nel 2013 con la conseguente dismissione di 600 posti di lavoro, le compagne e i compagni della Commissione Lavoro del Prc di Bologna, hanno iniziato un percorso politico e relazionale con un gruppo di lavoratori ed Rsu di questa officina. La loro partecipazione attiva alle nostre riunioni ha reso possibile comprendere le dinamiche di una vertenza complessa, nonché le stesse contraddizioni interne ai lavoratori, 200 dei quali dipendenti da ditte esterne a Trenitalia, e dov’è rilevante la presenza di pendolari, immigrati, e meridionali – a cui Trenitalia e sindacati complici stanno ventilando la possibilità del trasferimento nelle città d’origine dalla chiusura dell’Ogr - che rende più difficile l’unità tra gli stessi lavoratori. Ma soprattutto, questa presenza ha prodotto un salto di qualità nel renderci strumento politico al servizio di una lotta comune. Queste le tappe: una campagna di volantinaggio diffusa e capillare sia fuori dall’Ogr che in Stazione Centrale a Bologna, piuttosto che nelle tante fabbriche dove lavorano i nostri militanti; la nostra presenza al loro fianco alla manifestazione del 23 giugno indetta a Bologna dalle Rsu Ogr; le bandiere del Prc dietro lo striscione dell’Officina il 25 giugno allo sciopero nazionale Cgil. E dentro l’ Officina, i nostri documenti e volantini affissi alle bacheche sindacali, così come il comunicato delle Rsu che ha reso possibile vendere fuori dalla fabbrica, l’8 di luglio, 60 copie di Liberazione dove era pubblicata l’intervista al loro delegato Rsu Marco Mari. Ma resta il fatto che, il 22 luglio, al dibattito GIU’ LE MANI DALLE OFFICINE oltre cento persone hanno partecipato all’incontro e al confronto tra i delegati e i lavoratori Ogr e la delegazione di 14 lavoratori e lavoratrici delle Officine Bellizona. Da una Svizzera dove non si scioperava da quasi un secolo, Gianni Frizzo – portavoce della lotta di Bellinzona – ha raccontato in maniera appassionata quanto sia possibile, ancora oggi, costruire l’unità dei lavoratori attraverso la lotta comune per la difesa del lavoro, contro ogni forma di concertazione o mediazione al ribasso, contro la deriva burocratica di larga parte delle organizzazioni sindacali. La discussione è così entrata anche sul terreno delle scelte congressuali fatte dalla Cgil: può oggi un sindacato rinunciare alla necessità storica di aprire una fase conflittuale piuttosto che proseguire nell’azione concertativa e difensiva? Può dopo Pomigliano, continuare a perseguire rapporti sindacali unitari con chi ha scelto di smantellare l’unità dei lavoratori in nome e per conto delle compatibilità di padroni e governo? La lotta di Bellinzona ha evitato la chiusura dello stabilimento esistente assicurando così il mantenimento di tutti i posti di lavoro, grazie all’unità e al protagonismo dei lavoratori e il sostegno di una intera cittadinanza. Questo il senso che abbiamo voluto dare a quell’iniziativa: agire dal basso, e la fiducia che la lotta paga. Oggi, a distanza di poco più di un mese da quella iniziativa, la questione Ogr di Bologna si fa più chiara. La chiusura dell’officina e la cancellazione di un sito di eccellenza in tema di manutenzione e sicurezza dei treni si lega alla volontà di Trenitalia di vendere un’area fortemente appetibile per la speculazione edilizia come quella sulla quale insiste l’officina, e alla progressiva privatizzazione del trasporto pubblico. Trenitalia strumentalizza la necessità che ha di reperire risorse economiche per completare i lavori per la nuova stazione di Bologna e per risarcire i danni enormi prodotti dal cantiere Tav agli edifici adiacenti alla stazione e ai cittadini che vi abitano. Le altre Ogr inizialmente coinvolte, come Foggia e Vicenza, appaiono sempre più come un passaggio di consegne fittizio: sia la manutenzione ordinaria che quella ciclica (quest’ultima oggi fattibile solo a Bologna) in realtà, per la logica del profitto che sottende tutta questa operazione, ha come unico scopo la cessione e la conseguente esternalizzazione della manutenzione ai produttori dei treni, rendendo strutturale e funzionale a quella logica la catena dei subappalti, la precarizzazione dei posti lavoro e l’abbassamento della soglia dei diritti, compreso quello fondamentale per un’azienda dei trasporti, la sicurezza di chi viaggia e di chi lavora. La lotta prosegue, e noi staremo al fianco e a sostegno dell’unità di quei 600 lavoratori, a partire dalla piena adesione all’appello Save Ogr promosso da un comitato di lavoratrici e lavoratori Ogr contro la chiusura dell’Officina.
* responsabile commissione lavoro Prc Bologna
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