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| Ercole Marelli - I lavoratori vittime della crisi del capitalismo |
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| Movimento operaio | |||
| Scritto da Fortunato Lania | |||
| Venerdì 11 Settembre 2009 06:18 | |||
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L’Ercole Marelli è un nome storico, nata nel 1891 la società produceva apparecchi elettromeccanici, nel 1963 ha toccato il massimo occupazionale con circa 7.100 dipendenti, dal 1968 inizia la fase di ristrutturazione. Attualmente è una società a responsabilità limitata con un capitale sociale di 104 mila euro, mentre fino allo scorso anno era una S.p.A. con un capitale di 1 milione di euro. Basterebbe questo solo particolare per capire l’inganno in atto nei confronti dei lavoratori.
La crisi attuale della Ercole Marelli di Sesto San Giovanni, che conta attualmente 21 lavoratori, non dipende dalla crisi economica; non stiamo parlando di una azienda decotta e non è la fine di una azienda dal passato glorioso, ma ormai “fuori mercato”. Non stiamo parlando di lavoratori anziani rimasugli della classe operaia degli anni ’70 che attendono con ansia la pensione: ci sono neodiplomati, operai, impiegati, tecnici, uomini e donne, giovani e anziani; tre di loro hanno lavorato in passato per la Innse di Milano Lambrate, la cui lotta è un esempio per tutti anche per loro. L’azienda produce componenti per centrali idroelettriche, un settore che non è stato toccato dalla crisi, i lavoratori hanno una alta professionalità.
La crisi ha altre ragioni. L’azienda ha subito lo sfratto esecutivo il 10/6, poi prorogato di 45 giorni al 24/7. Nonostante lo sfratto i lavoratori hanno continuato a lavorare e garantire il proseguo delle commesse ai clienti, ma con una soluzione che non si profila a breve e con i debiti che la società ha accumulato con i fornitori prima o poi inizieranno a scappare anche quelli... Dal 24/7 i lavoratori non hanno ricevuto alcuna comunicazione, dopo lo sfratto non è stata indicata nessuna nuova sede di lavoro, l’azienda non ha chiesto Cig, né mobilità... nulla di nulla. I lavoratori sono gli unici interessati a difendere la produzione, il futuro loro e delle loro famiglie, Di fronte al rischio di veder sequestrati per la vendita all’incanto i materiali e le macchine, i lavoratori hanno proclamato una assemblea permanente occupando i capannoni dell’azienda. è qui che hanno passato tutta l’estate, ferragosto compreso, presidiando quello che resta dell’attività produttiva. Nel frattempo qualche acquirente si è fatto avanti. il 25/8 c’è stato l’incontro con un possibile acquirente, la società Gest.Com ma l’accordo è difficile a causa della situazione debitoria della Ercole Marelli che si è scoperto non paga l’affitto da 4 anni all’Alstom Power che ha quindi fatto causa per entrare in possesso delle chiavi della “sua” struttura. Non hanno pagato nemmeno i contributi dei lavoratori all’Inps, né tantomeno i fornitori ed i debiti ammonterebbero ad oltre tre milioni di euro. E lo scoglio per un compratore parte da qui, da chi si accollerebbe il debito pregresso dovuto alla vecchia gestione. I possibili compratori farebbero la fila… se qualche istituzione aprisse il portafoglio! Ai lavoratori affiorano i dubbi di dove si siano volatilizzati i soldi dello stato di avanzamento dei lavori delle commesse consegnati in questi anni e giustamente pensano che a gestire una azienda in questo modo sono capaci tutti… anzi pensandoci bene per far finire così l’Ercole Marelli ci voleva davvero un impegno speciale. La crisi del capitalismo non risparmia nessuno, a noi resta la necessità di organizzare i lavoratori, dar loro coscienza della propria forza e coordinare le lotte per un futuro dignitoso, che metta al centro i lavoratori e non lo sfruttamento di un impianto per il mero profitto del pescecane di turno. Tutti coloro che vogliono far pervenire messaggi di solidarietà ai lavoratori possono inviare messaggi in redazione, provvederemo a farli avere a loro stessi. Come alla Innse, dobbiamo resistere un minuto più del padrone!
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