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Dopo l’aggressione a una lavoratrice Esselunga PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Un dipendente Esselunga   
Martedì 11 Marzo 2008 05:30

Rompiamo il muro del silenzio!


Esselunga è conosciuta per la sua politica antisindacale e per la “militarizzazione” del proprio ambiente di lavoro. Le voci si susseguono nel tempo, quasi a farne “un mito”. Il mito è una dura realtà.

Sabato 2 febbraio, una cassiera del negozio di via Papiniano a Milano, dopo aver chiesto ripetutamente il cambio ai responsabili per poter andare in bagno, arrivata al limite della propria resistenza, si è sentita male è si è fatta la pipì addosso. Solo a quel punto i responsabili le hanno dato il cambio. Dopo essersi ripresa dal dolore e dalla umiliazione, non stiamo parlando di una bambina della scuola materna, ma di una donna di 44 anni, i responsabili le hanno dato una pacca sulle spalle invitandola a tornare in cassa. Tanto non si vede niente!

La donna ha finito il turno, ma ha denunciato il fatto, oltre ad essersi iscritta al sindacato. In ospedale le hanno diagnosticato una cistite emorragica e dato i giorni di malattia. La donna pensava che la cosa fosse finita li, ma così non è stato.

Giovedì 28 febbraio, terminato il proprio turno di lavoro, si è recata nello spogliatoio. Si è sentita aggredire alle spalle. L’aggressore le ha coperto il viso e la bocca. Ha cominciato a menarla. L’ha portata in bagno e le ha messo la testa nel cesso. La donna sviene. Quando si risveglia trova davanti a sè alcuni colleghi ed il direttore, viene portata al pronto soccorso: vari lividi, natiche e cosce, sopracciglio e occhio gonfio, oltre il grande spavento, dieci giorni di prognosi.

I sindacati indicono uno sciopero dei supermercati Esselunga di Milano per sabato 1 marzo davanti al negozio di via Papiniano. La presenza è buona, 400 persone soprattutto lavoratori di Esselunga ma anche di altre aziende, una manifestazione diversa dal solito perché molto radicale. La polizia ha cercato di dare fastidio al presidio ed ha anche messo le mani addosso a un manifestante, ma alla fine è stata costretta a lasciare entrare tutti dentro il supermercato. Di fatto c’è stato un corteo fra le corsie e gli scaffali, con cori e una rabbia enorme contro Esselunga.

La proprietà ha avuto in tutta la vicenda un atteggiamento a dir poco scandaloso.

Il 4 marzo è apparsa sul Corriere della Sera un’inserzione a pagamento di Esselunga dove si sottolinea che c’è una indagine in corso, che la polizia è stata chiamata tempestivamente dall’azienda, che lo sciopero è stato fatto da pochissime persone per la maggior parte estranee all’azienda, che la clientela ha capito la posizione dell’azienda tanto che quel giorno Esselunga ha servito più di 500 mila clienti e che l’azienda è stata sottoposta ad un attacco pesante e pretestuoso da Cgil e Uil e da un’informazione viziata come quella de La Repubblica e Rai 3. Tutti questi soggetti verranno denunciati dall’azienda.

Neanche una parola di solidarietà alla lavoratrice!!!

La continua precarietà del lavoro ha reso più ricattabili i lavoratori. Il mondo del terziario e della grande distribuzione è “all’avanguardia”: la nuova legge regionale aumenta le domeniche lavorative, gli orari sono flessibili, la busta paga leggera (un nuovo assunto guadagna 950 euro con un contratto a termine), i ritmi di lavoro sempre più frenetici e la produttività deve essere altissima (altrimenti i capi come fanno ad avere il premio!). Però... sempre gentili e cordiali con la clientela, il cliente ha sempre ragione!.

Il segnale che è arrivato sabato è importante. Si è rotto il muro di omertà che da sempre avvolge il mondo Esselunga. I lavoratori devono trovare il coraggio di reagire ed i sindacati il coraggio di cambiare linea e di essere più incisivi. È importante partire da questa vicenda per allargare la lotta a tutto il settore, da Esselunga alle Coop, collegandola alla lotta per chiudere il contratto nazionale in modo dignitoso per i lavoratori.

Si batta sul ferro finchè è caldo e si renda noto questo caso a livello nazionale perché sia da esempio anche per i lavoratori delle altre categorie.


 
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