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Difendiamo la Finmek per difendere il nostro futuro! PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Antonio Erpice   
Mercoledì 05 Aprile 2006 09:10

Santa Maria Capua Vetere

La storia della Finmek rappresenta in maniera lampante la storia del capitalismo italiano degli ultimi anni, del suo declino e della sua debolezza. Stiamo parlando infatti di una multinazionale che conta oggi 3.000 lavoratori in Italia ma che comprende parte di quello che resta oggi dell’Italtel, azienda pubblica che di lavoratori ne contava 38.000 e che era un colosso delle comunicazioni, uno dei più importanti a livello europeo.

Se si vogliono cercare le cause del declino industriale dell’Italia, il processo di privatizzazioni portato avanti negli ultimi 15 anni è un buon punto di partenza.

Tra il 1993 e il 2003 lo Stato italiano, in primo luogo durante i governi di centrosinistra, ha realizzato un piano di privatizzazione di circa 110 miliardi di euro, in questo processo interi settori industriali sono stati smantellati e regalati ai privati.

Questa è anche la sorte che è toccata all’Italtel e parte di essa, tra cui lo stabilimento di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), è diventata proprietà della Finmek.

Nel giro di pochi anni la nuova gestione distrugge tutto il patrimonio produttivo e tecnologico dell’azienda, che nonostante abbia una produzione con un certo mercato come quella dei decoder per il digitale terrestre, nel corso degli anni perde commesse e accumula debiti. Nel 2004 alla Finmek viene applicato il decreto Marzano che prevede per le aziende in crisi la gestione commissariale così come è avvenuto per la Parlamat.

Il risultato della gestione commissariale, il cui obbiettivo avrebbe dovuto essere il rilancio dell’azienda, è ancora peggiore, con molti stabilimenti in cui la produzione è ferma, i debiti accumulati a oltre un miliardo di euro e i lavoratori che da diversi mesi non percepiscono lo stipendio.

Ovviamente la rabbia dei lavoratori è esplosa e negli ultimi due anni i diversi stabilimenti sono stati al centro di mobilitazioni, scioperi, sit-in, occupazioni stradali e cortei nazionali che hanno messo in campo una determinazione che nemmeno le cariche della polizia sono riuscite a fermare. Nonostante la stanchezza dovuta a mesi e mesi di mobilitazioni, i lavoratori hanno dimostrato di voler continuare a lottare per difendere il loro futuro e quello dei loro figli.

 

Nasce il Comitato di Lotta

È in questo contesto che alcuni mesi fa, insieme al centro sociale Spartaco di Santa Maria Capua Vetere abbiamo lanciato un Comitato di lotta in difesa dei lavoratori della Finmek, con l’obbiettivo di estendere la lotta e di coinvolgere tutta la città nella difesa del posto di lavoro e di evitare la chiusura di una delle poche fabbriche rimaste a Santa Maria.

Si tratta di far diventare la lotta della Finmek il perno centrale di una mobilitazione generale che coinvolga in primo luogo gli studenti che sono figli di lavoratori e futuri lavoratori, a cui non resterebbe che la strada dell’emigrazione.

Il sit-in organizzato dal comitato assieme al Comitato in difesa della scuola pubblica per il 27 ottobre con la parola d’ordine dell’unità tra studenti e lavoratori per difendere il diritto allo studio e il diritto al lavoro è stato un successo in termini di partecipazione e di dibattito.

Una campagna di propaganda intensa ha coinvolto le scuole di Santa Maria, con volantinaggi e attacchinaggi volti a portare in piazza gli studenti, molti figli di operai della Finmek e dell’Ati, altro stabilimento cittadino minacciato di chiusura. Anche a Capua c’è stato uno sforzo di propaganda nei riguardi delle scuole.

Il 27 mattina nelle scuole di S. Maria si respirava un’aria di fermento e di attesa per il sit-in. Fra gli studenti si sentivano commenti e discorsi di rabbia verso i padroni e il governo che sta portando via il futuro da S. Maria, e che sanno soltanto reprimere con la violenza, attacchi e peggioramenti alle loro condizioni di vita. Decine e decine di studenti hanno raggiunto in corteo, dalle varie scuole cittadine, il centro cittadino per partecipare all’assemblea, alcuni (come gli studenti dei Licei Scientifici di S. Maria e Capua) percorrendo qualche chilometro a piedi. In piazza, mentre fervevano i preparativi per l’assemblea, cominciavano a riunirsi una cinquantina di operai della Finmek, venuti lì a portare il proprio ringraziamento agli studenti e lavoratori in piazza. Nel giro di pochi minuti, piazza Bovio si è riempita con 350 studenti del Classico, Scientifico, Artistico e Geometra di S. Maria e Scientifico di Capua, entrati in piazza con slogan contro la Moratti e striscioni inneggianti all’unità tra studenti e lavoratori.

Nello stesso tempo la lotta della Finmek può vincere solo in un contesto di mobilitazione dell’intera classe operaia, per questo stiamo lavorando per arrivare ad uno sciopero cittadino e all’estensione dello sciopero generale del 25 novembre a tutta la giornata lavorativa.

Il processo di estensione della lotta e la sua generalizzazione è la sola strada per rafforzare la lotta dei lavoratori e per arrivare ad una soluzione diversa da quella che abbiamo visto nel corso degli ultimi anni in tutta Italia, fatta di ristrutturazioni, licenziamenti cassa integrazione e disoccupazione.

Abbiamo visto come negli ultimi anni si siano sviluppate lotte, che partite come lotte parziali, sono diventate lotte di un intero popolo, è questo il caso di Acerra, Scanzano o Melfi. A queste lotte bisogna guardare per provare a vincere!

 

Quale soluzione per le aziende in crisi

Esiste, anche e soprattutto a sinistra, gente che dall’esperienza degli ultimi anni non ha imparato niente e ragiona ancora come se fossimo agli inizi degli anni novanta.

In questi giorni abbiamo sentito più volte proposte generiche sulla necessità che la Finmek non chiuda e che venga garantita una prospettiva al gruppo anche se poi non si capisce mai in che termini. Diversi esponenti della sinistra, al di là dell’astratta solidarietà di maniera, propongon o poi un’unità d’intenti col governo per arrivare a una soluzione comune. Nè ha senso parlare, così come si è fatto altre volte, di una semplice partecipazione statale in un’ipotetica società che potrebbe subentrare agli attuali proprietari, proponendo ancora una volta regali ai padroni, privatizzando i profitti e lasciando i debiti allo Stato

Nei prossimi giorni si discuterà della possibilità che l’azienda venga rilevata da qualche altra società privata, quello che si profila è il più classico degli spezzatini, visto che in campo ci sono solo due offerte relative all’acquisizione di tutta la Finmek.

La Finmek era pubblica e pubblica deve tornare! In questo contesto questa non è una delle possibili soluzioni, ma nei fatti l’unica soluzione reale di questa crisi e l’unica strada per rilanciare seriamente il settore delle telecomunicazioni in Italia.

La proposta della nazionalizzazione non nasce da un atteggiamento nostalgico, ma guarda al presente, al movimento operaio internazionale e al dibattito che in questi anni sta attraversando la classe operaia in America Latina, in primo luogo in Argentina e in Venezuela.

In questi paesi il dibattito sulla nazionalizzazione riguarda direttamente la gestione della produzione da parte dei lavoratori stessi. Molte aziende che in quel continente, dopo che i padroni sono scappati, stavano per chiudere sono state recuperate dai lavoratori che hanno ripreso la produzione sotto il controllo operaio dimostrando come si possa gestire una fabbrica senza padroni.

Il futuro della lotta

Nei prossimi giorni continueremo a fare la nostra parte in questa lotta importante che come ogni lotta ha le sue contraddizioni e i suoi alti e bassi. Lotteremo in primo luogo perché i lavoratori ottengano gli stipendi arretrati, ma lo faremo con una chiara prospettiva complessiva. Bisogna difendere ogni posto di lavoro e preparare le forze per i prossimi passi, difendendo la fabbrica da possibili svendite. C’è la convinzione da parte dei lavoratori che non bisogna lasciare la fabbrica incustodita anche se si avvierà la cassa integrazione. Questo atteggiamento è sacrosanto, ma non basta, se si vuole continuare la lotta bisogna lanciare seriamente una cassa di resistenza e sviluppare un coordinamento provinciale e nazionale delle aziende in crisi per unificare la lotta.

Come finirà la lotta della Finmek è difficile dirlo, una cosa però si può affermare con certezza: nel corso di questi mesi che ci hanno visti impegnati in prima fila in questa vertenza stiamo incontrando decine e decine di giovani, studenti e lavoratori che hanno visto nel corso degli ultimi anni peggiorare le loro condizioni di lavoro e di studio e che ora rialzano la testa e provano a lottare per riprendersi quello che spetta loro.

Siamo sicuri che questa lotta per ognuno di loro sarà un esempio e un punto di partenza decisivo. Ci troveremo sempre di più fianco a fianco per non disperdere questo patrimonio e indirizzare le nostre forze in una lotta più generale contro questo sistema e la barbarie che esso produce.

17-11-2005

 
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