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Cresce la determinazione dei lavoratori PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Orlando Maviglia, delegato Fiom-Cgil Motori Minarelli   
Venerdì 24 Marzo 2006 06:00

Minarelli

Bologna - Il primo semestre del 2002 è stato un periodo particolarmente importante per i lavoratori e i delegati della Motori Minarelli. Conclusosi il congresso di fabbrica della Fiom-Cgil nel mezzo della cassa integrazione, con una vittoria netta per la prima volta delle posizioni della sinistra sindacale, già agli inizi di gennaio si è reso necessario rispondere con uno sciopero ad uno dei tanti atteggiamenti arroganti dell’azienda.

Lo sciopero, indetto contro la decisione di cacciare per inidoneità sanitaria una lavoratrice con seri problemi di salute senza aver preventivamente individuato alcuna possibile mansione alternativa nè aver coinvolto i rappresentanti dei lavoratori, è servito anche ad avviare un intervento positivo dell’ufficio sicurezza e salute della Camera del Lavoro. Di fronte all’adesione quasi totale dei lavoratori (fatta eccezione per una ventina di lavoratrici, tra cui alcune ex-delegate sindacali che hanno svolto un’azione aperta di crumiraggio) l’azienda ha dovuto fare un passo indietro individuando quella nuova mansione che prima dello sciopero sembrava potesse esistere solo su Marte. La revoca del giudizio del medico aziendale ottenuta dal ricorso della Cgil e lo sciopero hanno dimostrato quanto possa essere efficace come deterrente la determinazione dei lavoratori a lottare.

L’episodio è servito soprattutto ad avviare una discussione tra i lavoratori sull’importanza di essere solidali e uniti su questioni in cui, colpendo i diritti di uno, si colpiscono quelli di tutti; inoltre è servito a smascherare la direzione aziendale, che con un comunicato estremamente duro contro la Rsu alla vigilia dello sciopero ha tentato di intimidire i lavoratori. Da notare inoltre la condotta vergognosa di alcune ex-delegate della precedente Rsu le quali, dopo anni di cedimenti e di stretta familiarità con la direzione aziendale, hanno continuato a svolgere attivamente un ruolo per i loro padroni.

In questa come in altre occasioni, tali personaggi, ancora iscritti Fiom-Cgil, si sono rivelati agli occhi dei loro compagni di lavoro per quello che erano e sono.

Nei mesi successivi le questioni interne alla fabbrica si sono venute a saldare, così come è naturale, alla lotta generale contro la banda Berlusconi e Confindustria. Pur non partecipando con una delegazione alla manifestazione del 23 marzo i lavoratori della Minarelli hanno dimostrato proprio in quei giorni, nei fatti, di aver ben compreso l’importanza della posta in gioco, aderendo massicciamente alla sottoscrizione straordinaria in sostegno della Cgil e delle lotte con un’ora di retribuzione.

Nè poteva essere migliore la risposta che i lavoratori a maggioranza decidevano di dare all’azienda in merito ad una richiesta di flessibilità avanzata contestualmente all’annuncio di nuova cassa integrazione per il secondo semestre dell’anno.

Nonostante l’orientamento favorevole della maggioranza della Rsu (e dei funzionari) a scambiare flessibilità contro maturazione dei ratei contrattuali per il periodo di cassa, l’assemblea dei lavoratori ha approvato l’altra posizione, minoritaria nella Rsu, di rifiutare ogni flessibilità. In una fase di scontro aperto col governo dei padroni, accordare ai padroni la flessibilità priva di efficacia le lotte e di autorevolezza qualsiasi sindacato.

L’adesione totale allo sciopero generale del 16 aprile e la buona partecipazione in piazza dietro lo striscione della Rsu hanno ulteriormente dimostrato, anche nel caso della Motori Minarelli, che spesso i lavoratori sono un passo più avanti dei loro dirigenti.

Ma è proprio in questi giorni e nelle prossime settimane che i lavoratori della Minarelli saranno chiamati a dare un’altra prova di compattezza nei confronti dell’azienda, che sull’organizzazione del lavoro e sulla gestione della prossima cassa integrazione intende agire in maniera unilaterale.

Ai primi di giugno, infatti, senza consultare alcun rappresentante dei lavoratori e tantomeno i delegati per la sicurezza, l’azienda ha disposto una limitazione quasi totale dell’uso dei carrelli elevatori in due reparti di lavorazione, utilizzando pretestuosamente motivazioni di sicurezza. Questa disposizione ha aumentato il carico di lavoro svolto dagli addetti alla movimentazione merci che, dovendo utilizzare il transpallet elettrico invece del "muletto", devono erogare maggiore energia fisica.

La Rsu ha dunque formulato una serie di richieste all’azienda nel senso di una maggiore sicurezza sul lavoro senza penalizzazioni per i lavoratori e di un miglioramento delle condizioni ambientali e di lavoro: l’assunzione a tempo indeterminato di un lavoratore per la movimentazione merci; la reintroduzione di transpallet elettrici dotati di pedane su cui i lavoratori possono salire risparmiando molta fatica; un impianto adeguato di condizionamento e deumidificazione per alcuni reparti; un impianto di amplificazione necessario allo svolgimento delle assemblee presso il nuovo stabilimento.

Ad una prima fase del confronto, registrata una risposta negativa da parte dell’azienda, la Rsu ha proclamato due ore di sciopero che sono state effettuate nella giornata dell’11 giugno, insieme ad altre due ore contro l’attacco allo statuto dei lavoratori. Anche in questo caso l’azienda ha esercitato pressioni sui lavoratori con un comunicato che condannava lo sciopero e tentava di screditare la Rsu; anche in questo caso i soliti noti hanno preferito fare i crumiri. Tuttavia lo sciopero è riuscito al 90% e una nuova richiesta di confronto è già stata avanzata dalla Rsu, chiamando i lavoratori alla mobilitazione per sostenere i punti di piattaforma.

Sull’apertura della nuova procedura di cassa integrazione l’attenzione da parte dei lavoratori e dei loro delegati dovrà essere massima.

Lo scorso anno l’azienda riuscì ad imporre tempi strettissimi di discussione, ricattando inoltre i lavoratori con la minaccia di non anticipare per conto dell’INPS quanto dovuto mensilmente per la cassa qualora non fosse stato firmato un accordo da parte della Rsu. Anche quest’anno l’azienda tenterà di condurre le danze non riconoscendo la maturazione degli istituti contrattuali nei periodi di cassa. Anche quest’anno sarà necessario che la Rsu proponga ai lavoratori di reagire con la lotta all’uso della cassa integrazione come strumento di flessibilità, all’attacco al salario e al ricatto economico.

Sarà necessario che la mobilitazione, saldandosi alla vertenza interna e a quella generale, cresca e faccia sentire il proprio peso fin dai prossimi giorni e per le prossime settimane. Le vicende di questi ultimi mesi, dentro e fuori la Minarelli, dimostrano che tutto questo è possibile.

 
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