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Cooperative sociali: una piattaforma unitaria sulla falsariga dell'accordo separato PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Simone Raffaelli (RSA Fp-CGIL Coop.Libertas Zola, a titolo personale)   
Martedì 15 Dicembre 2009 06:43

I prossimi mesi vedranno l'apertura della discussione sul rinnovo del CCNL della Cooperazione Sociale, che raggruppa la maggioranza degli oltre 250.000 lavoratori del cosiddetto Terzo settore, ormai una parte imprescindibile del sistema sanitario e assistenziale italiano, soprattutto a causa delle esternalizzazioni dei servizi educativi e socio-assistenziali degli ultimi 20 anni.

E' necessario fare una piccola parentesi sull'attuale situazione, a partire dal contratto in scadenza, firmato il 30 luglio 2008 da CGIL CISL e UIL.

All'epoca criticammo questo accordo perchè tradiva profondamente le aspettative generate fra i lavoratori. Allo sciopero nazionale del 4 aprile 2008, il primo del settore, non aveva fatto seguito nessuna iniziativa concreta e articolata nei territori, e ciò che era emerso era profondamente intriso di compatibilismo nei confronti delle esigenze dei datori di lavoro.

L'aumento salariale è stato di 130 euro per il 4° livello, ma facendo subentrare il perverso meccanismo delle tre tranches, rispettivamente di 60, 40 e 30 euro.

La maggioranza di noi riceveranno l'ultima tranche a pochi giorni dalla scadenza del contratto, all'inizio di dicembre, una vera presa in giro.

Vale lo stesso discorso per le maggiorazioni per il lavoro nei festivi, il contratto firmato lo scorso anno ha introdotto una maggiorazione del 15%, che corrisponde a circa un euro in più all’ora, che per giunta diverrà effettiva solo a partire da questo mese.

Lo spirito con cui è stata scritta la piattaforma unitaria che sarà alla base delle trattative nelle prossime settimane e nei prossimi mesi è il medesimo di quello che contraddistingue il contratto in scadenza.

Per non essere accusati di lanciare vuoti slogan, è necessario far parlare le proposte che vengono fatte.

Uno dei capitoli è intitolato "Percorsi di Bilateralità", e ai punti 3 e 4 si afferma che l'attivazione degli enti bilaterali potrebbe avvenire su attività come "l'introduzione di forme utili di sostegno al reddito dei lavoratori nelle fasi di particolare difficoltà del settore", che dovrebbe essere interpretato come la creazione di fondi gestiti da sindacati e cooperative per strutturare forme di ammortizzatori sociali.

Se questa non è l'applicazione pura e semplice dell'accordo separato, ci chiediamo cosa possa essere.

Questi principi sono ancora più inaccettabili per tutti quei lavoratori che, attraverso una lotta sindacale, ma anche personale e morale, in tutti questi anni hanno cercato di far fronte alla spirale di paternalismo, informalismo e violazione dei più basilari diritti contrattuali che spesso contraddistingue il Terzo settore. Gli ammortizzatori sociali devono essere gestiti dal pubblico, non da fondi legati ai nostri parzialissimi datori di lavoro.

Nella stessa piattaforma si afferma che i contratti a termine non dovranno superare il limite del 30% (!!!) e, cosa ancora più grave, la triennalizzazione del contratto. Molti si chiedono cosa questo possa significare, considerando che il precedente rinnovo contrattuale è stato firmato due anni e mezzo dopo la sua scadenza naturale. Ma se anche fosse firmato in tempi ragionevoli, non è anche questa un'applicazione dell'accordo separato?

La richiesta salariale è di 145 euro per il livello C1, che avrà un impatto tutto da valutare, visto il precedente della divisione in tranches.

Fatto forse ancora più grave, si abbandona completamente la parola d'ordine delle 36 ore lavorative, che aveva il pregio di avvicinare almeno su un aspetto i lavoratori delle cooperative a quelli della sanità pubblica.

La prima considerazione che viene da fare è che se questo è il terreno su cui la CGIL vuole recuperare l'unità sindacale, per i lavoratori è una partita a perdere.

La seconda valutazione è un bilancio tutto politico sul messaggio che i vertici sindacali, e in particolare quelli della CISL, vogliono inviare ai vertici della Cooperazione sociale (e quindi del Partito democratico). Parafrasando, potrebbe suonare più o meno così:

"Siamo disponibili a considerarvi come un dato di fatto inamovibile e come la nuova frontiera del welfare. Per dimostrarvelo rinunciamo alle 36 ore, vi permettiamo di mantenere livelli indecenti di precarietà e allunghiamo la durata del contratto." In cambio, un aumento salariale che sulla carta sembra di una qualche entità.

Ma cosa lasciamo sul campo?

Una piattaforma inaccettabile che prosegue nel solco dei peggioramenti delle condizioni dei lavoratori e del nefasto accordo separato, i cui responsabili in Cgil sono tanto nel primo documento congressuale sostenuto dalla maggioranza di Epifani che nella minoranza a cui ha aderito il segretario della Funzione pubblica Podda.

Nonostante questo, la mozione di minoranza ha il pregio di essere sostenuta da chi il conflitto contro l'accordo separato in questi mesi tenta di metterlo in campo davvero, cioè la Fiom, ed è questo il motivo principale per cui crediamo che la battaglia per rispedire al mittente questa piattaforma debba essere collegata al dibattito congressuale.

Nel prossimo periodo queste proposte saranno discusse a livello nazionale con Lega Coop, Confcooperative e le altre associazioni minori. I lavoratori non saranno in alcun modo coinvolti di quella discussione, che vedrà uscire un accordo presumibilmente ancora peggiore della piattaforma che l'ha prodotto.

Questa piattaforma è già passata nei mesi predenti tra i lavoratori con la cosiddetta consultazione, di cui non sono stati pubblicizzati i dati, ma la battaglia non può finire così, crediamo che nei territori si debbano fare tutte le pressioni necessarie perchè la CGIL si dissoci da questa proposta catastrofica.

In ogni caso, come delegati e lavoratori del Terzo settore dobbiamo avere la capacità di spiegare i limiti di queste rivendicazioni e preparci a dare battaglia a proposte e accordi che avranno come risultato quello di peggiorare i diritti e le condizioni di chi nelle cooperative sociali lavora ogni giorno.

 

 
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