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Contratto subito, contratto “pulito”! PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Marta Becco   
Giovedì 20 Luglio 2006 13:17

Trentamila lavoratori delle pulizie hanno manifestato a Roma giovedì 15 giugno per il rinnovo del contratto scaduto da un anno. Lo sciopero di otto ore convocato da Filcams Fisacat e Uiltucs ha ottenuto un numero elevatissimo di adesioni in tutt’Italia: a Genova i lavoratori della Fidente – una delle principali imprese liguri, che conta appalti alla Regione, al Comune, alla Rai e numerosi altri cantieri – hanno aderito nella misura dell’80% (95% per quanto riguarda la Regione). Dato molto significativo, tanto più che nei confronti di questi lavoratori non sono mancate malcelate intimidazioni e comportamenti antisindacali dell’impresa volti a scoraggiare la partecipazione allo sciopero e rivolti in particolar modo ad immigrati e precari. Pressioni cui tra l’altro i sindacati non hanno risposto con l’intransigenza e la combattività che i lavoratori si sarebbero aspettati da chi dovrebbe difenderli dagli attacchi padronali.

Contratto subito, contratto “pulito”

La necessità di scendere in lotta è stata discussa in assemblee molto partecipate: condivisa in modo pressoché unanime è la necessità di mobilitarsi per ottenere quanto prima un rinnovo contrattuale che garantisca l’effettivo rispetto dei diritti e delle tutele dei lavoratori, sinora ampliamente calpestati soprattutto a causa delle imperdonabili carenze del precedente accordo quadro, e che soprattutto recuperi il potere d’acquisto delle retribuzioni, contro la logica degli appalti al massimo ribasso.

A Genova i lavoratori delle pulizie sono nel complesso seimila. Un vero e proprio esercito invisibile composto principalmente di donne e immigrati, malpagati e sfruttati a livelli inverosimili. Arrivano la mattina all’alba, quando gli uffici sono ancora chiusi, o la sera tardi quando tutti se ne sono andati: fanno due o tre ore in un palazzo, altre due o tre in un altro, magari dall’altra parte della città. I pochi che hanno la “fortuna” di essere assunti a tempo pieno, magari con l’orario spezzato in due o tre tranche- guadagnano tra i 600 e i 700 euro. La maggior parte però, assunta a tempo parziale, non guadagna più di 400 euro. Il part time (si va dalle 15 alle 25 ore settimanali) è infatti il preferito dalle imprese, che possono così incastrare i turni di pulizia a loro piacimento sulla base delle specifiche esigenze delle aziende.

Di frequente poi le imprese, a prescindere dall’inquadramento contrattuale, richiedono un numero esorbitante di ore aggiuntive (si arriva a 10-12 ore di lavoro al giorno), spesso nemmeno concordate con il lavoratore bensì imposte in momenti di picchi di lavoro o in caso di ferie o malattia di alcuni dipendenti. Vittime predilette di questa logica sono com’è ovvio gli apprendisti, assai più “economici” per le imprese (lo stipendio di un apprendista per il secondo livello non raggiunge i quattro euro all’ora!) e al tempo stesso facilmente ricattabili, essendo assunti con un contratto a tempo determinato della durata di 18 mesi.

Non bisogna dimenticare che quello del pulimento è uno dei settori in cui trova la massima espressione il sistema delle gare d’appalto al massimo ribasso, in cui anche nelle amministrazioni pubbliche, e la regione Liguria ne è un ottimo esempio, i lavoratori delle pulizie sono trattati come lavoratori di serie B e sono i primi ad essere esposti ai tagli della spesa operati dalla committenza, vedendo ricadere i ribassi sulle proprie buste paga, sulle più elementari norme di sicurezza sul lavoro, nonché sui ritmi di lavoro imposti, spesso al limite dello schiavismo.

Le imprese e le cooperative (certo non meno aggressive) hanno affrontato la trattativa per il rinnovo con un’arroganza pari solo alla mancanza di combattività dei vertici sindacali: mentre questi ultimi rivendicano il mero “consolidamento” dei diritti e delle tutele già esistenti, la necessità di porre un “freno” all’utilizzo incontrollato di part time e precarietà, il passaggio dalla regola del massimo ribasso a quella dell’offerta “economicamente vantaggiosa”, le imprese si preparano a mettere le mani anche sulle poche e inconsistenti garanzie previste dal precedente accordo quadro. Cancellazione dell’art 4 (che obbliga il mantenimento del livello occupazionale in caso di cambio d’appalto) , pagamento della malattia dal quarto giorno (per evitare “l’assenteismo”), prolungamento dell’apprendistato da 18 a 36 mesi, eliminazione della maggiorazione per il sesto giorno di lavoro consecutivo e per le ore supplementari (rispettivamente 25 e 28%), nonché della “discrezionalità del lavoratore ad accettare la clausola elastica” (più 10%).

Lo sciopero è stata la risposta dei lavoratori a queste richieste arroganti ed offensive, rispetto alle quali, è chiaro, non c’è trattativa nè margine di scambio possibile.

Per far si che il nuovo contratto comporti un reale e netto miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei 450mila pulitori italiani, occorre che una piattaforma fondata sulla difesa intransigente dei nostri diritti e sulle concrete rivendicazioni che sempre più prendono corpo e forza anche in questo settore. Per dirla con uno slogan di quelli che sono andati per la maggiore a Roma: tremate tremate le donne delle pulizie sono tornate!

11-07-2006 


 
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