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Con il blocco dei binari a Paola inizia l'offensiva operaia PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da La redazione   
Giovedì 06 Aprile 2006 09:07
Scalo Merci Cosenza

 

Si è svolta sabato 16 luglio a Paola in provincia di Cosenza la prima giornata di lotta contro la chiusura dello scalo merci di Vaglio Lise. Centinaia di posti di lavoro tra dipendenti di cooperative, lavoratori FS e indotto sono messi in discussione da Trenitalia, che vuole chiudere lo scalo entro dicembre e abbandonare la trasversale Paola - Cosenza - Sibari. La giornata di mobilitazione indetta dal Comitato di lotta nato a metà giugno è stata un successo.

Solo sei settimane fa i lavoratori, abbandonati a se stessi dal sindacato e dalle forze politiche, si trovavano in una situazione di estremo isolamento. Grazie all’intervento dei compagni di Falcemartello, che hanno aiutato i lavoratori a dotarsi un comitato di lotta, si è riusciti a costringere la Cgil e il Partito della Rifondazione comunista a farsi carico della vertenza. Dopo un mese di pressioni, discussioni e iniziative si è riusciti a riaprire la battaglia per la difesa dei posti di lavoro.

Alla manifestazione del 16 luglio in difesa dei posti di lavoro dello scalo merci hanno partecipato oltre 250 persone: lavoratori, giovani, militanti di sinistra si sono riuniti davanti alla stazione e preso atto dell’alta partecipazione hanno occupato i binari. Solidali con la manifestazione anche i ferrovieri in servizio e molti addetti alla manutenzione. Canti e slogan si sono alternati per oltre mezz’ora sui binari e per tutto il lungo percorso del corteo fino al Dopolavoro ferroviario, dove si è svolta l’assemblea finale.

 

In una sala stracolma lavoratori e manifestanti, per nulla provati dalla già impegnativa giornata, si sono confrontati in un dibattito serrato sulla situazione occupazionale della provincia e sulle prospettive della lotta. Inamovibile è stata la posizione del portavoce del comitato, Giampiero Palermo, nel ribadire che questa battaglia si farà fino in fondo e che le forze politiche e la Cgil non devono più permettersi di girare la testa dall’altra parte facendo finta di nulla. I dirigenti della Filt-Cgil hanno dovuto, sulla pressione dei lavoratori, impegnarsi a organizzare entro l’inizio di ottobre una o più giornate di lotta (accompagnate da scioperi) mettendo al centro della piattaforma il sistema dei trasporti nella provincia e, ovviamente, la difesa dello scalo merci.

La lotta dello scalo di Cosenza si inserisce in un contesto occupazionale sempre più drammatico. È di questi giorni la notizia che la Polti Sud, fabbrica di circa 200 dipendenti situata a Rogliano, dopo aver messo in cassa integrazione 190 lavoratori sta tentando di smantellare i macchinari e ha addirittura rifiutato di pagare gli stipendi arretrati ai dipendenti. Gli operai della Polti, presenti all’assemblea del 16 luglio con una delegazione, si erano resi protagonisti circa un anno fa di una dura lotta conclusasi vittoriosamente contro il licenziamento di tre lavoratori, fra i quali un delegato Fiom. Oggi la Polti, dopo aver incassato milioni di euro di contributi pubblici per la costruzione della fabbrica, si appresta a smantellare spostando la produzione verso paesi più “convenienti”, unendo all’utile economico anche la volontà di farla pagare a quegli operai che avevano osato alzare la testa durante quei 15 giorni di sciopero ad oltranza.

È quindi decisivo che si prosegua sulla strada intrapresa: creare un fronte che unifichi le diverse vertenze per il lavoro nella regione, rompere l’isolamento e la frammentazione e mettere in campo una lotta generale che possa fermare un padronato predatore, che della provincia di Cosenza sta facendo un vero e proprio deserto industriale.

L’assemblea si è conclusa al canto dello slogan “Il posto di lavoro non si tocca lo difenderemo con la lotta”, in un generale sventolare di bandiere rosse.

Se all’inizio della lotta, quando i lavoratori isolati e abbandonati a se stessi, avevano esposto nei presidi persino il tricolore, quando la lotta ha trovato una direzione all’altezza e la prospettiva dell’allargamento della mobilitazione, sono i simboli tradizionali del movimento operaio che si impongono.

21-07-2005

 
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