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Campobasso, vigilessa sotto provvedimento disciplinare PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da La redazione di Falce Martello   
Giovedì 11 Maggio 2006 09:02

In difesa della democrazia sindacale


Vigilessa denuncia la malagestione del comando. Il comandante è iscritto alla Cgil
Il sindacato deve essere dei lavoratori!

L’ultimo congresso della Cgil si è svolto all’insegna dell’accordo tra la vecchia opposizione e il gruppo dirigente di Epifani. Invece che un documento alternativo che si contrapponesse a 360° gradi all’attuale linea maggioritaria della Cgil, abbiamo assistito al parto faticoso di tre emendamenti. La capitolazione della vecchia sinistra sindacale è stata giustificata con l’idea di un presunto “spostamento a sinistra” della Cgil. Uno spostamento che non si vede nelle piattaforme contrattuali, che non si vede negli accordi di territorio, che non si vede nel comportamento quotidiano dei funzionari sindacali ma solo nelle dichiarazioni fatte dai massimi dirigenti nei giorni di festa.


Ironicamente gli unici emendamenti critici presentati dalle minoranze al congresso riguardavano principalmente il tema della democrazia sindacale, ignorando il resto dell’impianto del documento di Epifani che preparava un ritorno alla concertazione. La standing ovation regalata a Prodi dalla platea del congresso nazionale ha confermato questa nostra preoccupazione. Tuttavia il tema della democrazia sindacale non è qualcosa che può essere slegato dalla linea complessiva del sindacato. La concertazione sta alla democrazia sindacale in rapporto inversamente proporzionale. All’aumentare dell’una, diminuisce la seconda e viceversa.


A Campobasso, in Molise, l’amministrazione comunale è di centrosinistra con la partecipazione in maggioranza della stessa Rifondazione Comunista. Se l’intero sindacato si è legato in generale mani e piedi all’amministrazione locale dell’Unione, questo è ancora più vero nel settore della funzione pubblica dove storicamente (e non solo con le giunte dell’Unione) Cgil, Cisl e Uil si sono carattrizzate più per la loro moderazione che per essere uno strumento di lotta. Immaginiamo in questo contesto di felice connubio tra Unione e direzione sindacale, tra vecchia minoranza e nuova maggioranza sindacale “spostata a sinistra”, come debba essere apparso stonato alle orecchie dei dirigenti sindacali qualsiasi intervento critico che si limitasse a ristabilire la verità dei fatti.


Questo è quanto accaduto ad una compagna della Cgil, vigilessa, intervenuta il 21 gennaio 2006 nel congresso regionale della Funzione Pubblica del Molise, che si è limitata a descrivere la reale situazione del peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori di questo settore: mancanza del personale per svolgere turni effettivi, riorganizzazione delle aree di lavoro senza interpellare l’Rsu, promozioni fatte in base ad “attitudini caratteriali”, intimidazioni ai lavoratori critici e laute retribuzioni per i dirigenti. Salari in picchiata, mancanza del personale, favoritismi: chi non trova questo in qualsiasi posto di lavoro? E chi non sa che simili caratteristiche sono andate aumentando all’interno dell’amministrazione pubblica, sanità e istruzione con i processi di privatizzazione?

Discutere di simili temi dovrebbe essere abc in un congresso sindacale.


Tutto al contrario: non solo la compagna si trova ad affermare simili temi in contrapposizione alla maggioranza del gruppo dirigente, ma viene denunciata per il proprio intervento da alcuni colleghi e delegati al congresso direttamente al comandante dei vigili urbani, suo superiore. Sia detto tra parentesi: che cosa dimostrerebbe meglio che le denunce avanzate dal suo intervento fossero vere?

Il comandante dei vigili urbani, a sua volta iscritto alla Cgil, ha reagito direttamente con un esposto alla procura. Ci si trova così al paradosso di una militante denunciata per le opinioni espresse in un assise sindacale. Ma la cosa non finisce qui: all’esposto alla procura segue il provvedimento disciplinare appioppatole da parte di un altro dirigente del personale. La cosa da gravissima diventa vergognosa. Non solo è assurdo un provvedimento disciplinare per un comportamento tenuto fuori dal luogo di lavoro e specificatamente per le dichiarazioni di un lavoratore all’interno di un congresso sindacale, ma ad aggravare tutto questo c’è il fatto che questo zelante dirigente del personale sia anche iscritto a Rifondazione Comunista.


Sia detto di sfuggita che una delle cose a cui questi signori si sono appellati per giustificare la propria condotta è il riferimento che la compagna ha fatto nel proprio intervento alle loro laute retribuzioni. Sembra che si siano sentiti particolarmente offesi.


Alcuni consiglieri di Rifondazione hanno giustamente denunciato l’accaduto alla stampa. Sarebbe corretto andare oltre la sempice deuncia. Il provvedimento disciplinare è stato appioppato alla compagna da un iscritto del Prc. Il partito deve chiedere immediatamente a questo compagno di ritirare il provvedimento o di sospendere la propria adesione al partito. Così come si è permesso di usare i propri poteri dirigenziali per chiamare una lavoratrice a rispondere in un’udienza delle proprie opinioni sindacali, la nostra organizzazione deve chiamare questo compagno a rispondere della propria condotta di fronte al corpo degli iscritti. Non ci possono essere spazi per fraintendimenti: gli organismi dirigenti del partito a livello locale dovrebbero approvare ordini del giorno in cui si schierano apertamente sulla questione. Da quel che ci risulta, al contrario, questo dirigente del personale in quota al Prc era stato inserito nelle candidature alle elezioni provinciali e sarebbe ancora lì se non fosse stato per l’intervento dello stesso circolo di Campobasso.


Alla denuncia politica dei consiglieri di Rifondazione, il gruppo dirigente della Cgil ha risposto negando fermamente di non aver preso posizione, di aver messo a disposizione della compagna un avvocato ma ribadendo che comunque “la denuncia è personale e personale l’eventuale sanzione”. Quale sia la posizione presa dai vertici della Cgil non emerge in realtà da nessuna dichiarazione pubblica. Si afferma di aver fatto qualcosa in termini legali, come se il sindacato potesse essere una mera struttura di servizio. Anche qua infatti ci troviamo di fronte ad un comandante dei vigili formalmente iscritto alla Cgil. Verrà chiamato a rispondere delle proprie azioni di fronti agli iscritti? Qual è la posizione al riguardo della Camera del Lavoro? Cosa ne sarà dei solerti delegati al congresso che sono andati a denunciare la lavoratrice al proprio capo? Andrebbero organizzate assemblee su questo tema almeno nel settore della funzione pubblica, specificando che la Cgil chiede il ritiro immediato dei provvedimenti che sosterrà qualsiasi spesa legale anche in caso di vergognosa sconfitta di una causa penale e che si ritiene pronta anche a dare vita ad ore di sciopero. Niente di tutto questo è all’orizzonte.


Basterebbe che solo il sindacato muovesse un dito per mettere fine a questa follia. Eppure fedeltà, legami con la giunta comunale, sembrano per ora avere il sopravvento.


Tutta la vicenda ci sembra sintomatica: un caso limite sicuramente ma che contiene in nuce i mille fili tra Governo, sindacato e partiti di sinistra che rischiano di immobilizzare l’operato delle nostre organizzazioni nell’epoca dell’Unione. Per questo crediamo che spedire fax e mail e protesta alla Camera del Lavoro di Campobasso sia un dovere di qualsiasi attivista sindacale, di Rifondazione o genericamente di sinistra. Per il ritiro immediato dei provvedimenti a carico della compagna, in difesa della democrazia sindacale!

 

Invia questo fax di protesta a questi numeri


0874492506 Cgil Regionale

0874629902 Funzione Pubblica

 

 
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