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Bonfiglioli riduttori (Bo) Salvare i posti di lavoro dalla crisi e dalle ristrutturazioni PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Gianplacido Ottaviano* e Serafino Pirillo**   
Martedì 24 Novembre 2009 04:40

Tutto ha inizio il 17 ottobre 2008 quando l’azienda convoca d’urgenza la Rsu per annunciare un improvviso calo degli ordinativi. Il momento di crisi riguarderebbe i 4 stabilimenti di Bologna e quello di Vignola (Mo), ma non quello di Forlì, e comunque si parla di una sola settimana di cassa integrazione a novembre più qualche giorno sparso tra dicembre e gennaio.

Pochi giorni prima, in un incontro sulla chiusura parziale dello stabilimento B5 di Bologna e sul ricollocamento di 65 dei 100 operai nello stabilimento principale della provincia, l’azienda aveva assicurato la Rsu che i lavoratori della Bonfiglioli mai avrebbero fatto della cassa integrazione, e che l’apertura dello stabilimento in Vietnam - dove veniva trasferita la produzione della B5 e costruito grazie ai fondi messi a disposizione dal governo Prodi - non avrebbe mai avuto nessun effetto negativo sugli operai, anzi i lavoratori sarebbero stati inseriti in posizioni a maggior qualifica professionale (questo è avvenuto solo per una decina di lavoratori).

Tre giorni dopo l’annuncio della cassa integrazione, l’azienda ci riconvoca e dichiara la volontà di non rinnovare il contratto a 19 interinali e 13 tempi determinati tra Bologna e Vignola, più altri 105 lavoratori tra interinali e determinati a Forlì, 68 entro fine 2008. Ciliegina sulla torta, ci comunicano che la B5 verrà completamente chiusa.

L’azienda rincara la dose rifiutando qualsiasi discussione su una integrazione salariale alla cassa integrazione, perchè, trattandosi di pochi giorni, non era degna di rilevanza.

Subito il coordinamento delle Rsu rigetta i licenziamenti, e riesce a fare assumere a tempo indeterminato o a rinnovare il contratto di parecchie decine di precari, ma nessun accordo viene raggiunto sulla cassa integrazione.

A gennaio 2009 l’azienda ci spiega che il premio di risultato per il 2008 sarà di 600 euro sui 1.300 previsti e annuncia il licenziamento di 50 interinali entro febbraio.

Iniziano subito le mobilitazioni: assemblee con sciopero, scioperi a scacchiera e, il 5 febbraio, un presidio di cassintegrati a Bologna dove chiamiamo Tg3 e giornali. Scoppia il caso Bonfiglioli.

Il 20 febbraio il premio di risultato sale a 800 euro, ma il 25 l’azienda ci informa che la crisi è peggiorata. Vengono richieste 10 settimane di cassa integrazione fino a luglio con una misera integrazione salariale a scalare a seconda delle settimane di cassa al mese. Si parla di razionalizzazione dei costi, e tra le varie misure ritorna il no al rinnovo dei contratti precari e, per la prima volta, l’azienda parla di oltre 300 esuberi.

Dopo questo affronto il coordinamento Rsu rompe ogni trattativa, il giorno dopo ci saranno assemblee con sciopero e iniziano i presidi davanti ai cancelli. La vertenza dura tutto il mese di marzo e la determinazione degli scioperi in tutti gli stabilimenti evita il licenziamento dei precari e porta ad un dignitoso integrativo salariale di 10 euro al giorno e la rotazione nella cassa integrazione. La questione esuberi viene momentaneamente messa da parte.

A luglio ci viene presentato il piano industriale, pieno di buoni propositi, investimenti, riorganizzazioni radicali di tutti gli stabilimenti, abbattimento dei costi, nuovi prodotti per nuovi mercati, analisi economiche micro e macro, ma di concreto per i lavoratori solo altra cassa integrazione, mentre gli esuberi rimangono 240 tra Bologna e Vignola, e 110 a Forlì.

Nello stesso tempo è sempre più chiaro che l’azienda punta a spostare una parte sempre più considerevole della produzione all’estero (India, Slovacchia, Vietnam, Germania) e che la proposta di attivare prepensionamenti e mobilità volontarie va proprio in questo senso.

In questi mesi abbiamo sempre risposto all’azienda che finchè si parla di esuberi non faremo nessun accordo. La proprietà ha sempre risposto di essere disponibile a discutere, ma nel frattempo dice che da dicembre partirà la cassa integrazione speciale.

Come si può ben immaginare, in fabbrica il clima è molto brutto, anche perchè i primi elementi di ristrutturazione incominciano a farsi strada: chi ha trovato una qualche alternativa si è dimesso, e diversi operai migranti, disgustati dall’ambiente, se ne sono andati con piccole buonuscite. I lavoratori vedono la necessità di far finire questa situazione, ma se ne può uscire solo in due modi: o accettare la richiesta degli esuberi, o arrivare a uno scontro serio con l’azienda. Noi stiamo lavorando per questa seconda opzione.

* Rsu Fiom Bonfiglioli

** Rsu Fiom, segretario circolo di fabbrica del Prc “1° Maggio”

 

 
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