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| All’Avio di Pomigliano si gioca il futuro della Campania |
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| Movimento operaio | |||
| Scritto da Vittorio Saldutti | |||
| Lunedì 23 Aprile 2007 07:17 | |||
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“Oggi gli ultimi hanno rimesso al centro la politica ed il sindacato: oggi è una bella giornata”. Questo ha detto Antonio Santorelli il 27 marzo, davanti ai circa 3.000 lavoratori e studenti che avevano manifestato per le vie di Pomigliano a difesa del suo posto di lavoro e per rilanciare il polo industriale della città. Questa manifestazione segna una svolta per una vertenza che va avanti da settimane e che ha le sue premesse nelle svolte compiute dall’azienda negli ultimi anni. L’Avio, azienda che si occupa di revisione e costruzione di motori per aerei, per anni autentico fiore all’occhiello dell’industria campana e nazionale, ha visto in pochi anni una riduzione del personale che l’ha portata da circa 1300 lavoratori a contarne oggi poco più di 800. Questa drastica riduzione si è avuta a causa delle scellerate politiche industriale che hanno fatto sì che l’azienda passasse per le mani di diversi padroni, tutti interessati a fare con questa guadagni immediati senza spendere un’euro, procedendo a continue ristrutturazioni sulla testa degli operai. In particolare gli ultimi due padroni, i fondi di investimento Carline (legati alla famiglia Bush) e Sinven, hanno fatto quello che fanno tutti i fondi di investimento, ossia garantirsi profitti immediati con cessioni di rami d’azienda e speculazioni immobiliari, senza preoccuparsi in alcun modo del futuro dell’azienda. Certamente però la Carline si è occupata dei propri profitti visto che in pochi anni ha venduto l’azienda con un profitto di 900 milioni di euro. Così si è arrivati alle vicende degli ultimi mesi, quando l’Avio ha perso la commessa per la revisione dei motori dell’Alitalia, che è stata aggiudicata ad un’azienda israeliana, mettendo in discussione l’esistenza del reparto di revisione motori. Dopo il mancato rinnovo dei contratti per decine di interinali, che erano stati usati anche come elemento di marginalizzazione dei lavoratori a tempo indeterminato, è venuto il turno di quest’ultimi. La direzione aziendale ha infatti decretato la cassa integrazione a zero ore per due anni per 115 lavoratori del reparto revisioni. È iniziata così una complessa trattativa tra l’azienda, il sindacato e la regione, che doveva dare una risoluzione alla crisi dell’azienda.
Al tavolo della trattativa l’azienda si era seduta senza alcun piano di rilancio industriale, la cui presentazione era stata rinviata alle calende greche, ma con l’idea chiara che lo stabilimento di Pomigliano dovesse essere avviato ad una rapida chiusura, magari con l’intenzione di poter fare sui terreni dell’impianto speculazioni immobiliari e di poter racimolare alcuni milioni di euro dalle amministrazioni locali in cambio di promesse, che, come si sa, non costano nulla. Questo piano necessitava il silenzio dei lavoratori e del sindacato per essere portato a termine in piena tranquillità, da ciò il licenziamento di Santorelli e la cassaintegrazione per gli altri delegati.
Come proseguire la lotta ?
è necessario che si unifichino le vertenze aperte e che il sindacato, e in primo luogo la Fiom, ponga al centro del dibattito la questione del futuro industriale della provincia con uno sciopero di 8 ore provinciale che sappia parlare a tutti i lavoratori partenopei ed anche a quei tanti giovani che, senza un rilancio industriale, saranno costretti a prendere la via del nord come cinquant’anni fa. Tutti quelli che si riempiono la bocca con la retorica della legalità per salvare il mezzogiorno dovrebbero capire che senza un futuro occupazionale la società meridionale è destinata a cadere nel degrado più totale e i giovani nelle mani della criminalità.
Inoltre sia l’assessore regionale al lavoro Corrado Gabriele che quello alle attività produttive Andrea Cozzolino, finchè il tavolo è stato aperto, si sono detti disponibili ad investire ulteriore denaro pubblico nell’azienda per risolvere la situazione senza perdere posti di lavoro garantendo la possibilità di corsi di formazione per i cassintegrati e soldi regionali per il piano industriale. Questo rischia di essere l’ennesimo regalo ai padroni, che hanno la chiara intenzione di spostare tutta la produzione in Polonia, come è già avvenuto per l’ultima commessa vinta, quella per una parte dei motori del nuovo 747-8 della Boeing che potrebbero avere come primo effetto la chiusura del sito di Acerra e suo accorpamento con quello di Somigliano, causando però dei “doppioni” che l’azienda intende risolvere con altri licenziamenti. Quello che non possiamo accettare è che si socializzino le perdite e si privatizzino i profitti come accaduto fino ad ora. Per anni l’Avio è andata avanti con soldi pubblici, ovvero quelli dei lavoratori, mentre i padroni facevano profitti: è ora che i soldi dei lavoratori vengano spesi davvero per difendere e creare nuovi posti di lavoro nell’unico modo possibile, rinazionalizzando l’Avio e tutto il settore aerospaziale. L’Avio è un azienda di un settore chiave, con un altissima professionalità e una lunga tradizione, è addirittura la prima ad essersi insediata nel polo industriale di Pomigliano, ha maestranze capaci e altamente formate ed oltretutto è l’unica azienda in Italia a fare revisione di motori aerei. Se in Francia la discussione sulla nazionalizzazione si sta facendo largo tra i lavoratori dell’Airbus per fronteggiare la crisi e i licenziamenti anche in Italia la lotta dell’Avio dimostra che oggi più mai l’unica soluzione reale e concreta per salvare il settore aereospaziale è che questo torni ad essere completamente pubblico e venga gestito basandosi sulle capacità dei lavoratori che sono tra i più specializzati del mondo e che meglio di chiunque altro possono far funzionare queste aziende.
23/04/07
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