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Alitalia: firmato l’accordo, svenduti i lavoratori PDF Stampa E-mail
Movimento operaio
Scritto da Alessio Vittori   
Mercoledì 01 Ottobre 2008 09:27

Con la firma (con riserva) di Sdl e Avia, dopo quella decisiva di venerdì sera della Cgil, si chiude, almeno per ora, la difficile vertenza Alitalia.
I termini dell’accordo firmato da tutti i sindacati, rispetto a quello che aveva visto la firma separata solo di Cisl, Uil e Ugl contiene alcuni ritocchi cosmetici ma la sostanza non cambia.

La Cai avrà 12.500 dipendenti (dai 19.048 di Alitalia più Air One) e, tra contratti a tempo indeterminato e precari, gli esuberi saranno 10.365, senza contare tutto l’indotto.

Tra l’accordo separato e la definitiva chiusura della vicenda, sono cambiati alcuni accordi. I precari non saranno assunti da Cai ma costituiranno un bacino dal quale pescare eventuali nuovi assunti (a patto che abbiano maturato almeno 36 mesi di anzianità in azienda), e i piloti, avranno un inquadramento da dirigenti, non saranno più compresi in uno stesso contratto con assistenti di volo e personale di terra.

Inoltre sono previste alcune timide migliorie rispetto alle precedenti norme capestro sui riposi e la malattia.

La sostanza però non cambia. Oltre alle migliaia di licenziamenti, quelli che rimarranno lavoreranno di più per guadagnare di meno, come si deduce abbastanza facilmente dalla parte dell’accordo relativa alle nuove retribuzioni.

“Stipendio. Per piloti e assistenti di volo l'applicazione delle nuove tabelle retributive non potrà in ogni caso determinare una riduzione superiore al 6-7% del trattamento mensile complessivo oggi spettante, a parità di prestazione di lavoro ai sensi della disciplina contrattuale Alitalia. In applicazione della nuova struttura retributiva tale differenza di trattamento economico potrà essere parzialmente o totalmente recuperata a fronte di incrementi delle ore di lavoro.”

Una miniera d’oro per i padroni

Si tratta di una vera propria truffa ai danni dei lavoratori e di tutta la collettività.

Per stessa ammissione di un giornalista de Il Sole 24 Ore durante la trasmissione di Rai due, Annozero mentre tutti i debiti vengono accollati allo Stato, Colannino e soci verseranno materialmente nelle casse di Alitalia non più di 100 milioni di Euro (a fronte di un prezzo di acquisto fissato in 300 milioni di Euro) per comprarsi un’azienda che possiede slot per un valore di 1 miliardo e mezzo di Euro, la cui flotta soltanto vale 2 miliardi e di cui il valore complessivo viene stimato in circa 5 miliardi. A questo ci sono da aggiungere i 3-4 miliardi di ricavi all’anno di un’azienda che ha ancora 28 milioni di passeggeri ogni anno.

Naturalmente la valutazione del valore di Alitalia per la privatizzazione è stata fatta da un organismo assolutamente “imparziale”, ovvero la Banca Leonardo, tra i cui soci compaiono Benetton e Ligresti che sono anche tra i famosi 16 della cordata della Cai. Sarà interessante vedere quando questi “salvatori della patria” venderanno a Lufthansa o Air France quale valutazione presenteranno.

In compenso il maggiore sfruttamento a cui saranno sottoposti tutti i lavoratori non potrà che incidere anche sui principi più elementari della sicurezza per il personale viaggiante e gli utenti.

Su La Repubblica del 26 settembre è emerso che la causa dell’incidente all’aeroporto di Madrid di quest’estate, oltre 100 morti, è da attribuirsi ad un errore del pilota. Secondo un comandante di Alitalia ciò è possibile solo se si è in condizioni psico-fisiche assolutamente precarie. Il pilota veniva da una serie di turni che non gli avevano consentito di effettuare il riposo minimo. Questo è il prezzo della continua ricerca del massimo profitto e dell’aumento forsennato dei ritmi applicato ai piloti.


La disponibilità alla lotta c’era

Non era scritto da nessuna parte che la vertenza dei lavoratori Alitalia dovesse finire così.

I lavoratori in questi mesi hanno in più occasioni dimostrato di avere quel coraggio e quella determinazione necessari per vincere la battaglia

Anche la campagna mediatica che in questi mesi aveva sistematicamente cercato di far apparire piloti e assistenti di volo corporazioni il cui unico interesse era difendere i propri privilegi non ha avuto sull’opinione pubblica quella presa che la stampa e i padroni speravano.

Questo perché anche nei momenti più difficili i lavoratori hanno dimostrato di saper far funzionare l’azienda e perché le condizioni imposte dal Cai hanno palesato che la stragrande maggioranza dei lavoratori Alitalia soffrono gli stessi problemi di tutti i lavoratori, precarietà, bassi salari e condizioni di lavoro spesso insostenibili.

Se quella che registriamo oggi è una sconfitta la responsabilità è tutta dei dirigenti sindacali che mai hanno voluto intensificare lo scontro con l’obbiettivo di portare i padroni a più miti consigli. C’era un solo modo per evitare la firma: bloccare le piste di Fiumicino e Malpensa e tutto il trasporto aereo in generale e questo ai lavoratori era chiarissimo.

Ad Aprile, quando si parlava della vendita ad Air France, la convinzione più diffusa tra i lavoratori era che la privatizzazione fosse l’unica soluzione e che si doveva lottare per difendere i posti di lavoro.

Ma quando poi si è iniziato a parlare della svendita alla Cai, e in particolare nelle ultime settimane è incominciata a farsi strada la convinzione che in ogni caso la privatizzazione comportava migliaia di licenziamenti la parola d’ordine della nazionalizzazione si è aperta un varco nelle assemblee dei lavoratori a Fiumicino. Parola d’ordine che i dirigenti sindacali non hanno mai voluto prendere in considerazione e che invece i lavoratori hanno tentato, seppur in modo confuso, di fare propria attraverso la disponibilità a rinunciare a qualche mese di stipendio e al Tfr per acquistare la compagnia.

E mentre infuriava una campagna stampa impressionante, affiancata dalla minaccia dell’Enac di ritirare la licenza per volare, l’Eni che annunciava a breve la fine dei rifornimenti di carburante, il ministro del lavoro Sacconi che inorridiva alle immagini dei lavoratori che esultavano per il fallimento della trattativa e Cisl, Uil e Ugl che organizzavano un fantomatico comitato per il Sì all’accordo che non è mai riuscito a mettere insieme più di un centinaio di lavoratori, nessuno, ne la Cgil ne i sindacati di base che in Alitalia erano in grado di esprimere una forza di tutto rispetto (l’Sdl ha ereditato tutta la forza e la rappresentatività storica del Sult) hanno mai deciso di intraprendere la strada del conflitto, se si esclude quello di 4 ore convocato dall’Rdb-Cub comunque da tempo programmato.

La parola d’ordine dei dirigenti sia Cgil che Sdl è sempre stata di non scioperare per non offrire il fianco a chi voleva addossare la colpa del fallimento ai lavoratori.

Una strategia fallimentare il cui epilogo è sotto gli occhi di tutti. Non è servita ad evitare il linciaggio mediatico e in compenso ha aiutato la causa di chi voleva demoralizzare i lavoratori


La trappola della trattativa

Il passo dal senso di responsabilità a diventare prigionieri della trattativa si è dimostrato assai breve. Ancora Venerdì 26 Settembre, dopo la firma della CGIL, quando c’era l’ultimissima possibilità per giocarsi la carta della mobilitazione per non rimanere con le spalle al muro i dirigenti dell’Sdl spiegavano ai capannelli di lavoratori sotto Palazzo Chigi che bisognava aspettare l’esito della trattativa coi piloti. Che si doveva cercare di strappare il più possibile al tavolo con Colaninno e il governo, quando era già chiaro che pure la Cgil non aveva portato a casa niente.

L’Sdl, in assenza di mobilitazione, si è trovata così con il cerino in mano. Nella paradossale situazione che, firmare o non firmare non faceva grande differenza, perché ormai si era stritolati dal meccanismo di voler rimanere a tutti i costi al tavolo con la pia illusione di poter “ridurre” il danno in extremis o poter incidere sui criteri con cui la Cai procederà ad assumere i 12.500 dipendenti nella nuova compagnia.

L’Sdl, in Alitalia, aveva la forza per distinguersi nettamente dalla Cgil e per mettere la vertenza sulla strada che più avrebbe messo in difficoltà Epifani di fronte ai suoi iscritti, ovvero quella della mobilitazione che avrebbe convinto molti dei lavoratori della Cgil.

Va ricordato che quando il segretario generale della Cgil, dopo essersi inizialmente rifiutato di firmare l’accordo, confessava di non poter firmare per dei settori che non rappresentava, si riferiva anche alla forza che l’Sdl ha tra gli assistenti di volo e nel settore della manutenzione. Quando mai Epifani in passato si è fatto tanti scrupoli nel firmare anche a nome di lavoratori che non rappresentava?

In questi settori si aspettava solo il segnale per occupare le piste. Un segnale che non è mai arrivato.

In quel momento bisognava abbandonare il tavolo delle trattative, che già da molto tempo si era capito che non avrebbero portato a nessun risultato, e chiamare i lavoratori allo sciopero. Occorreva sfruttare fino in fondo la forza di quel momento e la possibilità di sfruttare le difficoltà e le contraddizioni del fronte padronale.

Se i dirigenti dell’Sdl avessero chiamato ad una mobilitazione più dura si sarebbero, in quel momento, sicuramente trascinati dietro anche i piloti e gli assistenti di volo delle associazioni più corporative, oltrechè i lavoratori della Cgil.

Se un sindacato di base come l’Sdl non è in grado di portare avanti una vertenza in modo chiaramente diverso rispetto alla conduzione concertativa dei sindacati confederali proprio dove avrebbe tutta la forza per farlo come può rappresentare un’alternativa agli occhi dei lavoratori?

Tra i lavoratori di Alitalia adesso c’è molta rabbia e rassegnazione, ma non si può dire che è stata detta l’ultima parola. Il Cai dovrà passare dagli accordi sulla carta ai fatti. Questa esperienza deve servire ai lavoratori di Alitalia come a tutti noi per riflettere sulla necessità sempre più impellente di aprire in primo luogo una battaglia per un sindacato di classe che ci difenda realmente.

Per Berlusconi e i padroni Alitalia rappresentava uno spartiacque nel dettare la linea conflittuale dei prossimi mesi. Da parte nostra cercheremo di fare tutto il possibile per tramutare l’indignazione per come sono finite le cose all’Alitalia, in una spinta a rendere ancora più grande la mobilitazione dell’11 Ottobre e quelle successive per respingere i progetti reazionari del governo Berlusconi, per avere un sindacato di classe per combattere per una società migliore.

 

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