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Scritto da Annamaria Quadrelli (delegata interinale Tim), Mario Iavazzi   

Rilanciare la lotta!

Alla Tim di Bologna gli interinali sono riusciti ad organizzarsi per tutelare i loro diritti e a conquistarne di nuovi, che in precedenza erano previsti solo sulla carta.

Fino a qualche mese fa non avevano diritto a fare più di cinque giorni di ferie consecutivi e grazie alla lotta oggi non è più così. Sono stati in grado di imporre alle agenzie interinali gli incontri che quest’ultime avevano sempre rifiutato, incontri che hanno portato a qualche altro risultato, come una maggiore chiarezza sulle buste paga.

Una lotta esemplare

In questi mesi ci sono stati articoli ed interviste sui media che parlavano della vertenza alla Tim di Bologna. I lavoratori sono stati alla testa del corteo nella manifestazione per lo sciopero generale l’11 Luglio. Oltre agli interinali della Tim, giovani di altre città continuano a seguire con interesse questa vertenza, tutto questo perché i lavoratori si sono organizzati e hanno lottato.

Oggi però la situazione è un po’ diversa. Nel Luglio del 2001, Cgil, Cisl, Uil hanno firmato un accordo che prevedeva che da Gennaio 2002 il premio di produzione sarebbe stato corrisposto anche agli interinali. Come si poteva immaginare, così non è stato. Gli interinali avevano criticato questo accordo e la Slc Cgil di Bologna si era opposta alla firma.

A giugno Tim ha interrotto i rapporti con Ali (una delle agenzie interinali presenti in azienda) e quaranta lavoratori sono stati mandati a casa. La rappresentanza, che a Gennaio era costituita da otto delegati, è quasi del tutto cancellata essendo rimasti solo in tre (a breve probabilmente due). Anche a molti altri lavoratori che avevano partecipato attivamente alla vertenza non è stato rinnovato il contratto.

Un bilancio

Non si è stati pronti ad arginare gli eventi e ad opporsi all’offensiva dell’azienda. Si sarebbe dovuto rispondere con la forza che spesso i lavoratori hanno messo in campo. Si sarebbe dovuto rilanciare la mobilitazione convocando scioperi per colpire e denunciare l’azienda, coscienti che la lotta per la difesa del posto di lavoro di alcuni poteva diventare la lotta in difesa del lavoro per tutti contro la precarietà e porre le basi per dare slancio alla vertenza verso la conquista di nuovi diritti e di un ulteriore miglioramento delle condizioni di lavoro.

Tim, inoltre, ha approfittato dell’estate per affondare il colpo. Possiamo in effetti riscontrare che il clima, già pesante nei mesi precedenti lo sciopero generale, si è ora notevolmente inasprito con una serie di controlli sull’operato molto più capillari e serrati. I lavoratori sono continuamente martellati non più solo sulla produttività dei gruppi e la propositività (telemarketing, promozioni ecc...), ma sono controllati anche sui minuti di pausa.

E’ inoltre evidente che l’azienda ricerca ogni nuovo pretesto per "eliminare" personaggi attivi sindacalmente, come si è verificato per un delegato lasciato a casa il 20 Agosto 2002 dopo una prima parvenza di rinnovo, poi smentita dalla stessa agenzia interinale per cui lavorava prima della firma del contratto di rinnovo (logicamente sempre a due giorni dallo scadere del contratto, tempi sicuramente ristretti per potersi procurare un altro lavoro).

Ora i lavoratori sono costretti a prestare la massima attenzione ad ogni minimo errore. Tim ha infatti atteso il mese di Agosto per inviare "richiami disciplinari" tramite raccomandata con richiesta di giustificazioni scritte a ben nove lavoratori, senza che questi avessero mai avuto rimproveri verbali da parte degli assistenti (come fra l’altro previsto per i dipendenti). C’è un clima di "terrorismo" creato dall’azienda che tenta, in parte riuscendoci, di far sentire i lavoratori che commettono errori come dei criminali. Ciò si basa ovviamente anche sulla ricattabilità e la vulnerabilità dovuta alla precarietà del contratto.

Rilanciare la mobilitazione

E’ ora di dire basta, bisogna ripartire imparando dalla stessa esperienza di Bologna. Una certa mancanza di fiducia degli interinali sulle prospettive della vertenza è dovuta anche al calo della tensione in questi mesi. Ma gli interinali non hanno proprio più nulla da perdere, a breve la maggior parte di essi sarà quasi sicuramente fuori dall’azienda. Bisogna ricordare alla Tim e alle agenzie interinali che i lavoratori non sono una merce o dei numeri come finora sono stati considerati.

E’ dunque giusto e necessario riprendere la lotta, organizzando quanto prima uno sciopero nazionale di tutti i lavoratori, interinali e non. Qui a Bologna c’è l’urgenza di convocare scioperi anche prolungati che, oltre a colpire l’azienda, siano anche in grado di stimolare la lotta dei lavoratori di altre città.

Le rivendicazioni principali restano il premio di produzione per il futuro e per tutto il periodo in cui gli interinali hanno lavorato finora, assunzioni a tempo indeterminato per tutti i lavoratori interinali presenti in Tim oggi, ma anche per coloro che vi hanno lavorato almeno negli ultimi sei mesi.

L’azienda ha da poco firmato un accordo in cui è previsto che assumerà diverse decine di lavoratori licenziati da Blu. Se questo può apparire come un atto progressista, la realtà delle cose è ben diversa e chi sta pagando sono i lavoratori presenti in azienda. Ovviamente i lavoratori devono sempre opporsi alla guerra tra poveri e capire chi è il vero avversario, di certo non gli ex lavoratori di Blu che hanno subito sulla loro pelle gli effetti dell’economia di mercato. Per questo chiediamo l’assunzione di tutti i lavoratori. Del resto quello che si mette in discussione sono le decine di milioni di euro di utili dell’azienda!

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