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Si apre la lotta alla Motori Minarelli Stampa E-mail
Scritto da Orlando Maviglia, delegato Fiom-Cgil Motori Minarelli   
Una nuova cassa integrazione di dieci settimane, dal mese di agosto fino alla fine dell’anno, si è aperta alla Motori Minarelli, e colpirà soprattutto le lavoratrici del reparto Montaggio e i lavoratori dei servizi collegati, mentre i reparti lavorazione continueranno l’attività produttiva su due turni.

Diversamente dalla precedente, questa cassa riguarderà un numero minore di operai ma non per questo appare, nelle valutazioni comuni dei lavoratori e dei rappresentanti sindacali, meno preoccupante. Infatti, a fronte di un calo di produzione dei motori, che è la conseguenza di quasi tre anni di incentivo statale per la rottamazione (la quale ha drogato il mercato e fatto schizzare i profitti alle stelle) l’azienda, oltre a scaricare i costi della crisi sui lavoratori, sembra ora riposizionarsi come "grosso fornitore" di componenti per la Yamaha, venendo a svolgere un’attività di contoterzista all’interno del gruppo multinazionale stesso.

La preoccupazione espressa dai delegati e dal sindacato su un ridimensionamento della produzione di motori appare realistica, alla luce di quanto si intuisce sulla strategia industriale. Da un anno e mezzo circa il numero di dipendenti si è ridotto fortemente; il "calo naturale dell’occupazione", favorito esplicitamente dall’azienda, si è tradotto nelle dimissioni di un centinaio di lavoratori. Una situazione tanto più preoccupante quanto più nel settore del motociclo si è in presenza di una evidente crisi di sovrapproduzione e di una guerra commerciale tra poli capitalistici, quello europeo e quello giapponese, che negli ultimi mesi si è combattuta anche a suon di fusioni e concentrazioni di capitali: l’assorbimento da parte di Aprilia di Laverda, Guzzi, MWAgusta e Derby; la fusione di Italjet con Benelli; l’alleanza commerciale tra Piaggio e Aprilia. In tale contesto, l’acquisizione da parte della Yamaha dell’87% del capitale della Motori Minarelli, segna anche per questa azienda una nuova fase alla quale i lavoratori e il sindacato dovranno saper opporre una loro strategia.

I lavoratori si oppongono a qualsiasi accordo sulla cassa integrazione

La nuova cassa integrazione ha coinciso, a differenza della precedente di un anno fa, con l’avvio di una vertenza da parte della Fiom-Cgil contro l’azienda e di una lotta dei lavoratori.

Come scrivevamo sul numero dello scorso luglio di Falce-Martello, l’azienda ha mantenuto una posizione di netta chiusura alle richieste avanzate dalla RSU per sottoscrivere un eventuale accordo sull’apertura del procedimento di cassa integrazione; in sede di trattativa, infatti, ha rifiutato ancora una volta di riconoscere ai lavoratori la maturazione degli istituti contrattuali nei periodi di cassa e ha ribadito la propria volontà di gestire unilateralmente gli eventuali rientri dei lavoratori, nonché l’erogazione del lavoro straordinario. Al rifiuto della RSU di sottoscrivere, a queste condizioni, qualsiasi accordo, l’azienda ha ricattato i lavoratori con la minaccia di non anticipare per conto dell’Inps quanto dovuto mensilmente per la cassa integrazione, esattamente come l’anno scorso.

A questo punto i delegati e il rappresentante sindacale della Fiom-Cgil hanno ritenuto opportuno sottoporre all’assemblea dei lavoratori la situazione, proponendogli di reagire al ricatto con la lotta e con l’apertura di una vertenza legale. L’assemblea ha espresso una volontà chiara con 189 voti contrari alla firma di un "accordo" alle condizioni imposte dall’azienda, 35 favorevoli e 8 astenuti. Rispetto all’assemblea dell’anno precedente, chiamata a decidere sulla stessa identica questione, si è trattato di un esito completamente diverso. Come in molti altri luoghi di lavoro, anche per i lavoratori della Motori Minarelli l’esperienza fatta in quest’ultimo anno dell’arroganza padronale e dell’attacco generalizzato ai nostri diritti si rivela determinante per preparare una risposta adeguata.

Lo sciopero del 26 luglio

L’inizio della lotta è stato segnato il 26 luglio da uno sciopero di tre ore e mezza che ha avuto un’adesione quasi del 90% tra gli operai, moltissimi dei quali hanno partecipato al presidio davanti agli uffici della direzione aziendale, dando vita ad un corteo spontaneo esterno ai due stabilimenti che ha suscitato anche il pronto interesse di due pattuglie dei carabinieri. Al termine dello sciopero, i delegati hanno partecipato insieme al rappresentante sindacale ad una conferenza stampa nella sede della Fiom-Cgil per informare i quotidiani e alcune emittenti televisive della situazione e denunciare il comportamento ricattatorio dell’azienda.

Lo sciopero del 26 luglio è stato un momento molto importante per l’avvio di una lotta alla Motori Minarelli che, oltre alla vertenza per l’anticipo della cassa integrazione, si preannuncia di lunga durata. Tuttavia anche in questa occasione le ex-delegate della precedente RSU hanno preferito continuare l’opera di boicottaggio degli scioperi contro la volontà stessa dei lavoratori, disertando le assemblee, non partecipando allo sciopero e adoperandosi tra i lavoratori affinchè fallisse. Alla vigilia dello sciopero hanno distribuito negli stabilimenti una lettera indirizzata anche all’organizzazione sindacale Fiom-Cgil in cui rispondevano ad un precedente articolo realizzato dal sottoscritto e pubblicato sul numero di luglio di Falce-Martello, nel quale il loro comportamento veniva apertamente definito come crumiraggio, funzionale agli interessi dell’azienda. La lettera, alla quale il sottoscritto ha replicato pubblicamente sollecitando un confronto aperto degli interessati con i lavoratori e con l’organizzazione sindacale, ha avuto indubbiamente il merito di mettere in evidenza la contraddizione di chi, appellandosi alle lotte proclamate dalla Fiom-Cgil nazionale, definite "giuste e sacrosante", sceglie di boicottare gli scioperi quando riguardano nello specifico la "propria" azienda. Una contraddizione che, non unica tra quelle che la politica concertativa di quasi un decennio ha generato, sarà destinata a risolversi nella nuova fase di lotta, alla Motori Minarelli come altrove.

Si apre una nuova fase di lotta

La situazione generale indica che l’offensiva del padronato contro i lavoratori si svolge su un fronte molto ampio che va dai salari ai diritti e alle tutele dei lavoratori italiani e immigrati, alle pensioni, alla scuola e alla sanità pubbliche. Solo i prossimi rinnovi contrattuali riguarderanno oltre 6 milioni di lavoratori dipendenti, pubblici e privati. Tra questi, nuovamente i metalmeccanici. La lotta per il rinnovo del contratto nazionale sarà dura, specialmente in un contesto di ristrutturazioni (vedi la Fiat) per le quali le leggi delega della Banda Berlusconi si adattano meglio di un vestito nuovo. L’unico modo per respingere questo attacco sarà quello di conquistare la maggioranza dei lavoratori ad una lotta decisa, su piattaforme che facciano avanzare veramente le condizioni di vita e di lavoro: aumenti salariali legati alle reali esigenze dei lavoratori, reintroduzione della scala mobile sui salari, lotta al lavoro precario e ad ogni forma di flessibilità, riduzione generalizzata dell’orario lavorativo a 35 ore a parità di salario.

Anche alla Motori Minarelli i problemi che si pongono per i lavoratori non sono diversi da quelli dei lavoratori di altre fabbriche e aziende. Al di là di questa nuova cassa integrazione, che sempre più conferma l’uso strutturale (come ulteriore strumento di flessibilità) che ne vuole fare l’azienda, è decisivo porre nuovamente come centrali e autonome le esigenze dei lavoratori rispetto a quelle dell’azienda, gli interessi del lavoro salariato rispetto a quelli del capitale. Se oggi l’azienda, dopo anni di super-profitti dovuti alla rottamazione, intende far pagare la "crisi" ai lavoratori, l’obiettivo di una vera azione sindacale dovrà essere quello di rivendicare, soprattutto a fronte di una possibile ristrutturazione, la divisione del lavoro che c’è fra tutti i lavoratori, a parità di salario, con una riduzione effettiva della giornata lavorativa. Le risorse, per lavorare meno e per lavorare tutti ci sono, solo che se le prendono i padroni e se le tengono strette.

La nuova fase, infine, richiederà il rafforzamento dell’organizzazione dei lavoratori nei singoli luoghi di lavoro. Il movimento dei lavoratori ha una grande tradizione di democrazia operaia, quella dei consigli di fabbrica, che nei momenti decisivi sono stati uno strumento indispensabile per la lotta e per le conquiste sociali. La ricostruzione di strutture che permettano un maggior coinvolgimento e controllo da parte dei lavoratori è il compito immediato, alla Motori Minarelli come dovunque.

 
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