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Spagna: huelga general! Stampa E-mail
Scritto da Jordi Rosich (redazione del mensile marxista El Militante)   

Il più grande sciopero dal 1989

Da quando il Pp (Partido Popular) è giunto al governo nel 1996, ha trovato un sostegno fondamentale nei vertici sindacali. In questi anni si sono firmati accordi pessimi iniziati con la Controriforma lavorativa del 1997.

L’ultimo di una lunga lista è l’accordo di pochi mesi fa: l’Accordo di Contrattazione Collettiva (Ane-2002) che fissa gli aumenti salariali al 2% (tasso di inflazione programmata dal governo), quando l’inflazione secondo i dati ufficiali è già oggi al 3,2%.

La concertazione sindacale ha provocato un clima di scetticismo verso i dirigenti sindacali e della sinistra più in generale. Zapatero, il segretario del Psoe, è stato nominato dai programmi umoristici televisivi, il "signore del patto", il che riflette bene l’opinione che hanno di lui i lavoratori. Non è molto meglio il segretario di Comisiones Obreras (Ccoo) Fidalgo che ha avuto modo di dichiarare che "Aznar non si meritava uno sciopero".

Lo scorso anno il governo ha imposto un decreto sulla riforma del lavoro, di conseguenza l’Ugt ha minacciato lo sciopero generale. La direzione di Ccoo invece decise di trattare firmando un accordo sulle pensioni. La direzione dell’Ugt a quel punto ha abbaiato ma non ha morso, con la scusa di mantenere l’unità sindacale. Dopo la firma dell’Ane la prospettiva dello sciopero generale è stata messa da parte.

Solo in Galizia il 15 giugno ci fu uno sciopero generale convocato da Ugt e Cig (sindacato nazionalista galiziano), contro la riforma del lavoro, il quale ebbe un enorme eco nonostante l’opposizione delle Ccoo. La base di Ccoo partecipò allo sciopero mettendo sotto una forte pressione i dirigenti che videro precipitare la loro autorità.

La linea della concertazione perseguita fanaticamente da Fidalgo ha così provocato una rottura nella maggioranza di Ccoo. Sommando i membri del Sector Critico (sinistra interna) con quelli che si sono staccati dalla maggioranza, si ha di fatto una nuova maggioranza nel Comitato Confederale del sindacato di orientamento comunista.

Il livello di combattività è andato crescendo nonostante la ritirata dello sciopero generale. Nel campo studentesco il Sindicato de Estudiantes convocava 7 scioperi generali contro le politiche di privatizzazione della scuola pubblica. Queste manifestazioni hanno avuto un grande effetto sulla coscienza dei lavoratori. Decine di conflitti durissimi sono esplosi nelle fabbriche con scioperi spontanei.

I dirigenti sindacali si trovavano così a subire le pressioni in due direzioni: da una parte la borghesia dopo averli usati si orientava ad attaccarli frontalmente, dall’altra i lavoratori stanchi di subire condizioni lavorative sempre peggiori pretendevano una risposta adeguata all’arroganza governativa. C’erano tutte le condizioni per una svolta.

Lo sciopero del 20 giugno

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il progetto di riforma dei sussidi di disoccupazione, progetto che venne trasformato in decreto lo stesso giorno in cui i sindacati convocarono formalmente lo sciopero generale del 20 giugno. Con questo decreto il governo cancella l’obbligo per le imprese di pagare due mensilità al lavoratore che viene licenziato, fino al pronunciamento del tribunale (i padroni nel 2001 avevano speso per questo 84 miliardi di pesetas).

Adesso i lavoratori sono costretti a pagarsi il salario, usando il sussidio di disoccupazione. Viene indurita anche la penalizzazione, (fino alla sospensione del sussidio) per quei disoccupati che rifiutano un offerta di lavoro, anche se questa offerta prevede condizioni peggiori dell’ultimo lavoro. Viene soppresso il sussidio agrario (PER), una conquista dei braccianti andalusi, che alleviava di poco la condizione di miseria di decine di migliaia di famiglie. Per giustificare queste misure il governo ha lanciato una brutale campagna di insulti contro i disoccupati, presentati come sfruttatori e parassiti sociali.

La polarizzazione sociale nelle settimane precedenti lo sciopero ha avuto i suoi effetti politici. Izquierda Unida si è orientata sempre più verso lo sciopero generale e tutti gli interventi pubblici dei dirigenti comunisti si concentravano su questo aspetto. Gli stessi dirigenti del Psoe, che si erano caratterizzati per la loro timidezza e la preoccupazione di non spaventare gli "elettori di centro" hanno appoggiato lo sciopero generale - riscoprendo persino la parola "lavoratori" nel proprio vocabolario - anche se in modo ambiguo. Più che l’entusiasmo nella difesa dello sciopero è stata la reazione isterica della destra, che accusava i dirigenti del Psoe di essere i principali promotori dello sciopero (!?!), a determinare che il Psoe si schierasse dalla parte dei manifestanti.

È evidente che il governo puntava decisamente a schiacciare il movimento sindacale. "Potremmo pareggiare, ma vogliamo vincere la partita", dichiarò Aznar qualche giorno prima dello sciopero generale.

Le cose sono andate diversamente, lo sciopero del 20 giugno è stato un successo incredibile. Ha avuto il sostegno dell’84% dei salariati, vale a dire 10 milioni di lavoratori. Si è esteso in tutti gli angoli del paese con la partecipazione di tutte le categorie: trasporti e telecomunicazioni, imprese automobilistiche, grandi aziende metalmeccaniche, cantieri navali e portuali, industria chimica, amministrazione pubblica, enti locali. Nelle campagne, è stato appoggiato unanimemente da migliaia di braccianti, in Extremadura e Andalusia lo sciopero è stato del 100%. Nelle grandi città le manifestazione hanno avuto un carattere di massa, con i distretti industriali vuoti, la circolazione ridotta al minimo e le edicole dei giornali chiusi.

Nella giornata dello sciopero il governo ha organizzato un enorme campagna mediatica per negare il successo dello sciopero dichiarandolo un fallimento. A partire dal portavoce del governo Pio Cabanillas per andare a Rato, Rajoy e Aznar, il tentativo di questi reazionari era negare l’evidenza e cioè che lo sciopero aveva avuto un successo gigantesco! Come suonavano patetiche le parole del portavoce quando affermava che solo il 6% dei lavoratori avevano appoggiato lo sciopero o quando il signor Rato negava l’appoggio significativo allo stesso. In realtà il governo ha fatto tutto il possibile perchè lo sciopero fallisse: non si era mai visto un tale schieramento di forze dell’ordine per reprimere il diritto allo sciopero.

La repressione selvaggia di lavoratori e giovani, l’accerchiamento della sede dell’Ugt a Madrid da parte delle forze poliziesche e l’arresto di un centinaio di sindacalisti dimostrano il ruolo reazionario di questo governo.

Il ruolo dei mezzi di comunicazione

Il governo con le sue provocazioni ha avuto il sostegno aperto dei padroni e dei consigli di amministrazione dei grandi media, proprio quelli che parlano sempre di "indipendenza informativa". I servizi televisivi, soprattutto di Antena 3 e Rtve, sono stati esemplari: è difficile mentire tanto, con tanta sfacciataggine e arroganza. Per quanto riguarda la carta stampata, il tentativo dei direttori di El Mundo, ABC, La Razón e El País di far uscire ugualmente i giornali nel giorno dello sciopero è fallito miseramente per la risposta decisa dei giornalisti e dei lavoratori della distribuzione, che nel caso di Madrid hanno impedito che anche un solo giornale arrivasse nelle edicole della capitale.

Il caso più eclatante è quello di Pedro J. Ramirez, questo campione della "libertà di impresa", che ha chiamato dei poliziotti privati perchè distribuissero i suoi giornali con i loro furgoni. A poco è servito perchè dopo questo non c’era a Madrid un’anima disposta a comprare El Mundo. Lo stesso è successo con i "liberali" di El País che di fronte all’adesione massiccia allo sciopero dei propri dipendenti hanno stampato migliaia di giornali in tipografie di crumiri a Valencia, senza che questi però riuscissero ad arrivare nei luoghi di vendita a Madrid. L’atteggiamento di sfida, spavaldo, da parte del governo e dei media non ha avuto altro effetto che convincere ancor più i lavoratori della correttezza della mobilitazione.

La lotta deve continuare

Il successo dello sciopero si misura anche con la presenza alle manifestazioni. Bisogna tornare allo sciopero del 14 dicembre del 1989 per incontrare cifre simili di partecipazione: Madrid e Barcellona con più di 500mila manifestanti, Vigo 150mila, Sivi-glia 100mila, Oviedo 100mila, Valencia 100mila, Granada 50mi-la, Malaga più di 20mila e così via in tutte le città della Spagna fino ad arrivare a un totale di più di 3 milioni di manifestanti.

Nelle manifestazioni l’entusiasmo, la fiducia e la determinazione si potevano toccare con mano. Un ambiente che nasce dalla forza dello sciopero e della frustrazione accumulata per anni contro il governo. Questo sciopero e la partecipazione straordinaria dimostrano un’idea che da marxisti abbiamo difeso per anni: la forza della classe operaia, il suo ruolo centrale nella mobilitazione contro il capitalismo e la collaborazione di classe praticata dai dirigenti di Ccoo. e Ugt.

La lotta del 20 giugno segna un spartiacque nella situazione politica: il prima è l’insuccesso della politica concertativa che ha provocato solo arretramenti, precarietà e profitti miliardari per i capitalisti. Il dopo deve essere la continuità di questa lotta basandoci sulla forza dimostrata dai lavoratori.

I dirigenti di Ccoo e Ugt hanno la responsabilità di convocare un nuovo sciopero generale se il governo non ritira il decretazo. Bisogna preparare la prospettiva della caduta di questo governo reazionario al soldo dei padroni e delle multinazionali. È necessario realizzare un ampia campagna di assemblee di bilancio nei luoghi di lavoro, di studio e di quartiere in tutto il paese per valorizzare lo sciopero e organizzare il movimento per le azioni future.

Fino adesso la debolezza dei vertici sindacali ha favorito l‘arroganza del governo che ha avanzato attacchi in tutti i settori: scuola, sanità, diritti democratici, immigrazione. È ora di mostrare al governo una decisione ferma di non accettare più nessun attacco. La lotta contro il decretazo, la precarizzazione, la distruzione della scuola e della sanità pubblica è parte di una battaglia complessiva per cambiare la società, rovesciare questo sistema sociale ingiusto e barbaro e stabilire un nuovo ordine sociale basato sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione e la democrazia operaia: una società socialista.

• Ritiro immediato del decretazo!

• Sussidio di disoccupazione a tutti i disoccupati!

• Liberazione immediata e ritiro dei procedimenti giudiziari sui sindacalisti arrestati!

• La lotta deve continuare: preparare le forze per un nuovo sciopero generale!

 
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