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Giugno 2002: sciopero generale in Grecia Stampa E-mail
Scritto da La redazione   
l 18 Giugno un altro sciopero generale ha avuto luogo in Grecia, dopo gli altri due del Maggio e del Giugno dell’anno scorso contro le proposte del governo di innalzare l’età pensionabile da 60 a 65 anni e di ridurre le pensioni del 20-30%.

Quelle mobilitazioni furono un punto di svolta dopo anni di riflusso delle lotte operaie con sempre meno scioperi. Oggi la classe operaia ha ripreso fiducia nella sua forza, come testimonia il crescente numero di scioperi in particolare nel settore dei trasporti. Questo spiega perché il governo non ha tentato di far passare la stessa legge dello scorso anno, ma ha cercato di dividere i lavoratori attaccando solo alcuni settori della classe operaia (come il settore pubblico, le donne con bambini e i lavoratori più giovani). Anche se queste nuove proposte sono più morbide rispetto a quelle dello scorso anno, significano per la maggior parte dei lavoratori un peggioramento delle loro condizioni di vita. Invece i dirigenti del Paske (corrente nel sindacato del Pasok, partito socialista al governo). hanno presentato le nuove proposte come una buona legge e hanno votato contro lo sciopero: questo ha influenzato la partecipazione al corteo convocato, al quale c’erano solo 10.000 persone quasi tutti apparteneti al Pame (la componente comunista del sindacato).

Se questa nuova legge ha incontrato l’opposizione dei lavoratori, non é nemmeno abbastanza per i padroni, che vogliono di più. Questo significa che la borghesia sta abbandonando il governo del Pasok, che oramai non gli é più utile. Questo si rifletterà nelle elezioni comunali di Ottobre e in quelle politiche del 2004. Tutti i sondaggi prevedono un crollo del Pasok e una grossa astensione. Una vittoria della Nd (partito di destra) vorrebbe dire attacchi ancora più pesanti ai lavoratori ai quali la classe operaia risponderà con mobilitazioni ancora maggiori, cui gli stessi dirigenti del Paske sarebbero costretti ad aderire.

I lavoratori greci hanno rotto il ghiaccio lo scorso anno, con due scioperi generali che hanno anticipato quello che sarebbe successo nel resto d’Europa (Italia, Francia e Spagna). Oggi la loro disponibilità alla lotta cresce sempre di più, come dimostra la grossa partecipazione di giovani ai cortei del 18.

 
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