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Scritto da La redazione di Falce Martello   

Fermiamo il "patto scellerato"

Mentre scriviamo il governo si appresta a firmare con Cisl e Uil la "riforma" del mercato del lavoro, ossia ad aprire una prima breccia nelle tutele garantite dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Sicuramente ci diranno che si tratta di una piccola sperimentazione, che non si toccheranno i diritti acquisiti, che la Cgil drammatizza per una bazzecola. Altrettanto sicuramente ci saranno voci nella sinistra che faranno eco a questa posizione. Per noi le cose non stanno così. Può anche darsi che l’accordo raggiunto sia apparentemente di portata limitata (una deroga sull’articolo 18 limitata nel tempo per le imprese che superano la soglia dei 15 dipendenti). Ma qui non conta solo il contenuto letterale dell’accordo: conta innanzitutto il contenuto politico: i padroni e il governo non possono ottenere uno sfondamento subito, ma puntano alla crepa che poi faccia crollare tutta la diga. Procedettero così anche con la scala mobile, un passo alla volta, prendendosi prima un dito e infine tutto il braccio.

Cisl e Uil, dopo aver partecipato agli scioperi con la Cgil in questi mesi, rompono definitivamente l’unità di vertice e in cambio di quattro soldi da destinarsi agli ammortizzatori sociali (chiedevano 5 miliardi di euro, il governo ne offre 700 milioni) si rendono complici del Governo Berlusconi.

La lotta a cui saremo chiamati in autunno, a partire dal nuovo sciopero generale convocato dalla Cgil rappresenta quindi lo spartiacque per vincere o perdere questa partita.

Primo bilancio delle lotte

La vittoria è alla portata dei lavoratori. Ma a patto che ci sia un salto qualitativo nei metodi e nella piattaforma da portare avanti.

La disponibilità della Cgil alla lotta ha restituito in poco tempo la fiducia ai lavoratori. Gli scorsi mesi hanno mostrato la capacità della Cgil di riempire le piazze, e tuttavia questo è stato insufficiente: dopo tanti scioperi il governo non è stato ancora fermato, e dobbiamo domandarci il perché.

Non è stato fermato perché fondamentalmente gli scioperi sono stati dimostrativi, cioè hanno mostrato ai nostri avversari le potenzialità che siamo in grado di mettere in campo, ma non gli abbiamo fatto abbastanza danni. Lo sciopero non è efficace solo perché lo convochi e ottieni una buona partecipazione, lo sciopero è efficace se fai un danno alle aziende se i padroni facendosi due conti concludono che ci rimettono di più a tenere duro sui loro propositi piuttosto che concedere ai lavoratori quello che chiedono. Il bilancio, ovviamente, riguarda sia l’aspetto economico, sia quello politico. È una questione estremamente concreta. Convocare degli scioperi in tempi così lunghi tra loro hanno vanificato il buon effetto che potevano avere. I ritmi di produzione, lo sfruttamento dei lavoratori applicato nelle fabbriche oggi è tale che per i padroni non è stato difficile recuperare le giornate non lavorate.

La recente esperienza sull’accordo separato del contratto dei metalmeccanici può esserci d’aiuto. La maggior parte dei metalmeccanici hanno risposto alla convocazione degli scioperi della Fiom, la raccolta di firme (oltre 350mila) e i due scioperi nazionali lo confermano, eppure non si è vinto. Questo si deve oltre alla povertà della piattaforma proposta dalla Fiom anche a come è stato gestito il conflitto. Convocando due scioperi a distanza di quattro mesi e poi lasciando cadere nel nulla la vertenza si è vanificato tutti gli sforzi dei lavoratori. Risultato? Il contratto firmato da Cisl e Uil è tuttora vigente.

La manifestazione del 23 marzo a Roma e lo sciopero generale del 16 aprile hanno mostrato quanto ampio sia il fronte di mobilitazione. Ma da allora nei fatti il sindacato si è fermato; il governo ha avuto due mesi di tregua per riorganizzarsi. La Cgil si è comportata come un esercito che abbia schierato le sue forze, ma poi decida di non impegnare la battaglia, e questo ha creato un clima di perplessità nelle aziende.

Non è ancora possibile tracciare un bilancio completo della nuova serie di scioperi regionali convocati dalla Cgil tra il 20 giugno e l’11 luglio. Una cosa però è certa: lo sciopero è stato organizzato in modo poco convinto, senza una reale mobilitazione dell’apparato; la partecipazione poteva essere molto superiore a quella che è stata. Il motivo non è certo nella mancanza di volontà di lotta da parte dei lavoratori, e certamente la firma dell’accordo susciterà una forte reazione nelle fabbriche. Ma i lavoratori, i delegati, chiedono che la Cgil metta in campo una strategia per vincere, non solo per dire "No!" all’accordo.

Non basta più contarsi! Ci siamo contati a Roma, e poi ancora il 16 aprile: ora dobbiamo far vedere che a quei numeri corrisponde la forza decisiva nella società.

Costruiamo comitati di lotta

Dopo un decennio di concertazione e di compromessi a perdere, la realtà è che l’apparato sindacale, anche quello della Cgil, ha molto allentato i suoi legami con i lavoratori. In tutti questi mesi hanno usato i delegati e i militanti sindacali come puri esecutori delle direttive nazionali; le assemblee, gli attivi sindacali di questi mesi non sono stati in generale luoghi nei quali discutere come organizzare la lotta, ma semplici manifestazioni nelle quali il dirigente di turno faceva il suo bagno di folla e indicava luogo e ora in cui convogliare i lavoratori per la manifestazione successiva.

Ora tutto questo non basta più: per vincere è necessario che nelle aziende, i delegati e i lavoratori più attivi siano resi protagonisti diretti della lotta. Lo scontro dell’autunno sarà sicuramente duro, il governo è disposto a giocare pesante, come dimostra l’attacco a Cofferati accusato di terrorismo.

Per vincere bisognerà mettere in campo uno sforzo straordinario, non solo in termini di ore di sciopero, ma soprattutto di organizzazione, di allargamento della lotta.

Tutti gli ipocriti gridano ora che l’unità sindacale è stata stracciata e che questo indebolisce i lavoratori. Di un’unità di vertice che serve solo a paralizzarci non sappiamo che farcene; ma l’unità può essere ricostruita dal basso, nelle lotte, con tanti lavoratori iscritti o simpatizzanti di Cisl e Uil che non sono certo disposti ad accettare il "patto scellerato".

Se in una fabbrica c’è divisione o perplessità, è necessario uno sforzo straordinario per convincere gli esitanti e isolare le posizioni in favore dell’accordo; se in una fabbrica c’è già unanimità in sostegno della lotta, allora ci si deve porre il problema di uscire dall’azienda per rivolgersi ad altri lavoratori, per andare nelle aziende non sindacalizzate, per organizzare presidi e picchetti laddove ci sono le grandi concentrazioni di lavoratori precari che subiscono un ricatto maggiore, ma che possono scioperare se vedono attorno a loro una solidarietà attiva.

Solo i delegati e i militanti sindacali possono svolgere con successo questo lavoro cruciale; per farlo, è necessario creare gli strumenti. Non bastano gli attivi sindacali che convocano ufficialmente la mobilitazione. Tanto più ora che Cisl e Uil passano dalla parte del governo, ma che tanti iscritti a quei sindacati vedranno con malessere questa scelta, è necessario creare coordinamenti democratici di delegati a livello di zona e di settore, che si diventino i centri propulsori della mobilitazione.

L’elemento di autorganizzazione dal basso è decisivo per allargare il fronte della mobilitazione e rendere più efficaci le forme di lotta adeguandole ai contesti concreti.

Alcune proposte sul piano generale potrebbero essere:

- un’articolazione mirata degli scioperi colpendo particolarmente le aziende che attraversano picchi produttivi. Scioperare nelle aziende in crisi ha poco effetto. A questo scopo sarebbe utilissima una cassa di resistenza per distribuire le perdite di salario tra tutti i lavoratori.

- il non rispetto delle leggi antisciopero (come la 146/90) e dei "servizi minimi" che prevedono la precettazione di quote significative di lavoratori rendendo "non generali" gli scioperi.

- l’autoriduzione generalizzata dei ritmi, il rifiuto della flessibilità e degli straordinari.

- la convocazione di scioperi parziali senza preavviso, con picchetti informativi nelle città, nelle principali vie di comunicazione.

Quello che bisogna creare è un vero e proprio clima di insubordinazione, che prepari il terreno per lo scontro autunnale.

Verso un autunno caldo: obiettivi e metodi di lotta

Il direttivo nazionale della Cgil ha confermato che in autunno si potrebbe andare a un nuovo sciopero generale. Tuttavia le esperienze recenti che abbiamo già citato confermano che questo potrebbe non essere sufficiente a piegare il governo.

Le campagne d’opinione proposte dalla Cgil (raccolte di firme, leggi d’iniziativa popolare, eventuali referendum) rischiano inevitabilmente di trasformarsi in diversivi che concentrano l’attenzione su un terreno ormai decisamente superato. Le ragioni della lotta sono note a tutti. Non si tratta di tornare a spiegarle, si tratta di organizzare una lotta che sia vittoriosa!

Il compito dei militanti comunisti è duplice. In primo luogo, dobbiamo porre il problema della piattaforma di lotta; ossia degli obiettivi e delle forze che vogliamo mobilitare. Dobbiamo quindi porre il problema di una piattaforma generale, che dalla questione dell’articolo 18 si allarghi fino a comprendere tutti i settori sotto attacco da parte del governo. Obiettivi generali da rivendicare dovrebbero essere:

- Articolo 18 per tutti, lotta al precariato, assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari (interinali, Co.Co.Co., ecc.)

- Salario minimo fissato per legge e indicizzato all’inflazione.

- Salario garantito per i disoccupati.

- No alla Bossi-Fini, permesso di soggiorno, diritti sindacali e politici (diritto al voto) e ai servizi sociali per gli immigrati.

- Rilancio della battaglia per la scuola pubblica, contro la riforma Moratti, abolizione di ogni forma di finanziamento alle scuole private, per un’istruzione pubblica e gratuita.

- Difesa dell’occupazione di fronte alle crisi aziendali (Fiat) attraverso la riduzione d’orario, apertura dei conti delle imprese che licenziano, fino all’esproprio sotto il controllo dei lavoratori.

- Rottura della concertazione a tutti i livelli, per una piattaforma offensiva (salario, orario e diritti) in tutti i contratti di categoria.

Una piattaforma più ampia può raccogliere attorno alla lotta sindacale milioni di persone che oggi solidarizzano con la Cgil e che possono e devono essere rese protagoniste attive della lotta.

Per quanto riguarda le forme di lotta, uno sciopero di 24 ore può non essere sufficiente come non lo è stato quello del 16 aprile. Per questo è necessario prospettare una lotta continuativa: scioperi articolati, scioperi a scacchiera, casse di resistenza, fino, se necessario, alla convocazione di uno sciopero prolungato: Cofferati ha definito "campale" la battaglia che si prepara; se è così, è necessario preparare il terreno per produrre il massimo sforzo.

Centrale, infine, è la prospettiva della cacciata del governo. È impensabile proporre una lotta di questa portata senza prospettare il rovesciamento di un governo che ha dimostrato nel suo primo anno di vita di rappresentare tutte le peggiori spinte reazionarie, antioperaie, antipopolari della classe dominante.

L’esperienza del passato insegna

Dall’Autunno caldo del 1969, passando per il movimento dei consigli nel 1984, agli sciopero del 1992 contro un altro "patto scellerato", quello con il quale Cgil, Cisl e Uil accettarono l’abolizione della scala mobile, fino all’esperienza dei coordinamenti delle Rsu che tra il 1994 e il 1995 si opposero alla controriforma Dini sulle pensioni, il movimento operaio italiano ha dimostrato di avere una lunga tradizione di autorganizzazione dal basso.

Le importanti conquiste raggiunte dagli operai italiani tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, tra cui proprio lo Statuto dei lavoratori, non sarebbero state possibili se gli operai non avessero contemporaneamente portato avanti una battaglia ancora più importante, quella per i Consigli di fabbrica.

I Consigli di fabbrica rappresentarono l’elemento di svolta in quel movimento, facendo rinascere la tradizione della democrazia operaia e dei consigli di fabbrica del "biennio rosso" del 1919-20. In breve tempo spazzarono via le vecchie e obsolete Commissioni interne completamente burocratizzate, portando una ventata di democrazia operaia, che conobbe in questo periodo la sua massima espressione. Tutti erano eleggibili e tutti erano elettori, iscritti e non iscritti al sindacato. Il grande vantaggio era proprio che rappresentavano tutti i lavoratori e i delegati erano direttamente controllati dalle assemblee. Questa nuova forma di organizzarsi i lavoratori dovettero conquistarsela tanto duramente quanto gli aumenti salariali o i diritti sociali, lottando non solo contro i padroni, ma anche contro la burocrazia sindacale che vedeva con sospetto (ieri come oggi) qualsiasi forma di autorganizzazione dal basso.

Nella lotta contro l’attacco alla scala mobile portata avanti nel 1984 dal furono ancora una volta Consigli di fabbrica e i coordinamenti dei delegati a organizzare la risposta dei lavoratori.

Nel febbraio del 1984 il Governo Craxi varò il decreto che tagliava in modo significativo la scala mobile. Davanti all’incapacità di reagire dei vertici sindacali partì la protesta dal basso. Si organizzarono le prime assemblee autoconvocate di delegati che organizzarono a marzo a Milano un’assemblea di 5mila delegati che approvò il "Manifesto per la democrazia". Fu la mobilitazione dei Consigli a costringere l’allora componente comunista della Cgil a rincorrere il movimento per incanalarlo su strade più "sicure".

Le assemblee degli autoconvocati avevano messo a nudo l’incapacità dei dirigenti di portare avanti la lotta. Mentre i vertici stavano a guardare i delegati danno voce alla rabbia crescente nelle fabbriche. Di fatto cominciavano a organizzare la lotta alla quale i dirigenti non poterno che accodarsi.

Ma anche la democrazia operaia e l’autorganizzazione non sono sufficienti, se non si costruisce nelle fabbriche quella rete di militanti, di quadri e di attivisti comunisti, in grado di dare alle lotte un programma più ampio e di garantirne la continuità e la tenuta. In assenza di ciò, e in assenza di una direzione alternativa a quella esistente, fatalmente gli apparati sindacali riescono prima o poi a riprendere il controllo della situazione. Fu così anche allora: lo sciopero rivendicato dal movimento dei consigli nell’84 divenne una semplice manifestazione di sabato. L’anno successivo il referendum indetto dal Pci venne perso e nel 1992 con i primi accordi di luglio la scala mobile fu abolita.

Queste esperienze ci insegnano che se i lavoratori non prendono l’iniziativa il rischio è che i vertici presto o tardi cercheranno di riprendere il controllo delle lotte per portarle su posizioni più moderate e di conseguenza perdenti.

Quali compiti per i comunisti

Gli avvenimenti di questi mesi confermano una volta di più l’importanza strategica e decisiva per i comunisti di un lavoro sistematico e instancabile per radicarsi nel movimento sindacale, nei luoghi di lavoro e avanzare nel cuore della mobilitazione una prospettiva rivoluzionaria, alternativa a quella fin qui seguita dal vertice Cgil. Il Prc ha purtroppo perso mesi decisivi, dapprima non riconoscendo lo scontro che si andava preparando, poi accodandosi alle posizioni di Cofferati, successivamente puntando tutto sul terreno referendario e distogliendo le proprie forze da questo compito centrale. È ora di invertire la rotta! L’autunno deve vederci impegnare tutte le nostre forze su questo terreno, i lavoratori più combattivi e coscienti devono vedere nei comunisti una forza che mentre si impegna a fondo nel sostenere la mobilitazione è capace di avanzare le proprie proposte e di indicare una prospettiva al movimento. Conquistare alle idee comuniste il settore d’avanguardia, e in primo luogo i giovani che si stanno politicizzando nelle lotte è forse un compito meno "appariscente" e "brillante" di tante proposte avanzate in questi mesi ("disobbedienza civile", referendum, ecc.), ma è il compito decisivo per dare al Prc un futuro nel cuore delle prossime lotte.

30 giugno 2002q

 
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